Il contributo della scuola per “riprendere a crescere”

Partendo da una dichiarazione del cardinale Angelo Bagnasco (novembre 2009) che sottolineava il forte bisogno, per il Paese, di “riprendere a crescere”, la ormai imminente Settimana Sociale dei cattolici italiani chiama ciascuno di noi, cittadini di questa Repubblica, e i tanti soggetti che hanno “doveri” (politico-amministrativi, economico-finanziari, sociali, culturali e informativi) a fornire un contributo. Una dozzina le domande poste dal Comitato Scientifico e Organizzatore della Settimana.

Sarebbe bello, e anche segno concreto di Chiesa, se la comunità ecclesiale pistoiese – ma anche, ovvio, chiunque si ritenga stimolato dalle tematiche e dalla sfida – volesse intervenire con singoli contributi che sarebbero certo utili anche a chi, da Pistoia, andrà delegato a Reggio Calabria, sede della Settimana.

Nei giorni di difficile riapertura (anche nel pistoiese) delle scuole, partiamo proprio dalle tre domande poste nel capitolo “educazione” del documento preparatorio. Eccole:

1)-come dare più strumenti a scuola e famiglia per premiare l’esercizio della funzione docente e incentivarne l’assunzione di responsabilità?

2)- come sostenere l’esercizio dell’autorità genitoriale in famiglia?

3)- come sostenere l’azione educativa dell’associazionismo e delle comunità elettive?

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Published in: on 15 settembre 2010 at 20:14  Comments (1)  

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  1. Ritengo che la risposta a tutte e tre le domande trovi sintesi in quei Dpr 416 e 432 con cui, negli anni ’70 del secolo scorso, vennero introdotti nel nostro ordinamento i cosiddetti ‘Decreti delegati’, con cui venivano concepiti i famosi (per non dire famigerati) ‘Organi collegiali della Scuola’. Accade ‘in illo tempore’ che, mettendo in sciagurata parafrasi certi interessanti concetti espressi anni prima da personalità scolastico-istituzionali del calibro di Tristano Codignola e il valdinievolino Tommaso Marradi, fu proceduto alla istituzione di un nuovo ceto sociale, estremamente debole in quanto ricattabile: quello dei ‘genitori’, escludendo conseguentemente dalla gestione del fondamentale processo formativo rappresentato dalla scuola i cittadini senza figli. E impedendo quindi loro di partecipare, con le proprie idee, alla realtà scolastica.
    Veniamo comunque alla ‘famiglia’, realtà purtoppo soppiantata oggi da quelle ‘allagate’ rappresentate da coniugi o conviventi, figli di primo letto di uno o entrambi e via ‘allargando’. Una famiglia peraltro priva, sovente, di fondamentali funzioni aggregative e spesso comunicative, in cui i genitori -o facebti funzioni-, vessati da complessi e sensi di colpa nei confronti dei ragazzi, li ‘iperproteggono’, danneggiandoli gravemente, nei confronti di una realtà scolastica spesso composta da docenti che si sono laureati nel ’68 o negli anni ’70, ai tempi in cui imperava l’inquietante demagogia del ‘tutto a tutti e gratis’: del 18 o 36 ‘politico’, con conseguente laurea e abilitazione all’insegnamento senza sapere quasi niente, di ciò che erano chiamati a insegnare: gli esempi, in proposito, abbondano.
    Quali soluzioni, dunque?
    Una può trovare, a mio parere, un interessante spunto nelle idee di Massimo Cacciari, con il quale ebbi personalmente modo di interloquire per ore durante una sua visita a Pistoia.
    Occorrerebbe,a parere del filosofo ed ex sindaco di Venezia, conferire molti poteri all’Associazionismo. Alla gente, insomma, che da tempo non è più rappresentata dal ‘teatrino della politica’ né da quelle vere e proprie botteghe che sono i partiti. Quello del Volontariato può rappresentare insomma, secondo l’utopia perseguita da Cacciari (che personalmente condivido) un fondamentale valore di riferimento, anche e soprattutto per quanto concerne il processo formativo dei giovani a fronte dell’inesistenza di quel nucleo fondamentale che era la Famiglia.
    Alessandro Tonarelli


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