In discoteca a spese dei servizi sociali. Giusto?

La logica è quella della “riduzione del danno” e si applica anche ai tentativi (non so quanto riusciti) di trovare soluzioni al fenomeno delle stragi “da sabato sera”.

Numerosi i “pullman” messi a disposizione (in molti casi a totale carico finanziario dei servizi sociali. E questo aprirebbe anche un ulteriore, specifico, fronte di riflessione) per accompagnare a notte fonda, nelle discoteche più alla moda, ragazze e ragazzi altrimenti minacciati dai pericoli di mettersi alla guida, al mattino, stanchi e magari “fatti” da pasticche, sostanze, alcool.

Una logica, quella della “riduzione del danno”, che posso perfino comprendere ma che proprio (discorso da “vecchio”?) non mi piace, trovandola addirittura giustificante se non “incentivante” rispetto a comportamenti sballati e sballanti.

Che bello – sarebbe – riuscire a testimoniare a questi ragazzi che il vero “sballo” si chiama Gesù; che credere in uno come Lui non significa essere “musoni”; che ci si può divertire anche senza sottostare, come pecoroni, alle “mode” sempre e comunque pilotate da qualcuno che ha non pochi interessi in pasta …

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Published in: on 18 luglio 2010 at 12:57  Comments (2)  

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2 commentiLascia un commento

  1. Ma perchè i genitori non insegnano ai figli che ci si può diverrtire anche senza strafarsi di ogni cosa?
    Quello dell’antobus mi sembra un’altro modo per non risolvere i problemi e autorizare i ragazzi, anche i più giovani ad ubriacarsi tanto c’è chi li riporta a casa! Ormai il divertimento per molti si riduce solo ad ubriacarsi ed in tal modo i ragazzi non sanno più nemmeno dove sono. E me lo chiamano divertimento?

  2. No, non sono d’accordo, anche perché andare in discoteca, drogarsi, ecc. non sono per niente bisogni fondamentali. E’ una cosa che i giovani d’oggi dovrebbero cominciare a capire. Non solo, ma i genitori, anziché temere di disgustare i figli dovrebbero cominciare a dire veramente dei “no”, ma che siano no veri e non dei “ni”…


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