Giornalisti: santo Francesco o santo Giuda?

Almeno due i fronti da cui osservare l’appuntamento con il santo (Francesco di Sales) che la Chiesa ha messo a fianco dei giornalisti come “protettore”: il fronte dei giornalisti e quello dei cittadini, la trincea di chi media le notizie e quella di chi quelle notizie le riceve.

Fronti che si intrecciano soprattutto nel periodo, di enormi cambiamenti anche tecnologici, che stiamo attraversando. Mi riferisco al citizen journalism o giornalismo partecipativo, profili che avrebbero abbattuto trincee un tempo bene definite. Oggi –si dice – dei giornalisti non c’è più bisogno: chiunque può fare giornalismo. Basta un telefonino, una videocamera, un po’ di tecnica, un po’ di fortuna.

Sono molto attratto da tutto questo, ma nutro seri dubbi sul fatto che si possa fare giornalismo, in particolare giornalismo di qualità, senza la professionalità e la responsabilità della mediazione giornalistica.
Ma è altrettanto indubbio, parlando della categoria, quanto forte sia la crisi dei giornalisti (e dei giornalismi) tradizionali. Si è da poco concluso il congresso nazionale del nostro sindacato (FNSI). Nessun giornale ne ha parlato e già questa è una notizia.

Nell’aula di Bergamo, sede del congresso, ha fatto molto parlare una ricerca che fotografa la situazione di una categoria spesso mitizzata e invidiata da chi non la conosce. Dati sconfortanti. Metà dei giornalisti iscritti all’Ordine non hanno posizione contributiva; i free-lance che dichiarano meno di 5.000 euro l’anno (400 euro al mese!) sono un esercito; le fasce di reddito intermedie, sempre più numerose, si impoveriscono a vantaggio dei pochissimi dai guadagni stratosferici; la popolazione giornalistica invecchia sempre più; su 108 mila (circa) giornalisti ufficialmente iscritti al contestatissimo Ordine, gli “attivi” non raggiungono quota 50 mila; dei 62 mila (circa) pubblicisti presenti nei 108 mila complessivi che formano l’Ordine, appena 4 mila risultano iscritti all’Istituto di Previdenza.

Domandatevi, lettori delle cronache dei quotidiani toscani, chi costruisce quelle pagine, perché sono zeppe di comunicati stampa e avare di notizie scomode, quanto l’editore paga giovanissime leve di “cronisti” ipersfruttati, quanto soffra la qualità dell’informazione.

San Francesco di Sales, se solo fosse interessato, avrebbe un sacco di lavoro arretrato per “proteggere” una categoria dai numeri così strani, dal presente così misterioso, dal futuro così incerto. Ma non è certo questo il patrocinio da chiedere a un antico sacerdote savoiardo inventore di un sistema, quello dei fogliettini messi sotto le porte di chiunque, per difendere le ragioni della fede.

Fosse per me lo cambierei, il santo protettore dei giornalisti. Ce ne metterei un altro, di santi. Punterei diretto su san Giuda: pare sia il protettore delle cause perse, dei casi disperati, degli affari senza speranza. Come, appunto, il giornalismo d’oggi. (sta in “Toscana Oggi” 23 gennaio 2011)

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Published in: on 22 gennaio 2011 at 18:37  Comments (2)  
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2 commentiLascia un commento

  1. Non è solo questa categoria ad essere vessata:Architetti,Avvocati,Geometri etc.etc
    Evidentemente I Santi Protettori e Patroni stanno inattivi.

  2. Concordo con la proposta di postulare la nomina di San Giuda quale protettore di una categoria professionale che è, in molti casi, solo vessata e ingiuriata. Lo afferma amaramente uno che, come il sottoscritto, iniziò nel ’72 collaborando co un periodico parrocchiale e quindi, dopo varie esperienze televisive e radiofoniche, lavora dal marzo ’84 per un importante quotidiano che da alcuni anni gli corrisponde retribuzioni talmente misere da determinare due effetti: grossi problemi economici per la propria famiglia e la progressiva disaffezione per un mestiere in cui ha creduto e per il quale si è impegnato nel corso di una intera vita. Ben venga dunque San Giuda, protettore delle cause perse, al posto di un San Francesco di Sales che poteva permettersi di praticare l’informazione come volontariato. Lui, però, non ‘teneva famiglia’.


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