Il secondo sguardo


Devo a un amico grafico una suggestione che mi piace condividere.

Tutti gli anni Renato Scianò invia, in 200 copie, una piccola cartella (“per gli amici”) con divertissment grafici e qualche riga scritta. Per questo 2011 ha fatto lavorare la macchina fotografica digitale e invita a riflettere su quello che chiama “il secondo sguardo”.

Uno sguardo “supplementare” – dice lui – davvero necessario per vedere nuove realtà o altre presenze proprio nello stesso punto in cui abbiamo gettato il primo sguardo”.

Un esempio? Da una foto dedicata all’insieme di un tratto di mura cittadine, escono – per chi voglia vederli – dettagli di presenze nascoste: piccole finestrelle, graffiti, una pietra singolare, una grata misteriosa …

“Senza il nostro secondo sguardo – scrive Renato – queste realtà non le vedremmo mai, esse sarebbero perse per sempre e noi percepiremmo una realtà molto meno ricca … Il nostro occhio è infatti guidato dalla mente che tende sempre a scegliere il messaggio più immediato e facilmente riconoscibile, consegnandolo subito alla memoria che lo cristallizza; per questo vediamo case, pareti, prati, rami quasi sempre come realtà intere facendoci sfuggire, per pigrizia, tanti particolari che non sono affatto nascosti”.

Nessuno, ovvio, ci vieta di estendere la bellezza – e l’utilità – del “secondo sguardo” anche al di là di un tratto di mura cittadine. Non è difficile rendersi conto che la realtà è sempre più ricca rispetto alla prima impressione.

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Published in: on 16 gennaio 2011 at 17:33  Comments (1)  
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  1. Anche restare più a lungo a guardare apre la mente a particolari unici che per la loro importanza hanno bisogno di più tempo per raggiungerci, e sembra proprio per questa peculiarità essere diretti a pochi eletti. Certi aspetti aprono anche a qualcosa di più profondo: il senso di disagio e la solitudine e l’unicità della vita che ci circonda e chiede il nostro rispetto.


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