E se in parrocchia si riflettesse (anche) sugli spot?

E se, sugli spot, avesse ragione Luca Borgomeo?
Leggo che il presidente AIART (meritoria associazione per l’educazione all’uso consapevole e critico dei media), nel tenere una conversazione in una grande parrocchia romana, ha sostenuto come è proprio anche nelle parrocchie che dovrebbero essere tenute iniziative per educare i giovani (e non solo …) a una visione critica e consapevole dei messaggi commerciali. Messaggi che così tanto – basta vedere gli accattivanti spot di questo periodo prenatalizio – condizionano la nostra vita.

“Per preparare una predica spesso un sacerdote – dice Borgomeo – impiega un quarto d’ora, ma per fare uno spot di 30 secondi i pubblicitari lavorano per mesi”. Il loro prodotto, magari a differenza del “prodotto” predica, è efficace, accattivante, persuasivo.

“La pubblicità – avverte Borgomeo – condiziona il nostro modo di pensare, impone modelli culturali linguistici, stimola desideri che potrebbero avere un’altra connotazione, ci oriente, è prepotente nel convincerci a comprare cose di cui, magari, non abbiamo bisogno. A volte modifica valori e modelli culturali”.

Mi chiedo, e chiedo, perchè – non solo nelle scuole ma anche nelle parrocchie – così tanta disattenzione sull’argomento. Non si tratta, ovviamente, di rifiutare in blocco la pubblicità (che spesso è perfino utile), ma di essere educati a conoscerne meccanismi e trucchi, finalità e tecniche.

Quante fra le nostre famiglie, in tempi di crisi, finiscono addirittura per indebitarsi solo per cercare di stare dietro agli stimoli dell’ultima campagna pubblicitaria?
E quanti fra noi, anche fra i più avvertiti, si rendono conto del fortissimo influsso che i colossali investimenti pubblicitari hanno sulla stessa libertà di informazione?

Davvero in parrocchia e nei movimenti ecclesiali si può essere così “disincantati” e “angelici”, o anche solo “devozionali”, da non rendersi conto che esistono tante frontiere, ma davvero tante, per difendere la “vita”?

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Published in: on 8 dicembre 2010 at 09:44  Comments (1)  

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  1. Sono d’accordo: i sacerdoti sono spesso noiosi, finiscono col riptere smpr le stesse cose. Criticano tutto e tutti, spesso “distruggono con le loro parole” e quasi mai segnano una via da seguire davvero, pratica. Finiscono spesso per creare nella testa delle persone più confusione che cose buone, fin quando uno non ne può più e decide di cercare qualcosa di buono altrove.

    Non c’è preparazione, coordinamento, unità d’intenti e di messaggio. Si finisce anche per sguire quel sacerdote o quell’altro perchè uno dice una cosa e l’altro magari il contrario e dunque si sceglie. I sacerdoti dovrebbero anche essere buoni motivatori, quasi degli “atleti” che spronano anche gli altri a correre.


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