Le “vetrate” e il “non ancora”, le “appartenenze” e la “Appartenenza”

“La Chiesa si può vedere e giudicare solo standone all’interno. E’ come nelle vetrate delle grandi cattedrali gotiche: da fuori si ha una visione confusa; la bellezza delle opere si legge bene solo dall’interno”. Ha usato questa provocazione, e questa similitudine, mons. Giordano Frosini introducendo a Pistoia – nella prima delle cinque relazioni alla “Settimana Teologica 2010”, dedicata proprio alla Chiesa – la triplice, antica, suddivisione della dimensione ecclesiale in tre categorie (Mistero – Comunione – Missione).

E “non vuol bene alla Chiesa – ha aggiunto – chi la difende così com’è: le vuole invece bene chi la spinge a essere ciò che ancora non è”.

In una fase storica nella quale la Chiesa, certo, non vive un bel momento e dove sono forti le contrapposizioni anche sul ruolo del Concilio Ecumenico Vaticano II, l’immagine delle vetrate nelle cattedrali ha una sua forza evidente. Ma pure il “non ancora” ha un fascino tutto da decifrare e attualizzare.

Che il metodo migliore, per affrontare le sfide dei problemi che sembrano franare sulla Chiesa, sia – a ogni livello – partire dalla reciproca sincerità ? E dalla consapevolezza, come amava dire Alberto Migone, che le singole “appartenenze” – quelle che possono pure dividere – si devono interpretare, nella Chiesa, alla luce di una “Appartenenza” che, certo, unisce? E’ poi così difficile?

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Published in: on 6 settembre 2010 at 19:48  Comments (2)  

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2 commentiLascia un commento

  1. Ho ascoltato bei concetti sulla Chiesa popolo di Dio. Dalla fondamentale offerta del Concilio Vaticano II, che mira a coinvolgere tutta la comunità dei credenti in un’apertura di prospettive nuove, mi pare purtroppo di poter osservare una situazione – nella realtà – piuttosto lontana.

    La gente (la chiesa popolo) è poco propositiva di pastorale vera, spesso scambiata con altre cose. Come esempio faccio riferimento alle feste parrocchiali dove, spesso, primeggiano attività solo ricreative inframmezzate da Sante Messe. Già tanto se arriva alla condivisione di un si a proposte pastorali del parroco.

    Come intervenire e interessare per accreditare una sostanziale speranza?

    Si continua, senza nulla innovare, ad accogliere ragazzi al catechismo e genitori che li parcheggiano … con disco orario per la scadenza dell’ora. Come proporre, ai genitori, un aggiornamento adeguato a conoscere un concetto di Chiesa ben diverso e impegnativo?

    Domande circoscritte, ma qualcosa dobbiamo pure fare per non trovarci più a esaminare, ancora, situazioni che nel tempo rischiano di restare uguali.

    Raffaello Pratesi, diacono

  2. ma se non c’è la luce del sole o “umana” come si fanno a vedere bene i “disegni” cosi eterei? E meglio la metafora della tessitura. Per quanto riguarda la chiesa che ancora non é se non si riesce a discutere in modo aperto dei problemi “quotidiani” e ad essere costruttivi,creativi e pragmatici e scrollarsi di dosso del materialismo e delle idee “umane” non si riuscira ad entrare nella “logica” divina e quindi avvicinarsi ai pensieri di dio.Paolo


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