Con le budella dell’ultimo prete

“C’è un modo per difendersi dai preti. Fate come me, basta mettere il seguente bigliettino oltre al proprio nome sul campanello di casa: con le budella dell’ultimo prete, impiccheremo il papa e il re. State certi che non vi scoccia più nessuno!”.

Evidentemente, a questa persona che ha scritto queste parole sul sito di un quotidiano che aveva rilanciato una iniziativa a sua volta rilanciata dalla diocesi di Pistoia per aiutare i giovani a confrontarsi con il sacramento della Riconciliazione, evidentemente a questa persona “i preti” non stanno molto simpatici.

Trovo che questa  posizione, ovviamente legittima, residuo di un antico e per certi aspetti perfino simpatico anticlericalismo ottocentesco, possa essere letta – nell’anno sacerdotale e in giorni così difficili per l’intera “baracca” – anche come un eccezionale grido di aiuto proprio ai “preti” e ai laici credenti: cari amici, abbiamo un enorme bisogno di sacro e, dunque, anche di voi. Ma voi, per favore, cercate di esserne degni.

Sbaglio?

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Published in: on 26 marzo 2010 at 08:45  Comments (6)  

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6 commentiLascia un commento

  1. Siamo quindi d’accordo nel prendere atto, dalle note reazioni dissacranti al tema della Riconciliazione, della sete di spiritualità che impera, consapevolmente o meno, tra giovani e non… Noi laici cerchiamo di fare la nostra parte ma mi unisco all’appello di Mauro nei confronti dei sacerdoti …. sacerdote significa proprio ‘colui che offre le cose sacre…’

  2. Ho letto anche io, non senza qualche divertimento, la ricca e variegata serie di insulti che sono apparsi sul sito di un noto quotidiano locale. Tornano di moda slogan antichi, emergono nuovi insulti e sberleffi, si trovano nuove occasioni per sollevar polemica contro la Chiesa, in questo caso la Chiesa di Pistoia. Verrebbe da dire… niente di nuovo sotto il sole e, quindi – tutto considerato – anche poco scandalo. Come ha detto il Papa, ci vuol poco, oggi, ad offendere la Chiesa ed il suo impegno e raccattare applausi e consensi.

    C’è, invece, qualcosa di nuovo che non è stato colto pienamente. Il fatto nuovo è che la Chiesa di Pistoia ha vissuto, nella serata di venerdì 26, una esperienza di fede particolarmente luminosa. Pur nell’ampiezza ed altezza della nostra Cattedrale, si è creato l’ambiente raccolto e caloroso per avvicinarsi al sacramento della Riconciliazione con una rinnovata predisposizione.
    C’è di nuovo la bellezza dell’esperienza di un incontro col Signore che si compie in mezzo ai giovani e per i giovani della Diocesi, che cercano e chiedono di Lui.
    C’è di nuovo – mi pare – che i giovani siano sempre più “esigenti”, nel duplice senso di “aver bisogno” e di “pretesa di alta attenzione e sensibilità” alla loro realtà spirituale. Ho colto una dimensione di ricerca incessante, spasmodica, magari infruttuosa ma non per questo meno appassionata, della voce del Signore, che segnali, nelle fasi cruciali della nostra vita, la strada maestra da percorrere.

    La Riconciliazione esige il parlare sottovoce, impone il guardare dentro la propria coscienza per tirar fuori anche ciò che rimane sedimentato nel profondo del cuore. Esige un linguaggio semplice e intriso di verità su noi stessi, su come siamo e come dovremmo essere. Richiede lo sguardo amorevole di chi raccoglie la confessione e “ammonisce”, con dedizione e misericordia.
    L’esatto contrario – cioè – dello stile riservato a questa iniziativa diocesana nei commenti all’articolo di stampa ad essa riferito.

    Non ho letto nulla, l’indomani, della serata dedicata alla Riconciliazione. Forse è stata mia disattenzione. Se così non è stato, però, è un peccato, perché avrebbe aiutato la città a capire, sul piano culturale oltre che su quello spirituale, quale investimento la Chiesa intenda fare sui suoi giovani e su come questi abbiano risposto. Ed allora sì sarebbe stato possibile esprimere un giudizio fondato e ragionevole. Infatti, è interesse di tutti capire quale sia la presenza dei giovani “cattolici” nella nostra realtà: essi, domani, saranno probabilmente chiamati a dimostrare una attitudine al “bene comune”, al quale la Chiesa li educa, senza sconti e senza scuse. E, speriamo!, con un linguaggio appropriato.

  3. oggi il clima in generale è rovente, frutto avvelenato di un sistema di informazione che radicalizza tutto, porta a dover dire in 2 parole quello per cui ce ne vorrebbero da 20 a 200! La riflessione pacata e seria è diventata appannaggio di pochi, che per questo sono definiti illusi o noiosi o peggio. La politica usa “metafore” che non so come definire, salvo ritenerle offesa e oltraggio, ma ci siamo abituati a tutto, per cui il confine si sposta sempre oltre e per farsi ascolare si deve fare sempre più rumore. o peggio.. Non mi stupisco quindi dello sberleffo che usa il lettore, non mi stupisco di nulla, perchè la volgarità è diventata imperante. Io non mi rassegno comunque, non ce lo possiamo permettere. Possiamo solo essere come le sentinelle nella notte, aspettare i primi segni di luce, anche se la pazienza a volte è difficile da conservare!
    Sabrina Gori

  4. Sono rimasto senza parole,ho trovato questa ucsita scioccante e preoccupante.
    Credo che per rispondere a questa “cultura” sia sempre più necessaria la necessità da parte anche dei laici il mettersi in evidenza,i preti ci seguono e ci rappresentano nella fede e nell’amore per Cristo.
    Chi discrimina loro lo fa anche a noi ma soprattutto a Dio.
    Credo che il nostro compito sia quello di dimostrare ancora di più e con più coraggio che la parola di Cristo Risorto troverà sempre chi la trasmette a chiunque avrà la voglia di ascoltarla.
    Non è certo con questo specie di rito “vudù”chequesti “uomini” possano sfuggire a Dio.

  5. Mi chiedo perché ci sia così tanta acrimonia verso chi ha parole di riconciliazione e fratellanza. Dovremmo domandarci il motivo di tanto risentimento che aleggia intorno alla figura dei religiosi, agli sberleffi canzonatori e spesso malevoli presenti nelle battute “sagaci” di qualche benpensante che poi vanno a rafforzare di convicimento le notizie, parziali e poco veritiere che arrivano sui media. E al clima che non concede più nessuna attenuante a chi professa la propria fede. Per altri si trovano giustificazioni, sempre plausibili. A chi crede, oggi, viene richiesto un supplemento di credibilità. E non sempre è creduto.

    • Eppure nessuno metterebbe un avviso del genere la notte di Halloween, quando i bambini suonano alle porte per chiedere caramelle… Perchè questa discriminazione nell’accogliere racconti appartenenti al mito?


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