Quando De Gasperi studiava di politica

Nei giorni di uno sfasciume avvilente e quando la politica pare precipitare sempre più nelle basse sfere, oggi su “Avvenire” Maria Romana De Gasperi riporta una frase di suo padre, quando – sotto il fascismo – lavorava alla Biblioteca Vaticana.

“Ricordo con quale venerazione aprivo il palinsesto del De Repubblica di Cicerone. Venerazione e rispetto perché sentivo che qui era l’unica politica che avrei potuto imparare”.

Che fare perchè la politica riprenda a volare?

Published in: on 25 settembre 2010 at 16:48  Comments (1)  

“Allenarsi per la vita”

Lo ha scoperto “Famiglia Cristiana” e oggi è su molti giornali: il “protocollo d’intesa” tra due ministeri (Istruzione e Difesa), il Comando Militare dell’Esercito e l”Ufficio Scolastico della Lombardia per avvicinare i giovani al mondo militare.

Allenarsi per la vita” – questo il titolo del documento – sta scatenando decise reazioni nel variegato mondo pacifista ma anche in chiunque si interessa di tematiche educative.

All’inizio di un decennio nel quale, come Chiesa italiana, ci occuperemo dei tanti aspetti della cosiddetta “sfida educativa“, pare impossibile non farci interrogare dalla domanda (“E’ questa la scuola che vogliamo per i nostri figli?“) posta da Flavio Lotti, coordinatore al Tavolo della pace.

Published in: on 24 settembre 2010 at 06:15  Comments (1)  

Perchè pregare?

“Perchè pregare? Di questa espressione mi appartiene l’ultimo segno, il punto interrogativo. Non con la forza bilanciata di una domanda, ma con la spinta di un desiderio: il desiderio di soffiar via l’increspatura razionale che ancora mi trattiene, che rende la mia preghiera un tentativo, uno sforzo, una prova di dialogo verso un interlocutore che si cerca, a volte di pretende …”.

E’ l’attacco di un breve testo scritto da un caro amico, Massimo, impegnato nella comunità di Romena. Racconta il suo bisogno – e le sue difficoltà – davanti alla preghiera (“Di solito non mi allontano, la mente resta di vedetta e non molla la riva. Ma la sana inquietudine dell’andare oltre non mi lascia ed è questa che misura la mia fede”).

Pregare? Già: perchè – oggi – pregare?

Published in: on 19 settembre 2010 at 07:33  Comments (4)  

Il contributo della scuola per “riprendere a crescere”

Partendo da una dichiarazione del cardinale Angelo Bagnasco (novembre 2009) che sottolineava il forte bisogno, per il Paese, di “riprendere a crescere”, la ormai imminente Settimana Sociale dei cattolici italiani chiama ciascuno di noi, cittadini di questa Repubblica, e i tanti soggetti che hanno “doveri” (politico-amministrativi, economico-finanziari, sociali, culturali e informativi) a fornire un contributo. Una dozzina le domande poste dal Comitato Scientifico e Organizzatore della Settimana.

Sarebbe bello, e anche segno concreto di Chiesa, se la comunità ecclesiale pistoiese – ma anche, ovvio, chiunque si ritenga stimolato dalle tematiche e dalla sfida – volesse intervenire con singoli contributi che sarebbero certo utili anche a chi, da Pistoia, andrà delegato a Reggio Calabria, sede della Settimana.

Nei giorni di difficile riapertura (anche nel pistoiese) delle scuole, partiamo proprio dalle tre domande poste nel capitolo “educazione” del documento preparatorio. Eccole:

1)-come dare più strumenti a scuola e famiglia per premiare l’esercizio della funzione docente e incentivarne l’assunzione di responsabilità?

2)- come sostenere l’esercizio dell’autorità genitoriale in famiglia?

3)- come sostenere l’azione educativa dell’associazionismo e delle comunità elettive?

Published in: on 15 settembre 2010 at 20:14  Comments (1)  

Essere laici, oggi, in Italia: il campo della politica.

Ai tempi della vecchia DC, qualche “secolo” fa, era chiarissimo chi in ambito istituzionale e politico svolgeva in Italia compiti di mediazione tra la sfera religiosa e quella civile.

Con tutti i limiti di un’esperienza fatta da uomini, era soprattutto il partito “di” cristiani: con un saldo radicamento verso la dottrina sociale della Chiesa e con un senso dello Stato di cui, in seguito, si sono spesso perse le radici finendo per veder rimpianta, quella esperienza, perfino da antichi avversari politici.

In un contesto lontanissimo, oggi la mediazione è affidata ad altri canali. Spesso alla stessa gerarchia, obbligata a spendersi su terreni per definizione scivolosi: con opportunità, ma anche con problemi.

Alla fine della cosiddetta “seconda repubblica“, con uno scenario politico in veloce evoluzione, possibile ipotizzare nuove forme per la presenza – anche organizzata, magari anche solo prepartitica – dei cattolici italiani in politica?

Domanda non secondaria, anche a margine dell’ultima giornata pistoiese (con Serena Noceti) alla Settimama Teologica dedicata, quest’anno, al futuro della Chiesa; un ruolo per il quale molto – ha confermato Noceti – si gioca proprio sul ruolo dei laici.

Che fare?

Published in: on 11 settembre 2010 at 18:08  Comments (8)  

Se la moschea di Firenze somiglia a Santa Maria Novella e il minareto si confonde con il campanile di Giotto …

Il primo, inevitabile, gesto del credente è la testimonianza. Che poi può diventare annuncio, dialogo, liberazione. Ma la premessa di tutto è la testimonianza.

Parlando a Pistoia, nel corso di una “Settimana Teologica” dedicata alla Chiesa, il teologo Gianni Colzani ha affrontato il versante – i versanti – del futuro della Chiesa davanti alla crescita delle religioni.

Ha parlato, Colzani, nelle ore dell’enorme clamore mediatico provocato da un oscuro pastore americano che (alla guida di 50 anime !) sosteneva – salvo poi fare marcia indietro, anche dopo la chiarissima reazione vaticana e salvo poi ritornare … ancora indietro – la delirante idea di “bruciare il Corano” sabato prossimo, 11 settembre.

E ha parlato, Colzani, nel giorno in cui Firenze sta dibattendo su una possibile moschea dalle caratteristiche architettoniche molto simili a Santa Maria Novella e con un minareto che dovrebbero essere alto come il campanile di Giotto.

Parole molto belle, da Colzani sul significato di “religioni” e di “salvezza”. Splendida sottolineatura sul fatto che, per noi cristiani, “tutti gli uomini potranno conoscere la verità” perchè “la volontà salvifica di Dio riguarda tutti” in quando è a tutti che Dio dà il dono della Grazia.

E stimolante la considerazione – davvero capace di aprire finestre nuove anche nei rapporti fra “noi” e gli “altri” – che prima dell’annuncio sta, appunto, la testimonianza (anche perchè si è davvero credibili nell’annuncio se siamo, per primi, testimoni di ciò di cui si parla).

Possono, le premesse di Colzani, essere d’aiuto anche sulle questioni “moschea” (a Firenze e altrove)? E cosa dire, ovviamente non della moschea in quanto tale, ma di una moschea disegnata – a Firenze – in quel modo? Possiamo parlarne con serenità e pacatezza?

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L’INUTILE GIGANTE
Alberto Melloni (Corriere Fiorentino, venerdì 10 settembre 2010)

Nell’Europa di oggi le moschee sono il codice delle provocazioni. Da un lato quelle di chi vorrebbe sottoporre la più fine delle libertà, la libertà religiosa, a limitazioni che violerebbero la Costituzione e ciò che vorremmo essere; dall’altro quelle di chi va alla ricerca di ritardi, rinvii, divieti che li facciano apparire come vittime almeno in patrie lontane.

E dietro questo, l’odore dei soldi e l’odore dei consenso che ciascuno va a prendersi là dove può, senza scrupoli e senza senso del futuro, nell’illusione che odiare e farsi odiare siano bazzecole e non la vera atomica che andrebbe limitata nel mondo d’oggi.

Va visto in questo quadro il riaccendersi della polemica sul progetto di una moschea, anzi di una Moscheona, a Firenze. Che paga errori d’altri, in primo luogo quello di Roma. La moschea, infatti, è una sala di culto che non avrebbe per sé nessuna esigenza di magniloquenza. Basta andare in vacanza in un paese islamico per ritrovare nelle piccole moschee di villaggio l’equivalente delle sinagoghe musealizzate e di tante nostre chiese oggi a rischio d’abbandono: luoghi che per dimensione si lasciavano miniare dall’invisibile colore della fede che dà del tu all’Eterno. A Roma, invece, si volle fare una «San Pietro islamica», un gigante disegnato da architetti alla moda, e costruire con gli infiniti fondi forniti dal re saudita Faysal, dinastia wahabita, non certo amati da tutti i musulmani del mondo.

La moschea di Roma iniziò nel 1974 e finì nel 1995. Da allora le città d’Italia avrebbero potuto riflettere su cosa serve ai musulmani che sono capitati qui non per convertire l’Europa ma per cercare il pane, come i nostri nonni delle cento lire. A fedeli musulmani che vanno in moschea (un 5-10% dei totale dei diversi gruppi etnici) sarebbero certo servite delle piccole moschee, per dimensioni simili alle parrocchie.

«Parrocchie islamiche», di dimensioni medio-piccole, che avrebbero garantito l’espressione e la funzione di una vita di fede, permesso lo stabilirsi di dialoghi strutturati con le più antiche comunità di fede ebraica e cristiana, fornito alle autorità ed ai servizi dei punti di riferimento precisi. Invece niente. I sindaci paralizzati dalla temuta insurrezione popolare dei quartieri dove avrebbero dovuto spiegare che mille metri di moschea non fanno male a nessuno e fanno il bene di tutti perché alla libertà religiosa non si deve rinunciare mai. E «la gente», pronta a nascondere sotto il cappotto il proprio puttanesimo in nome di imprecisate radici cristiane, contenta di quella inerzia chiamata per sommo inganno «sicurezza».

Inerzia che lascia campo libero a chi voglia impossessarsi della frustrazione di chi prega in garage (da quanto tempo non si sente di cristiani che pur di pregare attrezzano il garage, a Firenze?) e abbagliarli presentandosi come un eroe. Abbagliarli, in questo caso, col progetto della Moscheona, studiato per essere insensato, nato per non essere realizzato, e destinato nel fallire a lasciar sul campo qualche quintale di detriti d’intolleranza, d’odio, di risentimento. Li si potrebbe spazzar via, questi detriti? Si, certamente: facendo un piano di moschee «parrocchiali», garantendo che nascano con denari trasparentissimi, battendosi perché l’analfabetismo dell’altro che insegniamo nelle scuole venga debellato, perché la «stima» di fede che il Concilio ha indicato ai cristiani diventi carne e sangue delle città. Ma per farlo bisogna pagare un prezzo, tutti: autorità politiche, comunità islamiche, cittadini, opinione pubblica. Non tanto alto, ma un prezzo.

Published in: on 9 settembre 2010 at 19:10  Comments (4)  

Scalfaro: la sana e robusta Costituzione

Avrebbe certo parlato della Costituzione, il presidente emerito Scalfaro, se gli fosse stato possibile raggiungere – oggi – Pistoia. L’incontro è, all’ultimo momento, stato annullato ma di Oscar Luigi Scalfaro è da poco uscita una intervista (Di sana e robusta Costituzione, add editore): un dialogo con il magistrato Gian Carlo Caselli.

L’ultranovantenne “testimone” si affida ai giovani. “Questo – dice -è il tempo vostro. Non state immobili a guardare. La Costituzione è da scrivere con la vostra vita … La Costituzione è da amare. E per amarla bisogna conoscerla e viverla, attuarla e sentirla propria”.

E’ la nostra Costituzione. Quella del 1948. Quella del personalismo comunitario, così tanto caro ai grandi pensatori cristiani.

“Quando si è arrivati al concetto di persona – scrive Scalfaro, ricordando gli anni appassionati della Costituente – i comunisti si sono inchinati dicendo La persona è titolare di diritti. Anche i liberali hanno detto: E’ titolare di diritti. Denominatore comune, chiave di spiegazione è la presenza della persona, che è il centro della Carta”.

Oscar Luigi Scalfaro: appello ed eredità di un testimone.

Published in: on 8 settembre 2010 at 17:17  Comments (1)  

Umiliati e umili

Un amico – non solo laico ma per sua stessa, orgogliosa, definizione laicista – ama prendere in giro i preti e tutta la “ditta”. Sostiene che “preti e monache cercano di fregarti sempre, anche con i giochini di parole”.

Ma non è un gioco di parole un passaggio del teologo Severino Dianich a Pistoia sulla “situazione attuale della chiesa” quando è ricorso – e non è stato certo il primo – al rapporto fra “chiesa umiliata” e “chiesa umile”.

Per Dianich una delle speranze possibili è che dalla prima si possa transitare alla seconda. E, magari, le “umiliazioni” degli ultimi tempi (su cui tante cose ci sono da dire) potrebbero perfino agevolare il passaggio a una “umiltà”, nella chiesa, certo più evangelica.

Published in: on 8 settembre 2010 at 07:24  Comments (1)  

Le “vetrate” e il “non ancora”, le “appartenenze” e la “Appartenenza”

“La Chiesa si può vedere e giudicare solo standone all’interno. E’ come nelle vetrate delle grandi cattedrali gotiche: da fuori si ha una visione confusa; la bellezza delle opere si legge bene solo dall’interno”. Ha usato questa provocazione, e questa similitudine, mons. Giordano Frosini introducendo a Pistoia – nella prima delle cinque relazioni alla “Settimana Teologica 2010”, dedicata proprio alla Chiesa – la triplice, antica, suddivisione della dimensione ecclesiale in tre categorie (Mistero – Comunione – Missione).

E “non vuol bene alla Chiesa – ha aggiunto – chi la difende così com’è: le vuole invece bene chi la spinge a essere ciò che ancora non è”.

In una fase storica nella quale la Chiesa, certo, non vive un bel momento e dove sono forti le contrapposizioni anche sul ruolo del Concilio Ecumenico Vaticano II, l’immagine delle vetrate nelle cattedrali ha una sua forza evidente. Ma pure il “non ancora” ha un fascino tutto da decifrare e attualizzare.

Che il metodo migliore, per affrontare le sfide dei problemi che sembrano franare sulla Chiesa, sia – a ogni livello – partire dalla reciproca sincerità ? E dalla consapevolezza, come amava dire Alberto Migone, che le singole “appartenenze” – quelle che possono pure dividere – si devono interpretare, nella Chiesa, alla luce di una “Appartenenza” che, certo, unisce? E’ poi così difficile?

Published in: on 6 settembre 2010 at 19:48  Comments (2)  

Ragionando sulla “ditta”

Cinque pomeriggi dedicati alla chiesa.

Da lunedì 6 a venerdì 10 settembre la diocesi di Pistoia propone, con la sua tradizionale “Settimana Teologica” un cammino dedicato proprio alla … ditta in un momento nel quale non mancano, all’esterno e all’interno, (ma sono mai mancati?) problemi e difficoltà.

“La splendida teoria sulla chiesa del Concilio Vaticano II” – questo il titolo – vedrà quattro relazioni di altrettanti teologi e l’intervento, mercoledì 8 settembre, di un testimone prezioso come Oscar Luigi Scalfaro: pulito interprete di una dottrina sociale, quella della Chiesa, purtroppo assai poco conosciuta, anche fra molti praticanti.

“Essere e fare chiesa – si legge in “La chiesa”, l’ultimo volume di Severino Dianich: uno dei relatori a Pistoia – rappresentano, ieri come oggi, una verità da scoprire, un mistero da vivere, una sfida da raccogliere”.

Realtà effettivamente complessa, la chiesa è tante cose insieme. Compreso quello spazio fisico, immerso nella penombra e in genere pressochè deserto, che ciascuno di noi può trovare aperto (ammesso ce la faccia: quante, infatti, e per i motivi più vari, le chiese chiuse?). Qui, in una qualunque chiesa-edificio, è sempre possibile entrare. Per pregare o anche solo per riflettere.
Pregare e riflettere. Due fra le attività più rivoluzionarie che ci siano …

Published in: on 4 settembre 2010 at 18:17  Comments (3)  
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