Se muore un “grande fratello”

Nell”edizione delle 13:30 il Tg1 (servizio pubblico, non dimentichiamolo) ha oggi aperto con la morte di un protagonista al “Grande Fratello” dedicandogli almeno 5 minuti: una eternità, secondo i tempi televisivi. 

Evidente  la commozione per una morte prematura di un personaggio comunque pubblico, ma non è un nuovo esempio di sapiente utilizzo del grande potere televisivo per distogliere, sopire, manipolare, ingannare, rimbischerire un popolo già abbondantemente distolto, sopito, manipolato, ingannato e rimbischerito?

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Published in: on 29 giugno 2010 at 21:07  Comments (2)  

Mussolini sdoganato: dov’è finita la nostra memoria ?

Anche per via della dottrina sociale della Chiesa, in casa, ho sempre respirato fin da piccolo forti sentimenti di doppio antitotalitarismo: contro il comunismo e contro il fascismo.

Su quest’ultimo fronte non dimentico che mio nonno – nella San Marcello Pistoiese di don Pietro, prete antifascista -fu tra i fondatori del Partito Popolare. E mi è sempre stato ricordato di quando i fascisti sfasciarono il circolo locale dei cattolici, i “pipioni”. Per anni ho lavorato insieme a Gerardo Bianchi, partigiano cattolico pistoiese e galantuomo.

Con questo “retroterra”, confesso di essere rimasto assai colpito dalla scelta – ministeriale – di “sdoganare” Benito Mussolini portando un suo scritto (insieme a scritti firmati Palmiro Togliatti, Aldo Moro, Giovanni Paolo II forse nel non felice tentativo di “bilanciare” personaggi certo non bilanciabili) come traccia ufficiale per la prova di maturità.

Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica. Parlano i leader“: così intitolava la traccia distribuita ieri, dal ministero, a mezzo milione di ragazzi (la classe dirigente di domani). Del “leader” (sic) Benito Mussolini è stato riportato un breve passaggio di un discorso parlamentare particolare: quello con cui Mussolini assume in sé la colpa dell’assassinio, da parte di squadristi fascisti, di Giacomo Matteotti. Purtroppo, ai ragazzi, le parole di Mussolini non sono state contestualizzate: da nessuna parte è stato indicato il contesto del discorso ed è probabile che pochissimi , ormai, sappiano chi era Matteotti e perchè fu assassinato. E chi ha detto, ai ragazzi, che proprio con quel discorso il fascismo diventò “regime”?

Certo i ragazzi ignorano, ad esempio, la coraggiosa azione di un giornalista cattolico – Giuseppe Donati, direttore de “Il Popolo” – che con i suoi scritti denuncò in modo aperto le colpe del regime guidato da Mussolini in quel delitto ed è considerato l’inventore del moderno giornalismo d’inchiesta.

A parte la questione, non secondaria, sulla opportunità di definire “leader” un dittatore (anche Hitler o Stalin o Mao sono definibili “leader”?) parificandolo ad Aldo Moro o addirittura a Giovanni Paolo II, mi chiedo in quanti si sia rimasti a considerare quantomeno ambigua  questa scelta alla Maturità 2010: settanta anni dopo quel 10 giugno 1940 in cui quel “leader” scelse di schierare l’Italia con Adolf Hitler.

Come cattolici, possiamo tacere?  Dov’è finita la nostra memoria?

Published in: on 23 giugno 2010 at 18:58  Comments (12)  

Moriremo distratti?

“Una opinione pubblica non scossa perchè sempre più allineata su schemi di una mentalità individualistica e, alla resa dei conti, perfino egoistica”.

Si apre con questa considerazione generale un documento, prodotto a Pistoia da un gruppo di riflessione sulla politica, che denuncia il dramma della situazione carceraria in Italia (e anche a Pistoia, nel cui carcere stanno oltre 150 detenuti rispetto a una capienza di 74 posti letto, cfr in homepage).

In effetti, con tutto ciò che accade nel Paese e con le tante ingiustizie in cui siamo immersi, siamo molto “distratti”: sulla disumana situazione nelle carceri (vorrà pur dire qualcosa che fra le opere di misericordia sia stato inserito anche quel “visitare i carcerati”?) e , distratti, anche su molto altro.

Sarà possibile una scossa civile capace di toglierci da una “distrazione” che, onestamente, a qualcuno fa parecchio comodo? Oppure moriremo “distratti”?

Published in: on 20 giugno 2010 at 15:06  Lascia un commento  

L’architetto belga e il panino lento

Fra i tanti stimoli che si potranno ascoltare a Pistoia, da venerdì 25 a domenica 27 giugno in occasione del forum dell’informazione cattolica per la salvaguardia del Creato quest’anno dedicato al rapporto fra ambiente e grandi cammini di spiritualità, anche una relazione dell’architetto belga Lucien Kroll (sabato 26 giugno, mattina, Palazzo dei Vescovi in piazza Duomo di Pistoia).

Classe 1927,  è uno dei grandi maestri riconosciuti, in ambito internazionale, dell’architettura sostenibile. Nella città di un altro grande architetto, il “nostro” Giovanni Michelucci, Kroll verrà a raccontarci “il piacere di camminare, in una città che corre”.

Oggi, a pranzo, mi sono concesso un panino con splendide fette di salame “milanese”. A poche decine di metri da dove lavoro, due signore straniere hanno messo – da poco – uno spazio dove si mangiano ottimi panini. E loro, le signore extracomunitarie, hanno una caratteristica: a preparare i panini ci mettono un sacco di tempo; vanno piano; sono lente.

All’inizio la lentezza dà fastidio: tu che hai sempre furia, non capisci perchè tutta questa cura (e tutto questo tempo) per preparare un semplice panino. Ma alla fine, ti fai conquistare.

E se avessero ragione le signore extracomunitarie nell’impiegarci un sacco di tempo a fare un piccolo panino? E se avesse ragione l’architetto belga nel dirci che, in una città sempre di corsa, si possono scoprire un sacco di cose andando a piedi, rallentando, sostando?

Published in: on 17 giugno 2010 at 17:18  Lascia un commento  

Mamma Ebe e il nome di Gesù misericordioso

In un contesto a fortissimo tasso di secolarizzazione, in una fra le aree più benestanti d’Italia e in un paesaggio di così evidente qualità, immersi (come ovunque) in una fenomenale ignoranza su Gesù e sul significato del cristianesimo, colpisce il “continuo pellegrinaggio” di persone comuni nella villa della furba santona del Montalbano (una villa che, a questo punto, sarebbe bello veder sequestrata e data, come le ville dei camorristi, ad associazioni di volontariato).

A prezzo di moneta la fondatrice di una “opera” intitolata (sic) a “Gesù Misericordioso”  impartiva esercismi e agopunture, “benedizioni” e riti esoterici, dava pomate e pillole capaci di guarire ogni malattia. Tumori compresi.

Già condannata per truffa e altri reati, la santona avrebbe dovuto avere una credibilità così inesistente da meritarsi, al massimo, qualche barzelletta da bar sport. E invece …

C’è da chiedersi come facciano, creduloni come i clienti di questa improbabile “mamma”, a vivere da cittadiini adulti una vita normale. Come facciano a non farsi prendere in giro dai potenti … Come facciano, se vanno in Chiesa, a fare la comunione … Con che consapevolezza esercitino il loro diritto di votare …  

Se sono così “fessi” da affidarsi a una santona, come fanno a non farsi offendere ovunque e comunque? E come fare, come comunità ecclesiale, per pulire gli occhi a tanta ingenuità che però dimostra l’emergenza di così forte bisogno? La santona (e i tanti colleghi ciarlatani che girano come avvoltoi) non riempie, forse, un vuoto che troppo spesso anche noi – comunità ecclesiali – lasciamo?

La giustizia terrena farà (si spera presto) il suo corso. Per quella divina ci penserà qualcuno di Altro. Ma l’arresto di mamma Ebe colpisce anche, e direi soprattutto, per quella folla di persone – deboli e fragili – che, vivendo nel mondo contemporaneo, pensano di affrontare le loro fragilità facendosi “benedire” da una furbacchiona che si fa pagare sfruttando Gesù.

Signora Giorgini: cosa diavolo si prova a prendere per i fondelli la povera gente nel nome di Gesù … misericordioso?

Published in: on 12 giugno 2010 at 17:21  Comments (9)  

Alla scoperta di quel “pane della strada”

Abbiamo da poco passato il “Corpus Domini”, la festa del Pane!

Sono rimasto colpito da una frase, apparentemente marginale, nel Vangelo di Luca (“… dei pani avanzati ne portarono via 12 ceste”).

Dodici: come le tribù dell’antico Israele; come gli Apostoli, inizio del nuovo popolo di Dio, la Chiesa. Quindi un pane per tutti.

Dodici: come i mesi dell’anno o le costellazioni che scandiscono il tempo. Quindi un pane per sempre.

Sono le 12 le ceste in cammino sulla strada del tempo, nella vita della gente.

Quelle ceste di pane in cammino, quel “pane della strada” è certamente l’Eucarestia, è la persona di Gesù.

Ma quel pane siamo anche noi, la Comunità cristiana, la Chiesa chiamata a farsi “pane” per l’attesa e per la fame delle persone.

Un pane che “sa di sale”, un pane amaro in certe stagioni, in questi giorni …

Le dodici ceste in cammino, il “pane della strada” è la mia vita, come la vita di ogni sorella o fratello nella fede, dove deve essere possibile rileggere il vangelo e riconoscere Gesù.

Il “pane della strada” è quanto di umanità, di giustizia, di solidarietà, di accoglienza e di perdono riesce a esprimere e a donare la vita di ogni persona, di ogni “uomo di buona volontà”.

Le dodici ceste in cammino, il “pane della strada” è …

Vescovo Mansueto

Published in: on 7 giugno 2010 at 09:40  Comments (7)  

Prime Comunione: e se ci credessimo sul serio?

E se davvero anche solo una su dieci (fra le tante persone che in questi giorni di Prime Comunioni entrano – vestite a festa – in una chiesa dove di norma non mettono mai piede e aspettano, in gloria, il solenne buffet dopo aver regalato ai poveri bambini tonnellate di “cose” in genere inutili se non controproducenti) se davvero anche una sola, su dieci, di queste persone (magari sbuffanti perchè la cerimonia dura troppo e in chiesa si soffoca dal caldo) si rendesse davvero conto che, da ora in poi, anche a quei bambini è dato modo di far entrare nel loro corpo, tramite quell’ostia, nientemeno che Gesù Cristo, sai tu – accidentaccio – che cambiamento se si rendessero conto davvero?

E, magari, se pure noi – che in chiesa ci andiamo almeno ogni domenica – ci ricordassimo sul serio della forza rivoluzionaria di questo miracolo, sai che potenza ?

Published in: on 6 giugno 2010 at 09:28  Comments (4)  

Articolo trentaquattro

Come tutti gli anni, il 2 giugno, torno a rileggermi la nostra Costituzione.

Che, con il suo personalismo comunitario, è fra le più belle al mondo. Che costò tanti sacrifici. Che fu il bel frutto di una sapiente concordia fra culture diverse. Che merita – soprattutto in questo periodo di politica “debole” e di comunità “distratta” – molto rispetto.

L’occhio mi è caduto sull’articolo 34, quello dedicato alla scuola e al fatto che “capaci e meritevoli  hanno diritto a raggiungere i gradi più alti degli studi anche se privi di mezzi”.

In tempi nei quali gli “ascensori sociali” sono sempre più bloccati, mi è tornato in mente don Lorenzo Milani.

Anche qualcuno di voi ha riletto, oggi, la Costituzione della Repubblica Italiana? E su quale articolo l’occhio vi è caduto?

Published in: on 2 giugno 2010 at 19:31  Comments (1)  
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