Nel prossimo Avvento, ogni giovedì mattina, i parroci pistoiesi si ritroveranno con il vescovo Mansueto per confrontarsi su un tema (l’omelia domenicale) che spesso ci interroga anche a proposito del suo significato e della sua efficacia. E’ uno fra i contenuti del Programma Pastorale 2011-2014: ci troveremo – scrive mons. Bianchi – “per aiutarci a meglio preparare l’omelia della domenica, nel clima dell’amicizia e della fraternità presbiteriale”.
Omelia. Sono 10 minuti, più o meno, che dovrebbero servire per commentare, e attualizzare, la Parola appena ascoltata: a prescindere da qualunque altra considerazione, oggi cadono in un contesto dove è arduo tener desta l’attenzione per più di 5/8 minuti in chi ascolta, già abbondantemente “seminato” da messaggi (spot pubblicitari, linguaggio radiofonico/televisivo …) a elevatissima presa comunicativa e che sempre più banalizzano, semplificano, riducono.
Problema antico, quello delle prediche, se è vero (lo ricorda un arguto e colto frate francescano, padre Giovanni Roncari, sull’ultimo numero di Toscana Oggi, proprio rispondendo a una lettrice circa il senso delle omelie) che lo stesso San Paolo ebbe ascoltatori … addormentati in posizioni addirittura pericolose (Atti, 20,7 ss).
Capire cosa è una omelia, a cosa possono servire questi “dieci minuti“, interrogarsi sulle aspettative di fedeli e di parroci nonchè sugli stili comunicativi, conoscere un po’ di tecniche (compreso il banalissimo … uso del microfono), riflettere sul tipo di persone che si hanno davanti … tutto questo ha una grande importanza. Per cui è bello che in diocesi si sia pensato a questi appuntamenti di formazione.
In molti, sono certo, abbiamo qualcosa da dire sul tema. Cosa è e cosa non è una omelia? A che serve? Che difficoltà si incontrano dalla parte di chi … predica e che riscontri abbiamo dalla parte di chi riceve? Come fare, cosa fare, quando farlo per migliorare questo specifico momento nella celebrazione eucaristica?