Privatizzare l’acqua? E noi cristiani?

Un milione e 400 mila firme contro la privatizzazione dell’acqua: presto si svolgerà, in Italia, un referendum per impedire che un bene così prezioso, indispensabile a ogni uomo, venga considerato “merce” puramente economica invece che “dono” derivante dalla creazione.

Il messaggio dei vescovi italiani per la seconda giornata dedicata alla salvaguardia del Creato trattava, qualche anno fa, proprio dell’acqua (“Bene comune e diritto”) aprendosi con un brano della Scrittura (“Il Signore vostro Dio vi dà la pioggia in giusta misura, per voi fa scendere l’acqua”) e sottolineando la “destinazione universale” dell’acqua.

Alla vigilia di una nuova Giornata per la salvaguardia del Creato (1 settembre 2010), mi chiedo come sia possibile che tutti i cristiani, ma proprio tutti, anche in Italia non si ribellino contro i tentativi di rendere privato, traendone immondo profitto, ciò che appartiene a tutti.

“Ribellatevi, ne avete l’età”, diceva – per altre questioni – don Lorenzo ai suoi ragazzi di Barbiana. “Ribelliamoci, ne abbiamo sempre l’età”, dovremmo dire tutti noi, che andiamo in Chiesa, davanti a chi vorrebbe appropriarsi dell’acqua.

O no?

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Published in: on 22 luglio 2010 at 08:54  Comments (4)  

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4 commentiLascia un commento

  1. Ciao Mauro,
    sono del tutto d’accordo con te.
    Ma come è noto, purtroppo, troppi cristiani (o presupposti tali) sono
    (più o meno consapevolmente) irretiti dal berlusconismo, da questa
    cultura pseudo liberista, efficientistica e del “ghe pensi mi”.
    Personalmente, ovviamente, ho subito aderito, anche come aclista,
    all’iniziativa “Acqua bene comune” firmando per il referendum.
    Il successo nella raccolta delle firme fa intravedere qualche buona
    speranza per il futuro….
    Ciao, a presto.
    Franco Burchietti

  2. L’acqua è un bene davvero prezioso e molti non se ne rendono conto, a partire dalle nostre amministrazioni ( ma anche noi cittadini facciamo spesso la nostra parte…) che non intervengono prontamente quando ci sono perdite nei bagni di ospedali, scuole, uffici pubblici, supermercati ecc.. Ora non capisco bene le ragioni della privatizzazione e quali saranno le conseguenze per ogni cittadino, ma perchè non far pagare in modo consistente ai responsabili gli sprechi di questo bene?

  3. Carissimo Mauro, finalmente – dopo la coraggiosa presa di posizione, nel 2005, del Gruppo di Riflessione Politica della Diocesi di Pistoia – con il tuo intervento hai lanciato “il sasso nello stagno” per smuovere le acqua di un conformismo sulbalterno alle logiche del “mercato” e del profitto, su un “bene comune” di fondamentale importanza per la vita (delle generazioni attuali… e – ancor di più – per le generazioni future), al punto che il tutto – sull’acqua e gestione dei servizi idrici (perchè l’acqua non arriva nella case da se… ma tramite il monopolio dell’acquedotto) – si potrebbe legittimamente riassumere nello slogan “O la Borsa, o la vita” e gli acquedotti – se teniamo alla vita – non possiamo, non dobbiamo, collocarli in Borsa.

    Grazie e un caro saluto, sperando che anche il Vescovo di Pistoia, Monsignor Mansueto Bianchi, assuma una posizione chiara come l’acqua, non ambigua e interpretabile in vari modi, cioè in difesa della gestione pubblica e PARTECIPATA (cioè controllata dai cittadini) dei servizi idrici.

    Giuliano Ciampolini

  4. Caro Mauro, finalmente – dopo la coraggiosa presa di posizione, nel 2005, del Gruppo di Riflessione Politica della Diocesi di Pistoia – con il tuo intervento hai lanciato “il sasso nello stagno” per smuovere le acqua di un conformismo sulbalterno alle logiche del “mercato” e del profitto, su un “bene comune” di fondamentale importanza per la vita (delle generazioni attuali… e – ancor di più – per le generazioni future), al punto che il tutto – sull’acqua e gestione dei servizi idrici (perchè l’acqua non arriva nella case da se… ma tramite il monopolio dell’acquedotto) – si potrebbe legittimamente riassumere nello slogan “O la Borsa, o la vita” e gli acquedotti – se teniamo alla vita – non possiamo, non dobbiamo, collocarli in Borsa.

    Grazie e un caro saluto, sperando che anche il Vescovo di Pistoia, Monsignor Mansueto Bianchi, assuma una posizione chiara come l’acqua, non ambigua e interpretabile in vari modi, cioè in difesa della gestione pubblica e PARTECIPATA (cioè controllata dai cittadini) dei servizi idrici.

    Giuliano Ciampolini


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