Navigatori di Facebook: una preghiera per “agitarsi bene prima dell’uso”

Tuttavia, Signore, ti chiedo di non lasciarmi affogare in questo mare di finta compagnia“. E’ un passaggio, conclusivo, di una singolare preghiera “inventata” dalla Pastorale Giovanile della diocesi di Pinerolo e dedicata ai “navigatori di Facebook”.

In una fase in cui sono i “social network” – con le loro evidenti ambivalenze e gli inevitabili intrecci tra rischi e potenzialità, tra verità e inganno, tra amicizia e indifferenza – a occupare molta (troppa?) parte del nostro tempo particolarmente nell’universo giovanile, può essere utile – questa preghiera – per avviare un bel confronto su qualche frontiera: che ci fa un cristiano sul web? come ci deve stare? è opportuno che ci stia?

Si accettano suggerimenti, contributi, provocazioni. E io provo a metterne subito una: “Agitare bene, prima dell’uso”. E’ il titolo di una commedia uscita in questi giorni, ma forse vale anche per qualcosa di altro rispetto a un film sui rapporti genitori/figli.

Per leggere la preghiera, CLICCA QUI!

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Published in: on 28 febbraio 2010 at 19:01  Comments (3)  

Quando il prete ti entra in casa per la benedizione di Pasqua

Stamattina, sabato, è venuto in casa il mio parroco per la “benedizione delle famiglie”. Eravamo a casa entrambi, io e mia moglie. E a entrambi, mentre si aspettava “il prete”, ci è tornato in mente cos’era questo appuntamento quando, ormai diversi decenni fa, eravamo ragazzi.

A me, in verità, mi è anche balzato il bel ricordo di quant’era divertente, chierichetto, accompagnare “il proposto”, don Luigi, durante la benedizione “delle case” (allora si chiamava così e non c’era verso dire altrimenti): non solo ogni famiglia, pressochè al completo, era ad aspettarci lassù nel paese, in (apparente) gloria, ma tutti facevano a gara (e per noi bambini questo contava parecchio di più) a riempire il prete, ma soprattutto noi chierichetti, di dolci, cioccolatini, caramelle, gomme da masticare.

La benedizione veniva data in ogni stanza (guai – ricordo – a saltarne una) e ogni stanza, nei giorni precedenti, aveva subito le famose “pulizie pasquali”: rimessa linda perchè, che diamine!, doveva venire … il prete. Al limite della superstizione, certo, ma con un senso dell’attesa che oggi, parliamoci francamente, un po’ fa quasi nostalgia.

Raccontava, il mio giovane parroco, quanto oggi sia complesso perfino farsi aprire la porta, trovare le persone in casa, proporre una benedizione con il sottofondo di radio o televisori o telefonini in continuo trillio. E quand’è uscito l’ho sbirciato, dalla finestra, scendere per la via e suonare inutilmente a qualche campanello vicino: non c’era nessuno? Dormivano? Non hanno voluto aprire? Hanno confuso il prete con un venditore di tappeti? Temevano per la privacy? Un po’, confesso, ho provato tristezza.

Magari, fra qualche anno, non vedremo più tonache svolazzanti, a giro per le strade, tentare di suonare un campanello e salire le scale per un semplice e piccolo gesto – la benedizione – che rischia di non comunicare più nulla in un contesto ormai abbondantemente “benedetto” da altri riti, altre storie, altri poteri. E in tantissime parrocchie, ormai, la “benedizione” viene data con altre modalità, magari solo a chi la chiede in modo esplicito, magari perchè il prete è troppo anziano per sobbarcarsi anche una fatica fisica non lieve.

Ma che bello quando un prete entra in casa e scambia anche solo poche parole, prima di farci dire una preghiera. Che bello quando qualcuno ci ricorda, nella nostra vita quotidiana, che il grande mistero della Pasqua merita ancora e meriterà sempre di essere se non altro ascoltato. E poi, magari, accolto …

Chi ha voglia di raccontare le “benedizioni” di tanti anni fa? E di dire qualcosa sul significato delle “benedizioni” in questo anno di grazia 2010 e in questa Italia così confusa?

Published in: on 20 febbraio 2010 at 14:42  Comments (4)  

Il fioretto smarrito

In una bella pagina su “Agorà Domenica” di “Avvenire”, dedicata ai modi per attualizzare i sacrifici quaresimali, lo storico Franco Cardini racconta di essersi divertito a chiedere ad alcuni adolescenti se conoscono il significato della parola “fioretto”. Naturalmente ha ottenuto risposte sconfortanti.

Pure in mezzo alla “baldoria generale” cui nella stessa pagina accenna Erri De Luca, perché non provare a chiederci – declinando la domanda in chiave davvero di contemporaneità – cosa siano, per noi,i sacrifici quaresimali? Che vuol dire fare un digiuno, fare un fioretto? E quali esempi, oggi 2010, ci vengono in mente?

Published in: on 14 febbraio 2010 at 16:09  Comments (8)  
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