“Recuperare la testimonianza profetica del comunicatore: per dire le cose che tutti vedono, ma non sanno riconoscere“. Così, in una terra particolare come quella attorno a Caserta, il giovane padre gesuita Francesco Occhetta – assistente ecclesiastico di UCSI, Unione Cattolica stampa Italiana, introducendo qusto pomeriggio il congresso nazionale che si svolge, a Caserta, sul tema “Credibilità dell’informazione in Italia: un giornalismo di servizio pubblico“. Un invito forte, a cambiare passo nel nostro mestiere. Mestiere a … credibilità attenuata.
Il giornalista: e se fosse “profeta”?
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Il giornalista di’ routine’ fa miracoli:quasi sempre afferma il falso o nasconde il vero, oggi è di qua, domani di là (Bocca, Montanelli e tanti altri scrivevano lettere d’amore al Duce e poi… lo sapete).
Giornalisti profeti? Il profeta vero, armato o disarmato, non si vende, non valuta i rischi nell’affrontare la massa ignorante pur nella consapevolezza che è difficile persuaderla e che, una volta persuasa sarà facilmente dissuasa dal falso profeta. Il quale – voi mi insegnate – è mite pecora di Dio all’aspetto e lupo rapace nell’animo.
Balzac, scrittore non di casta, definiva i giornali “lupanari del pensiero” e il giornalismo “un abisso di iniquità e di menzogne”.
S.V.