Mamma Ebe e il nome di Gesù misericordioso

In un contesto a fortissimo tasso di secolarizzazione, in una fra le aree più benestanti d’Italia e in un paesaggio di così evidente qualità, immersi (come ovunque) in una fenomenale ignoranza su Gesù e sul significato del cristianesimo, colpisce il “continuo pellegrinaggio” di persone comuni nella villa della furba santona del Montalbano (una villa che, a questo punto, sarebbe bello veder sequestrata e data, come le ville dei camorristi, ad associazioni di volontariato).

A prezzo di moneta la fondatrice di una “opera” intitolata (sic) a “Gesù Misericordioso”  impartiva esercismi e agopunture, “benedizioni” e riti esoterici, dava pomate e pillole capaci di guarire ogni malattia. Tumori compresi.

Già condannata per truffa e altri reati, la santona avrebbe dovuto avere una credibilità così inesistente da meritarsi, al massimo, qualche barzelletta da bar sport. E invece …

C’è da chiedersi come facciano, creduloni come i clienti di questa improbabile “mamma”, a vivere da cittadiini adulti una vita normale. Come facciano a non farsi prendere in giro dai potenti … Come facciano, se vanno in Chiesa, a fare la comunione … Con che consapevolezza esercitino il loro diritto di votare …  

Se sono così “fessi” da affidarsi a una santona, come fanno a non farsi offendere ovunque e comunque? E come fare, come comunità ecclesiale, per pulire gli occhi a tanta ingenuità che però dimostra l’emergenza di così forte bisogno? La santona (e i tanti colleghi ciarlatani che girano come avvoltoi) non riempie, forse, un vuoto che troppo spesso anche noi – comunità ecclesiali – lasciamo?

La giustizia terrena farà (si spera presto) il suo corso. Per quella divina ci penserà qualcuno di Altro. Ma l’arresto di mamma Ebe colpisce anche, e direi soprattutto, per quella folla di persone – deboli e fragili – che, vivendo nel mondo contemporaneo, pensano di affrontare le loro fragilità facendosi “benedire” da una furbacchiona che si fa pagare sfruttando Gesù.

Signora Giorgini: cosa diavolo si prova a prendere per i fondelli la povera gente nel nome di Gesù … misericordioso?

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Published in: on 12 giugno 2010 at 17:21  Comments (9)  

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9 commentiLascia un commento

  1. Forse le persone cercano nei santoni quella comprensione e quella considerazione che tanti preti nelle parrocchie non sanno dare….

    • Se poi si pensa che le sue sedute erano presenziate da un prete, il cerchio si chiude.

  2. Ho ricevuto il vostro commento sui fatti legati a Mamma Ebe, la santona di San Baronto. Certamente la cosa che più impressiona sono le centinaia di persone che, nonostante la nomea che circonda la Giorgini, non si fanno scrupolo di ricorrere alle sue trame. Io però, non darei a questa gente il titolo di “fessi” ma, in gran parte, quello di “disperati”, perchè sofferenti in vario modo; poi, lo sappiamo, ci sono anche i “fessi”.

    Al di là di tante considerazioni che si possono fare, io mi sento di evidenziarne una: se la disperazione è così diffusa, perchè tanta gente sente il bisogno di ricorrere a maghi, streghe, cartomanti, a persone così equivoche e nefaste? Forse questo accade anche perchè queste stesse persone non ricevono accoglienza e consolazione da chi, nella Chiesa, dovrebbe sentire la responsabilità di accogliere e consolare. Cristo è stato per eccellenza Colui che ha saputo andare incontro alle anime, imponendo le mani e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità e comandando ai discepoli di fare altrettanto. Oggi, se qualcuno chiede ad un sacerdore di ricevere una benedizione, questi viene considerato un povero “fessacchiotto” e licenziato spesso in malo modo; se d’altro canto un sacerdote si permette di imporre le mani, in un clima di preghiera e di intercessione, per aiutare una persona che a lui ricorre, incappa quasi sempre nel giudizio irriverente dei confratelli e nelle riprimende di tanti vescovi.

    Un saluto
    d. Franco

    PS – Ho letto il commento di chi attribuisce a Berlusconi la causa anche di certi fenomeni, come quello di Mamma Ebe. Mi chiedo quante siano, nel nostro Paese, le persone rimaste “normali”!.

  3. In questi giorni ha fatto molto discutere la vicenda di Mamma Ebe , ma cosa ne pensate delle pratiche di un certo Padre Samuele Viti di Piano Sinatico ?
    io sinceramente sono molto preoccupato , perchè ho dei familiari che regolarmente si recano da lui e stanno avendo dei comportamenti e facendo dei discorsi al limite della ragione.
    Mi stò documentando un pò e sono a conoscenza della grande amicizia che lega questo personaggio ad un certo Padre Gabriele Fiume , altra persona molto discussa.
    grazie

  4. In un Paese dove Berlusconi domina la scena politica con le sue promesse, le sue smentite, la violenza delle sue parole, il suo accarezzare gli istinti del popolo… non ci si può stupire se poi la gente va da mamma Ebe. Visto che papi Silvio è presidente del consiglio…

    • Un commento di questo tipo lascia senza parole, è banale, privo di alcuna riflessione ed è pure offensivo. Leggere un commento come questo non arricchisce il lettore in quanto non argomenta a riguardo della vicenda di mamma Ebe, piuttosto serve solamente a stimolare sentimenti di amarezza e sconforto.
      Non si può parlare sempre, ovunque e soltanto di Silvio Berlusconi.
      Luca.

  5. ……ma quanta altra gente si fa prendere per i fondelli da ben altre persone “per bene” che, facendo affermazioni sfacciate, pretendono di delegittimare per poi chiudere la bocca a magistratura, giornalisti e perfino alla Corte Costituzionale, che sarebbero una cricca golpista.

    C’è poco da meravigliarsi se la gente crede anche a Mamma Ebe, ai riti esoterici ed ai vari predicatori avventurieri!

    Angelo Passaleva

  6. Le fragilità sono tante.
    Quelle di chi, ad esempio, frastornato durante l’infanzia da ‘divieti’ imposti da un misticismo farcito da paure (chi come me ha una certa età ricorda certamente gli ‘insegnamenti’di certe catechiste, le quali asserivano che se partecipando alla Comunione avessimo topccato l’Ostia con i denti, la Particola avrebbe sanguinato) ha poi lungamente assistito a liturgie che apparivano spesso come riti esoterici, densi di una gestualità che appariva magica e misteriosa: per iniziati, appunto.

    Ecco che dunque sia le affermazioni di certi ciarlatani imbonitori, sia le promesse di sedicenti ‘maghi’ hanno avurto (e sovente hanno) buon gioco, sulla disperazione o il bisogno di credere alla possibile risouzione dei propri problemi proposta appunto da chi magari, come nel caso di ‘Mamma Ebe’, ha saputo costruirsi un’aureola di più o meno artificiosi consensi.

    Anche la Chiesa, del resto, ha spesso fatto uso di metodi non facilmente accessibili, da parte di alcuni ingenui sprovveduti. O anche di persone che, bisognose di semplicità, rimanevano turbate da certe liturgie un pò troppo ‘misteriose’.

    Il difficile, comunque, è far capire a molti che la Chiesa somiglia molto all’asino in sella al quale Gesù entrò in Gerusalemme: una bestia brutta e sporca, talvolta ribelle e che ragliava in un modo immondo. Però portava Gesù. Esattamente come la Chiesa.

    Sarebbe bastata forse un pò più di semplicità, da parte sia di chi celebra la liturgia che di noi credenti, perché tante persone non fossero state indotte a credere a ‘fenomeni’ come Mamma Ebe. E sarebbe stato opportuno che, sulla scorta di quell’invito a “non pregare in solitudine” che fu lanciato da Papa Pio XII e venne raccolto da Padre Pio, che promosse i ‘Gruppi di preghiera’, tutti quanti ci fossimo impegnati un pò di più nel fare non solo la Comunione, ma Comunione. Nel nome di quel Gesù Misericordiosio che, come diceva Carlo Carretto, promosse, quale prima liberazione, quella di Dio Padre dall’involucro della Legge.

    La semplicità, dunque. E la fiducia in Cristo. Quella stessa che indusse Maria, a Cana, a non dire a Gesù “procura del vino”, ma semplicemente “il vino è terminato”, invitando poi i servi a fare tutto ciò che Gesù avesse chiesto loro. Una semplicità, insomma, che dovrebbe indurci a non a rivolgere richieste a Dio, ma solo a manifestargli un problema. Nella consapevolezza che sa Lui, come risolverlo.
    Alessandro Tonarelli

  7. Se Gesù si fosse comportato in modo paternalistico, cercando di tenere ben stretti a lui quel pugno di discepoli che lo seguivano, soprattutto quando ormai si faceva evidente l’esito finale della sua missione, forse si sarebbe almeno garantito una adesione fino alla morte da parte dei suoi.
    Ma Gesù ha preferito la loro crescita, per questo non ha mai cessato di rimproverarli apertamente sia per le loro idee teologiche fasulle, sia per i loro comportamenti spesso inadeguati. Così facendo egli ha tutti i giorni rimesso in gioco l’adesione dei suoi seguaci, l’ha rischiata, fino a dover domandare una volta: volete andarvene anche voi?
    Non era infatti semplicemente a sè stesso che egli voleva attrarre le persone, ma al Padre, e forse per questo nel momento più difficile si è ritrovato solo.
    Una cosa è chiara: le scorciatoie piacciono a tutti di più, rispetto a un lungo cammino di 40 anni nel deserto; sia per chi guida che per chi segue sono infinitamente più comode ed allettanti.
    Allora, dando per scontato che il populismo e la disonestà pagano sempre maggiormente sul piano numerico, non mi sembra che sia sul vuoto che la chiesa lascia che debba indirizzarsi la domanda, quanto piuttosto su come e con che cosa abbiamo riempito la mente ed il cuore di coloro che o più attivamente o più distrattamente in qualche modo guardano alla chiesa e al cristianesimo.
    Le cose maturano sempre a partire da presupposti, da condizioni “ambientali” che le rendono possibili. Forse l’enfasi posta sull’inessenziale, sullo straordinario, sul miracolismo, su rivelazioni private, rischia poi di far apparire affine ciò che affine non è, e di favorire la confusione fra magia e fede, fra semplicità e superficialità, fra proiezione dei nosri bisogni e Parola di Dio.
    Certe zone grige forse aiutano qualche volta le chiese a riempirsi, ma aiutano a riempire pure lo studio della signora Giorgini. E siccome i disonesti sono sempre più furbi e spregiudicati – nell’ambito religioso come in quello politico- l’ambiguità, l’incapacità di fare scelte serie e la superficialità, spesso così attraenti ed immediatamente appaganti, finiscono per fomentare la crescita di pseudo-santoni e di pseudo-politici.


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