Ragionando a briglia sciolta su “Avvenire”

Nel quotidiano cattolico “Avvenire” (normalmente citato, nelle rassegne stampa, come “quotidiano dei vescovi”. Ma perchè – ci chiediamo in molti – nelle stesse rassegne un giornale come, ad esempio, il “24Ore”, non viene mai definito come “quotidiano degli imprenditori”?) ci sono pagine su cui è facilissimo, anche nella comunità ecclesiale più smaliziata, avere giudizi largamente positivi.

“Agorà” per la cultura, le pagine degli spettacoli, le cronache dal mondo e quelle sociali, certe inchieste e certe campagne (ultimissima: quella sui profughi eritrei): sono pagine che, da sole, legittimano l’euro e 20 centesimi del costo. E, in certo casi, rendono davvero orgogliosi. Pagine molto apprezzate anche in ambienti laici. Talvolta perfino più conosciute in ambienti laici che in “casa” cattolica.

E ci sono pagine, come negarlo, che spesso dividono. Certi racconti della politica interna, certe prese di posizioni su personaggi e vicende dell’Italia politica e istituzionale, certi mancati giudizi su vicende a dir poco scandalose (vicende che tra qualche anno faranno inorridire chiunque e, di certo, vergognare qualcuno per i troppi silenzi, le troppe acquiescenze, le tropppe viltà!).

In un Paese così diviso, e con una politica così condizionata da particolarissimi e scandalosi fattori che si trovano solo in Italia, non è difficile spiegare questo tipo di divisione nei confronti di un quotidiano: è la stessa divisione che troviamo nella politica e nei sempre complessi rapporti fra Chiesa e politica.

Detto questo, resta – su “Avvenire” – l’aspetto certo unificante: troppo spesso, come cittadini cattolici e come cattolici cittadini, la nostra capacità di leggere e interpretare le informazioni è fortemente condizionata dalla nostra sostanziale incapacità di assumerle, quelle informazioni, in modo consapevole e critico. Chiunque le fornisca. Da qualunque potere (anche editoriale) esse vengano “trattate”.

Troppo spesso, anche nella nostra Chiesa e in tutte le Chiese diocesane, “sospettiamo” davanti alle pagine del quotidiano cattolico e … “beviamo”, come fosse pura acqua di sorgente, ciò che passa da altri “conventi”. “Conventi” mai, ovviamente, disinteressati.

Ecco perchè, forse, una giornata come quella “diocesana per Avvenire” può benissimo essere l’occasione per riflettere una volta in più davanti al grande potere, spesso manipolatorio, dei media. Riflettere e agire.

E se, ad altre testate, ogni tanto ci affianchiamo anche questa – magari approvando o dissentendo con civiltà – non è certo cosa sbagliata. Diciamo che è, di sicuro, una risorsa in più. Anche in termini di pluralismo.

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Published in: on 19 dicembre 2010 at 09:26  Comments (1)  

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One CommentLascia un commento

  1. Più che giusto quanto avete evidenziato: condivido totalmente.
    Posso farvi una domanda?
    Che ne pensate di Famiglia Cristiana?
    Grazie e cordilai saluti
    Guglielmo Pegoraro


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