Prime Comunione: e se ci credessimo sul serio?

E se davvero anche solo una su dieci (fra le tante persone che in questi giorni di Prime Comunioni entrano – vestite a festa – in una chiesa dove di norma non mettono mai piede e aspettano, in gloria, il solenne buffet dopo aver regalato ai poveri bambini tonnellate di “cose” in genere inutili se non controproducenti) se davvero anche una sola, su dieci, di queste persone (magari sbuffanti perchè la cerimonia dura troppo e in chiesa si soffoca dal caldo) si rendesse davvero conto che, da ora in poi, anche a quei bambini è dato modo di far entrare nel loro corpo, tramite quell’ostia, nientemeno che Gesù Cristo, sai tu – accidentaccio – che cambiamento se si rendessero conto davvero?

E, magari, se pure noi – che in chiesa ci andiamo almeno ogni domenica – ci ricordassimo sul serio della forza rivoluzionaria di questo miracolo, sai che potenza ?

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Published in: on 6 giugno 2010 at 09:28  Comments (4)  

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4 commentiLascia un commento

  1. 8 Giugno 2010

    Penso al momento della Comunione durante la Santa Messa e mi viene in mente l’episodio evangelico della Guarigione del servo del Centurione (Mt. 8, 5-13)narrato anche da Luca (7.1-10).
    Le parole del Centurione (in Luca) sono:”Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito…”.
    Queste parole non sono, forse, state riprese e adattate dalla Liturgia quando diciamo:”O Signore, io non son degno di partecipare alla Tua Mensa, ma di’ soltanto una parola ed io sarò salvato”?
    Mi viene in mente anche l’episodio evangelico dei Dieci lebbrosi (Lc. 17, 11-19).
    La loro storia vuole fare riflettere su di un termine ed un atteggiamento ad esso indissolubilmente legato troppo spesso, a torto, dimenticati o considerati con eccessiva superficialità:”grazie” e “ringraziamento”.
    Nel brano di Luca si dice:”…rendere gloria a Dio,…” che è una forma di ringraziamento.
    I termini “grazie e “ringraziamento” sono due traduzioni di un termine greco che ha dato origine alla parola italiana “Eucaristia”.
    Si provi, adesso, a fare un rapporto tra l’atteggiamento dei dieci lebbrosi dinanzi a Gesù che li ha guariti e quello di tanti fedeli di questo tempo dinanzi a Gesù che si è fatto nutrimento della nostra Anima.
    Tanti sono coloro che chiedono grazie a Gesù per se stessi e/o per i loro cari.
    Pochi, tuttavia, rendono grazie a Gesù per le grazie ricevute.
    Ancora meno sono coloro che rendono grazie a Gesù per quello che sono (a condizione che lo facciano senza esibire paragoni come, invece, osa fare il Fariseo riguardo al Pubblicano), mentre tanti sono coloro che rendono grazie a Gesù per quello che hanno anche se altrettanti possono essere coloro che, scontenti di quello che hanno, si affannano a chiedere ancora di più.
    Quello dell’unico lebbroso che, rispetto agli altri nove, torna indietro (ecco, a questo proposito, un esempio di conversione come quella del Figlio Prodigo)a rendere grazie a Gesù per la guarigione è, per il motivo spiegato, l’atteggiamento eucaristico per eccellenza ed è a codesto che ciascun Cristiano dovrebbe uniformarsi ogni giorno della propria vita.
    Mi viene in mente, infine, l’episodio evangelico del Fariseo e del Pubblicano (Lc 18, 9-14) e questo in riferimento al momento del dopo Comunione, al momento del raccoglimento conseguente prima del termine della Santa Messa.
    Supponiamo che sia il Fariseo che il Pubblicano abbiano ricevuto Gesù Eucaristia nel proprio Cuore, nella propria Anima.
    “Eucaristia”, si è detto, è un termine che deriva dal greco ed il cui significato etimologico è “ringraziamento”.
    Il Fariseo “ringrazia”, perciò, Dio, ma lo fa in modo sbagliato, stabilendo un paragone tra se stesso che si considera giusto e gli altri che lui considera peccatori, come il Pubblicano che si trova nel suo stesso luogo.
    Il Pubblicano, invece, chiede perdono, riconoscendosi peccatore dinanzi a Dio.

    Luca Lapi (Ministro Straordinario dell’Eucaristia e Membro Eletto nel Consiglio Pastorale Parrocchiale di Borgo San Lorenzo)

    MITTENTE: LUCA LAPI
    CON CASELLA POSTALE 166
    50032 BORGO SAN LORENZO (FI)
    luca.lapi@alice.it
    PARROCCHIA DI SAN LORENZO A BORGO SAN LORENZO
    UNITA’ PASTORALE DI BORGO SAN LORENZO, OLMI, SAN CRESCI-SAGGINALE, PIAZZANO
    VICARIATO DI MUGELLO EST
    ZONA PASTORALE MUGELLO
    ARCIDIOCESI DI FIRENZE

  2. e’ vero; troppo spesso si va in chiesa per abitudine e si ascolta senza attenzione…e non ci accorgiamo dei grossissimi doni che Gesù ci vorrebbe fare … mannaggia …ci lasciamo sfuggire queste occasioni ..e quante sono…purtroppo…

  3. E’ proprio vero!
    Usiamo le nostre chiese, le celebrazioni, per sfoggiare qualcosa di diverso, di nuovo.
    Anni fa, tutti avevano il “vestito buono per il giorno di festa”, ed era un approccio positivo al giorno del Signore. In un’epoca in cui la possibilità di spesa si misurava con un guardaroba personale che stava bene in un’anta di armadio, esisteva il vestito per presentarsi in chiesa dinanzi al Signore. Oggi abbiamo armadi a più ante, pieni zeppi di vestiti per tutte le stagioni; quando lo spazio non basta più abbiamo armadi a due piani per poter accogliere tutto il nostro guardaroba. Eppure non ci è sufficiente!
    “Mi hanno invitato a quella comunione, a quel matrimonio: devo farmi il vestito!” Perchè le altre decine di vestiti nell’armadio non vanno bene?
    Un parroco volendo spiegare semplicemente ai fedeli presenti la trasfigurazione di Gesù (cfr Mt 17,1-13), ricorse alla similitudine della sposa: “Guardate un sposa il giorno del matrimonio, è bella, pettinata in modo esemplare dopo una interminabile seduta con l’acconciatore, è truccata nel viso come mai nella sua vita, ha un abito splendido, bianco, che è costato una cifra esorbitante, insomma non è la solita giovane che conosciamo, è irriconoscibile, è “trasfigurata””.
    Purtroppo è sempre più presente questo sfoggio di uno sfarzo che va oltre misura, fenomeno dovuto sia ad una cultura di massa, sia alla presentazione che fanno le riviste di gossip.
    E’ significativo un episodio della vita di don Bosco: avendo notato una signora che si accostava alla Eucaristia e poi usciva subito fuori, non le disse nulla. Dopo che questo comportamento si ripeteva regolarmente egli chiamò due chierichetti e disse: “Domani, quando la signora si accosta all’Eucaristia e poi si avvia verso la porta, seguitela con due candele accese mettendovi ai suoi lati, perchè lei ha il corpo di Gesù
    e non se ne rende conto”.
    E’ un episodio forse banale, ma che deve farci pensare: abbiamo la consapevolezza del sacramento dell’Eucaristia o lo facciamo per abitudine?
    Confrontiamoci con la nostra coscienza e diamo una risposta!

  4. 6 Giugno 2010

    Penso al momento della Comunione durante ogni Santa Messa e mi viene in mente l’episodio evangelico di Gesù a casa di Marta e di Maria.
    Marta si occupa dell’ospitalità a Gesù e Maria si occupa,invece, dell’ospite Gesù.
    Marta rende ospitali le quattro mura della sua casa e Maria rende, invece, ospitale la Casa del suo Cuore e della sua Anima.
    Marta sta davanti a Gesù e, al limite, si mette accanto a Lui mentre Maria sta, subito, insieme a Gesù.
    “…, sai che potenza?” sono le parole conclusive di questo Post.
    Non è dato di sapere l’età biologica di Marta e di Maria, se siano, biologicamente, giovani oppure anziane.
    “…, sai che potenza?” ripeto le parole conclusive di questo Post.
    Io parlerei, piuttosto, di potenzialità e, nel caso specifico di Marta e di Maria, di potenzialità giovanili.
    Sia Marta che Maria (ma, anche, ciascuno di noi, biologicamente, giovani oppure anziani) sono persone dotate di potenzialità giovanili.
    In Marta, dinanzi a Gesù, rimangono, però, soffocate mentre in Maria, insieme a Gesù, con tanta umiltà, risultano ben evidenti.
    Nel Post si dice:”…, anche a quei bambini è dato modo di far entrare nel loro corpo,…”
    E’ noto, invece, che Gesù (il Suo Corpo, il Suo Sangue, la Sua Anima e la Sua Divinità) entra nella nostra umanità, nel nostro Cuore, nella nostra Anima predisponendo ogni parte esteriore ed interiore di noi ad essere meno indegna dimora dell’Eucaristia, meno indegna dimora dello Spirito Santo.
    Si parla di “ostia” e sappiamo che il significato etimologico corretto è “vittima”.
    A me piace, però, pensare all’altro significato etimologico:”porta”.
    Gesù è la “Porta” aperta, spalancata, da sempre e per sempre.
    Non c’è un orario da rispettare per aprirla, per aspettare la sua apertura.
    Gesù è la “Porta” aperta, spalancata, sta alla porta chiusa della nostra vita, del nostro Cuore, della nostra Anima, bussa e non la sfonda mai, resta, sempre, in paziente attesa della nostra apertura e, qualora questa non dovesse mai concretizzarsi, lui, restando dietro, agirebbe, ugualmente, senza il nostro consenso, con tutto l’Amore, a nostro favore.

    Luca Lapi (Ministro Straordinario dell’Eucaristia e Membro eletto nel Consiglio Pastorale Parrocchiale di Borgo San Lorenzo)

    MITTENTE: LUCA LAPI
    CON CASELLA POSTALE 166
    50032 BORGO SAN LORENZO (FI)
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    ZONA PASTORALE MUGELLO
    ARCIDIOCESI DI FIRENZE


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