Se un “potente” guadagna da solo come seimila “miseri”

Perchè egli libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto“.
I Salmi – che in genere, alla Messa, facciamo fatica ad ascoltare fra una lettura e l’altra biascicando un ritornello altrettanto frettoloso – offrono miniere di spunti.

Nel giorno dell’Epifania (oggi atteso – ho l’impressione – solo perchè in tante regioni iniziano i “saldi” e tutti possiamo fare la fila per comprarci un maglioncino firmato) c’è spazio anche per questo versetto, dal salmo 72, ricordando come anche i potenti, dopo i poveri, abbiano adorato il Dio fattosi bambino. Con un altro potente, chiamato Erode, che tenta di fregare i Magi facendo finta di voler anche lui adorare il Bambino mentre, invece, aveva intenzioni decisamente diverse.

Ho ascoltato il Salmo, con il richiamo alla liberazione dei “miseri” e dei “poveri”, avendo ancora nelle orecchie una rassegna stampa ascoltata qualche ore prima per radio.

Il grande manager globale dell’automobile, quello che veste in maglioncino e sta facendo molto discutere con i suoi piani industriali, ha una retribuzione fissa, indipendentemente dai risultati ottenuti, pari a tre milioni di euro all’anno: ma, se solo volesse, potrebbe pure tramutare in azioni – e venderle – i suoi 10 milioni di stock options (“scorte di azioni”) ricavando qualcosa come 100 milioni di euro: vuol dire che occorrerebbero almeno 6.000 operai per guadagnare, tutti insieme, come il grande manager globale dell’automobile per il quale, da qui al 2014 sono pronti altri 9 milioni circa di stock options e dunque, un altro bel centinaio di milioni di euro.

E’ del tutto ovvio che un manager, in particolare se lo merita, debba guadagnare bene. Ma è altrettanto ovvio che, specie negli ultimi anni, la forbice dell’ingiustizia si è allargata in modo un tempo impensabile.

E’ accettabile, mi chiedo, che una persona da sola possa legittimamente guadagnare come seimila altre persone? Possiamo ancora, dalla Parola e dalla Dottrina Sociale della Chiesa, estrarre “scorte” di indignazione?

Annunci
Published in: on 6 gennaio 2011 at 13:42  Comments (3)  

The URI to TrackBack this entry is: https://diocesipistoia.wordpress.com/2011/01/06/se-un-potente-guadagna-da-solo-come-seimila-miseri/trackback/

RSS feed for comments on this post.

3 commentiLascia un commento

  1. Caro Mauro, grazie per la tua indignazione e di seguito aggiungo l’indignazione di Don Lorenzo Milani verso “il piccolo Baffi” (che oggi è diventato “il grande Baffi”).

    Un caro saluto.
    Giuliano Ciampolini, Agliana
    °°°°°°

    Lettera di don Lorenzo Milani a don Piero (Esperienze pastorali, pp.443-471).
    Il testo integrale è molto lungo. Di seguito incollo solo la prima frase di quella lettera e le frasi di indignazione verso “il Baffi”:

    “Caro Piero, Cesare m’ha detto che quando ti raccontò dell’atteggiamento che ho preso di fronte a un industriale e agli industriali in genere, restasti un po’ turbato … Ma l’ordine si sa non è un concetto univoco. Se lo violano i poveri è attentato allo Stato. Se lo violano i ricchi è la Congiuntura Economica, è un complesso di cose complicate che noi campagnoli non si possono intendere.

    Ma torniamo a Mauro. A furia di far 12 ore, s’era ridotto da far spavento. Poi gli si ammalò il babbo. Fu in quei giorni che sentii dire che il Baffi assume.
    Ci andai di corsa. Raccomandare sul lavoro è un delitto, lo so, ma in quel caso non potetti resistere alla tentazione … Dissi solo che aveva il babbo malato, che lavorava dai terzi senza libretto, che coì non poteva andare avanti, che conl libretto tirerebbe gli assegni e le medicine e ogni cosa…

    M’interrompe: “E’ inutile Padre che s’affatichi a raccontarmi. La mia amministrazione non puo’ interessarsi a nessun motivo umanitario. Lei mi capirà certo. Qui c’è una legge sola: il bene dell’Azienda. Che poi è il bene di tutti. Il ragazzo è in prova. Ma gli dica che non ammetto scioperi. Al primo sciopero vola”.

    E’ come se m’avesse colpito allo stomaco.

    “Ma almeno, balbetto, mi dica che è sicuro di assumerlo. Se no, non può lasciare i terzi. Ha la famiglia troppo gravosa per mettersi a questi rischi”.
    “Padre io non posso assicurargli nulla. Io ne licenzio 5 o 6 a settimana e ne assumo altrettanti. Il lavoro a me non manca mai. Ma da me c’è un sistema speciale. A me piace l’ordine, la disciplina. Son sicuro che anche lei, Padre, la pensa come me”.

    Io penso invece all’art. 40 della Costituzione: il Diritto di sciopero. Possibile che il Baffi, uno stupido piccolo privato possa beffare così una legge che un popolo s’è data? Che un popolo ha pagato così cara: sangue, fame, guerra civile, elezioni tanto sofferte da ogni parte. E poi non è una legge qualsiasi. È quella che il Cristo attendeva da noi da secoli, perché è l’unica che ridia al povero un volto quasi d’uomo. Non gli riconoscerà ancora il potere sopra le cose. Ma almeno sul suo lavoro: di darlo o non darlo quando gli pare.

    Ma no, Baffi, non ti meriti che queste cose io te le dica in faccia.
    Avresti troppa soddisfazione mettendomi per strada Mauro e ridendoti di me e dei miei sogni … “.

  2. Le scorte di indignazione da sempre non risolvono i problemi.
    Se vogliamo continuare ad indignarci facciamolo pure, nessuno ce lo vieta,l’importante è che oltre a rendere amaro il nostro sangue, non rendiamo amaro anche il sangue degli altri, ricordiamoci anche delle parabole del ricco epulone o di quella della cruna dell’ago se questo può consolarci, ma non solo perchè sono vere e traducono la giustizia vera e questa volta non fittizia del regno dei cieli (per chi ci andrà).
    Ricordiamoci che il tempo ed il modo per fare le riforme c’è sempre stato: e’ facile scaricare le colpe su altri paesi, senza assumerci le nostre responsabilità.
    Senza andare troppo lontano e se guardiamo paesi più seri,con economie più avanzate e con un welfare all’avanguardia sono state adottate diverse misure(es.Germania,Francia o Paesi scandinavi con il sostegno anche economico per la famiglia giusto per ricordare una delle misure) il problema è che noi italiani siamo sostanzialmente dei vigliacchi,parliamo troppo e non abbiamo una visione concreta e proattiva e purtoppo credo che non l’avremo mai.
    Buona epifania a tutti.
    Francesco.

  3. INDIGNATI E IGNAVI

    L’indignazione fa parte della nostra vita.
    Ci alziamo ogni giorno con l’indignazione in gola: un’indignazione che sale sempre più verso la bocca e che ci dà il senso della nausea e, a volte, del vomito diretto, improvviso.
    Se ricordi bene, caro Mauro, noi siamo nati con l’indignazione fra i nostri cibi quotidiani. Ne abbiamo viste di tutti i colori, quando tu eri corrispondente della Nazione da San Marcello e io, da molto prima, lo ero da Quarrata.
    Ci hanno fatto indignare perfino i contratti miliardari della Rai per giornalisti e gente dello spettacolo. Ci siamo indignati della corruzione dei politici e abbiamo assistito, indignatissimi, a tutta la Di Pietro-fiction degli anni di ‘tangentopoli’.
    Prima ci eravamo indignati, ancor più, ‘di una’ e ‘per una’ educazione trentennale antifascista, liberazionista, progressista. Insomma, Mauro, siamo cresciuti… a pane e indignazione.
    E oggi siamo ancora qui a indignarci – ce lo stai facendo vedere – con i solitissimi problemi di sempre. Oggi che la Cina è molto più vicina che negli anni della nostra giovinezza e che, anzi, garantisce la stabilità economica e monetaria della vecchia Europa, che alla Cina ha tolto fiato come oggi la Cina, il fiato, lo toglie alla vecchia Europa, sparando in aria miliardi di tonnellate di anidride carbonica a spregio di tutti. E senza chiedere permessi.
    I ‘Salmi’ sono sì una fonte di saggezza su cui riflettere. Ma sono convinto che dovremmo riflettere anche su queste altre domande:
    Cosa è successo dell’ammaestramento della storia, con la shoa che continua a ripetersi, in forma diretta o emulata, contro gli ebrei come contro altri, non ultimi i cristiani neo-màrtiri?
    Cosa hanno fatto i partiti della ‘Prima Repubblica’ e quelle “cose non meglio identificate” della ‘Seconda Repubblica’ per riportare la giustizia sociale e l’equità? Ma, soprattutto, cosa stanno facendo oggi, tempo in cui le disuguaglianze sono ancor più marcate e le diversità ancor più divaricate?
    Cosa fanno le istituzioni per arginare il malcostume e dare almeno uno spiraglio di luce di buon esempio e di rimoralizzazione?
    È giusto parlare solo di stipendi di Marchionne o dovremmo parlare anche di in-Giustizia, di in-Sanità, di in-Istruzione, di in-Servizi, di in-Previdenza, di in- e ‘tutto il resto che non va’ in fila?
    E in questa piramide dell’in-sostenibile, dell’in-accettabile, dell’im-proponibile, dello scandalo, che posto dobbiamo riservare alla Chiesa disorientata e persa, anch’essa, fra interventi come i tuoi e sostanziale incapacità di dare vere e convincenti risposte ai bisogni non dei fedeli – che comunque le trovano da sé –, ma della gente comune e soprattutto di quella che non può essere attratta da chi, predicando una dottrina rigorosa, non riesce poi a far vedere che vive, in prima persona, la semplicità e la povertà evangelica?
    L’indignazione non basta. Non sarà sufficiente a salvarci. Non basterà un ‘Salmo’.
    Mi viene, invece, da riflettere su queste parole di Luca , 41: “verumtamen quod superest date elemosynam et ecce omnia munda sunt vobis…”
    Non sei d’accordo?

    Edoardo Bianchini

    P.S. – Questo intervento lo trovi anche su: http://quarratanews.blogspot.com/2011/01/indignati-e-ignavi.html


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: