Dai biscotti alle mutande, ricordando gli scarponi di Zeno

Brava (e bella: non guasta) la Federica Pellegrini che ha vinto il nuoto a Budapest. E anche un po’ più ricca, visti i contratti pubblicitari che le sono subito piovuti addosso (paginate intere, già oggi, per farci credere che mangiare certi biscottini sia un contributo alla leggerezza e che Enel sia l’energia che vince).

Federica non è ovviamente la sola e, oltretutto, almeno ha vinto: pochi mesi fa astuti pubblicitari, dovendo aiutare la vendita di certe mutande, pensarono di affidarsi a cinque o sei brocchi di calciatori. Le mutande saranno certo andate a ruba, ma di gol se ne videro pochini …

Come non ricordare dunque – confronto imbarazzante – le vicende di un grandissimo campione del passato, l’abetonaro Zeno Colò? Fu squalificato – era il 1954 e la sua carriera finì in quel modo, anche se 35 anni dopo gli dettero ragione – per aver fatto una modestissima pubblicità a una marca di scarponi.

Appena 56 anni fa. Preistoria.

Non mi va di lodare i tempi passati. Ma pure mi chiedo se si stava meglio (come regolamenti sportivi e come stile collettivo) quando si stava peggio. Ma soprattutto: perchè dovrei mangiare quei biscottini solo perchè la società che li produce paga un sacco di soldi – che oltretutto finisco per pagare io – per farmi credere che siano leggeri e facciano vincere chissà cosa?

Possiamo, tutti quanti, essere un pochino più furbi?

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Published in: on 17 agosto 2010 at 16:53  Comments (1)  

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  1. La ‘carriera’ di Zeno Colò non terminò affatto nel 1954, quando gli fu tolto l’oro olimpico. Solo che, da quella persona schiva e riservata che era, non volle mettersi in mostra nemmeno quando nel 1984, in età non più giovane, vinse i Campionati nazionali per maestri di sci. E nemmeno quando dovemmo ricorrere a un escamotage, per portarlo a Roma per ritirare la laurea ‘honoris causa’ che gli era stata conferita dall’Università della Terza Età capitolina.
    Del resto, l’immagine più completa di Zeno la avemmo ad Aspen (Colorado) dove, come sottolineava giustamente l’amico Marcello Fontana, dopo aver vinto i Campionai del monso di sci il ‘Falco di Oslo’, seduto sulla neve, coprendosi il volto con le mani guantate pianse. Come quei boscaioli della Consuma da cui egli discendeva, che erano soliti affidare a vino e lacrime la gioia vera. Da autentici figli della Montagna.

    Alessandro Tonarelli


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