“Bisogna essere in grado di non aver nulla da nascondere”

 “Il segreto e la riservatezza, anche nei loro aspetti positivi non sono valori coltivati nella cultura di oggi. Bisogna essere in grado di non aver nulla da nascondere”. A questo punto del suo intervento, davanti alla platea degli ottomila convenuti in aula “Paolo VI” per la conclusione dl convegno su “Testimoni digitali”, padre Federico Lombardi, portavoce del papa, è stato interrotto da un grande applauso.

Tutti abbiamo capito ciò che voleva dire, il contesto in cui lo ha detto, la forza di queste parole. “L’esperienza che stiamo vivendo, i prezzi che stiamo pagando – ha aggiunto – dicono che la nostra testimonianza deve andare decisamente nella linea del rigore, della coerenza fra ciò che diciamo e ciò che siamo, del rifiuto di ogni ipocrisia e doppiezza”.

Parole sante, verrebbe da dire. Parole sagge. Parole utili in un contesto – quello mediatico, anzi crossmediatico – nel quale qualunque cosa accada (di bello o di brutto) nel borgo più sperduto o nell’edificio più chiuso, è subito possibile rilanciarlo in ogni parte del mondo.

Se un tempo era possibile occultare certe vicende (ammesso e non concesso che occultare la verità sia, evangelicamente, la strada migliore), oggi ciò non è più dato: davvero può essere un bel “segno dei tempi” la condizione di non avere nulla da nascondere.

Prima – nella Chiesa e a qualunque suo livello – se ne prende atto (e Benedetto XVI sta dando forte dimostrazione di volerlo fare) e meglio è.

A qualunque livello.

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Published in: on 25 aprile 2010 at 10:58  Lascia un commento  

Testimoni digitali: coinvolti ma non rapiti

“Dobbiamo farci coinvolgere ma non farci rapire”. Così Mario Calabresi, direttore de “La Stampa”, intervenendo al convegno ecclesiale dedicato a “Volti e linguaggi nell’era crossmediale”. Parlava, il direttore, del rapporto fra giornalisti e web: su come un professionista dell’informazione, oggi, può e deve utilizzare la rete senza farsi turlupinare.

E’ un po’ come quei tassisti – ha aggiunto – che per portarti a destinazione usano il satellitare rispetto a quelli che, con lo stesso obiettivo, conoscono bene le strade e i loro segreti. Insomma: mai fidarsi troppo di un contesto, quello crossmediale, quello che intreccia i tanti media digitali e che inevitabilmente ti costringe a fare i conti con gli equivoci della superficialità, con la impossibilità di controllare dove abiti la verità.

Vale, il ragionamento di Calabresi, per i giornalisti. Ma forse vale anche per i cittadini, per chiunque si approcci (giovane o anziano) alle magie della crossmedialità. Oppure no?

Published in: on 23 aprile 2010 at 06:39  Lascia un commento  

Solidarietà: valore negoziabile?

Confesso. Sono rimasto assai colpito dalla dura reazione di alcuni genitori che – in quel Comune del Nord Italia dove un privato cittadino è intervenuto, con soldi suoi, per sanare il buco nel bilancio provocato da altri genitori morosi nel pagamento delle quote per i pasti della mensa scolastica dei rispettivi bambini – si sono scaldati sostenendo che, a questo punto, anche loro non avrebbero più pagato la mensa scolastica.  Va detto che i genitori morosi lo erano perchè in difficoltà economiche.

Da notare che quella è la famosa terra di antiche solidarietà umane anche basate sul rispetto del Vangelo. E’ la terra raccontata da Ermanno Olmi con “L’albero degli zoccoli”.

A prescindere da valutazioni di ordine politico (ognuno, legittimamente, può pensarla come crede in termini di consenso o dissenso politico), non è forse il caso di domandarsi dove, partendo da certi presupposti, si possa andare a finire? Fra i valori non negoziabili, può esserci ancora spazio per la solidarietà?

Published in: on 18 aprile 2010 at 13:08  Comments (1)  

Davanti alla tv: cambiare l’Auditel per non scordare di essere cittadini

E’ stata lanciata a Firenze una campagna nazionale per riformare l’Auditel che, come noto, è quel sistema – utilizzato da Rai, da Mediaset e dai pubblicitari – per rilevare la quantità degli ascolti televisivi. Basato su un campione di sole 5 mila famiglie, Auditel registra solo il numero degli apparecchi accesi e non dà certezze su quanti, in effetti, guardano la tv e sui programmi visti.

La “classifica dei vincitori e dei vinti”, cioè dei programmi che il giorno prima sono passati in tv, è definita “viziata” dai promotori di questa iniziativa che chiede (www.riforma-auditel.it) di riformare uno strumento potentissimo (in base ai dati Auditel vengono infatti spartiti fra i canali televisivi i 4.800 miliardi di lire all’anno di entrate pubblicitarie).

Auditel monitora non solo i varietà, ma anche i programmi di informazione giornalistica (compresi i tg): la ricerca esasperata dell’audience è una delle non secondarie cause di un fin troppo evidente appiattimento verso il basso nell’offerta televisiva.

Adesso, con le nuove tecnologie applicate alla televisione, sono possibili metodi alternativi per registrare con precisione non solo la quantità degli spettatori ma anche la qualità dei programmi così come percepita dal pubblico: basti pensare che la tv digitale interattiva permette rilevamenti diretti, senza ricorsi a campionature.

Fra i promotori della riforma di Auditel anche Roberta Gisotti, giornalista di area cattolica e autrice di fondamentali volumi per “capire Auditel” e i suoi meccanismi.

E se davvero, nella nostra tv sia commerciale che di servizio pubblico, terminasse la “dittatura” di Auditel? Se il meccanismo dell’audience non fosse più l’unico criterio per valutare il successo o l’insuccesso di un programma? Se i cittadini, davanti al grande potere televisivo, non fossero visti solo come “consumatori” o carne da macello pronta per essere venduta al mercato pubblicitario? Se i cittadini restassero, appunto, cittadini?

Ragionamenti, questi, dai quali – anche come credenti – non possiamo estraniarci. Ne va di mezzo, ad esempio, la qualità della nostra democrazia.

Published in: on 14 aprile 2010 at 16:37  Comments (1)  

Se Paolo Bonolis “doppia” Benedetto XVI

Un saggio (“La cultura degli italiani“) riporta sconfortate considerazioni del linguista Tullio De Mauro. A pag. 241 si legge che “soltanto il 20% degli italiani possiede le competenze minime di lettura, scrittura e calcolo indispensabili a muoversi in una società complessa”. Solo questa minoranza “riesce a leggere un grafico, controllare i conti forniti dall’impiegato in banca, leggere e capire un testo in prosa, un giornale, un avviso o un’istruzione”. Oltre al 5% di analfabeti totali – prosegue De Mauro – “vi è una enorme massa di popolazione in piena età di lavoro, il 74%, che pur avendo conquistato elevati titoli di studio, ha difficoltà grandi a capire o scrivere un testo semplice o ci riesce assai male ed è definita con un eufemismo sociologico a rischio di analfabetismo di ritorno“.

Il varietà televisivo “Ciao Darwin“, trasmesso in prima serata su Canale5 anche la sera di venerdì santo, ha registrato il record di telespettatori (6.785.000) e di share (31,65%) a prendere per buoni i dati di Auditel. In contemporanea Raiuno trasmetteva la diretta con la Via Crucis celebrata da papa Benedetto XVI registrando 4.386.000 spettatori e il 16,68% di share.

Non sarebbe il caso, anche come comunità ecclesiali, di reagire davanti a un divario culturale che si allarga sempre più creando enormi fasce di nuovi poveri?

Published in: on 5 aprile 2010 at 12:48  Comments (1)  

Sesso in pausa pranzo per 5 euro

“Lo puoi fare anche con cinque euro”. Lo dice una ragazza nigeriana, arrivata su un barcone. Ed è sottinteso che, per 5 miseri euro, con lei ci puoi fare sesso. Lei si vende. Qualcuno la compra. “E’ il mercato, bellezza”. 

Lo fa per tirare avanti, per battere la fame. Lo fa nella pausa pranzo. Vende fazzolettini o calzini e se ha incassato poco, vende sè stessa. Per 20 euro. Ma si può tirare anche sul prezzo, come in qualsiasi suk. Fino, appunto, a 5 euro.

Comprarle, queste povere donne venute da lontano, pare non sia molto difficile. Girano, anche nella civilissima pianura pistoiese, tra fabbriche e capannoni. Si offrono nella pausa pranzo.

Lo ha denunciato l’ottimo Andrea Agresti, per le “Iene”, e il caso è stato ripreso anche da altri media. “Mi ha colpito il fatto – racconta Agresti su “La Nazione” – che sono persone con gli occhi che sorridono e quel sorriso è forse un modo per difendersi, per non stare male”. 

Ad acquistarle, queste povere donne venute da lontano, tanti bravi uomini. Padri di famiglia, mariti o figli felici. Magari pure timorati di Dio. E magari pure pronti a lamentarsi che gli immigrati andrebbero tutti quanti rimandati a casa perchè brutti, perchè sporchi e perchè cattivi

Che tristezza …

Published in: on 2 aprile 2010 at 09:02  Comments (3)  
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