A proposito di dottrina sociale

“Nelle prospettive di un’autentica democrazia, la vita politica ha bisogno, pur se in forme diverse, della partecipazione di tutti: il cristiano, in particolare, non può disinteressarsi dei problemi del bene comune“.

Allegato all’ultimo numero del settimanale diocesano pistoiese si trova un pieghevole dedicato alla (abbastanza sconosciuta) dottrina sociale della Chiesa: uno dei dieci punti riguarda proprio il problema della partecipazione giustamente legato agli aspetti dell’informazione “il cui esercizio va regolato dalla legge della verità e dell’oggettività e temperato da un effettivo pluralismo”.

Anche vista la situazione italiana, c’è qualcosina, mi pare, su cui riflettere …

Published in: on 23 febbraio 2011 at 21:21  Comments (1)  
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A che serve fare i “pellegrini” in Terrasanta?

Chi fa un viaggio pellegrinaggio in quella che è bello chiamare con il nome di Terra Santa (iniziando dai territori oggi divisi fra Israele e Palestina), sente spesso parlare di “pietre” con una doppia accezione. Esistono quelle “morte”, fra cui di eccezionale portata quella del Golgota e le altre nel Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Ed esistono le pietre “vive”, con particolare riferimento alla situazione dei cristiani che, sempre meno numerosi, ancora si ostinano a non cedere (davanti alle tante difficoltò) alle lusinghe dell’emigrazione, dell’abbandono, di una sostanziale diaspora. Fra le pietre “vive”, ovviamente, anche tutte queste popolazioni per le quali è purtroppo normale, a differenza nostra, vivere circondati da soldati armati.

Si è appena concluso un pellegrinago con due parocchie pistoiesi (Masiano e Bonistallo). Altri ne seguiranno, da tante diocesi anche toscane. E tutti, inevitabilmente, si confronteranno – con le ragioni della fede o anche solo con quelle della cultura o della politica – con l’abbinata fra questi due tipi di “pietre”.

Stando a Gerusalemme, specie in giorni così complessi e di rapida trasformazione nello scenario mediorientale, capisci che stai davvero in un luogo cruciale. Anche per i nostri (tranquilli?) destini occidentali. Qui, per noi cristiani, Cristo è stato ucciso ma è anche risorto. Qui è salito al Padre
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Questo vuole essere uno spazio libero, a disposizione dei 55 “pelegrini” pistoiesi in Terrasanta dal 9 al 16 febbraio 2011. Per ospitare racconti, sensazioni, impressioni. Ma, ovviamente, è spazio aperto per chiunque abbia voglia di interagire.

A che serve, oggi, un pellegrinaggio nelle terre calpestate da Gesù Cristo?

Published in: on 16 febbraio 2011 at 15:49  Lascia un commento  

Democratico cristiani

“… Noi vogliamo: la repressione dell’usura, dei giochi di borsa, delle speculazioni capitalistiche … Noi vogliamo una forte diminuzione progressiva delle spese militari e dei debiti e degli altri oneri pubblici … Noi vogliamo il disarmo generale progressivo … Noi vogliamo una legislazione efficacemente protettiva del lavoro … Noi vogliamo la rappresentanza popolare … Noi vogliamo un largo decentramento amministrativo come avviamento alla effettiva autonomia comunale e regionale contemperata colle esigenze strettamente nazionali dello Stato … Noi vogliamo una riforma tributaria conforme alle esigenze della giustizia retributiva …”.
Per sentire “enormità” del genere, bisogna ormai risalire agli inizi del secolo XX ripescando l’appendice di un volume, del pratese Giovanni Bensi, dedicato a mons. Marcello Mazzanti, vescovo di Pistoia e Prato dal 1885 al 1908. (“Un vescovo nello Stato unitario fra il XIX e il XX secolo”).

E’ l’appendice intitolata “Noi vogliamo”.
L’appendice che ipotizza un programma per la “Democrazia Cristiana”. La prima.
Perchè non ripartire da lì?

Published in: on 8 febbraio 2011 at 13:49  Comments (7)  
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Se la confessione sbarca sull’iPhone …


Non ci mancava che questa.

E’ sul mercato, distribuita da una società statunitense, una nuova applicazione per iPhone e iPad. Si chiama “Confession” e si propone – udite – di “aiutare il pentitente a bene confessarsi”. Il logo, sullo schermo del palmare, pare sia un cuore rosso con due ali bianche sovrastato, al centro, da una croce su fondo nero.

“Credo si tratti di un sussidio – pare abbia detto il reggente della Penitenzieria vaticana – un aiuto forse utile, un modo per avvicinare i fedeli, ma non è da ritenersi in alcun modo un sostitutivo del sacramento della confessione”. Deo gratias !

A parte il software – che a qualcuno, me in testa, potrà pure parere una “americanata – e a parte quella che i media già si divertono a chiamare “confessione digitale“, la questione può forse essere utile come pretesto per farci riflettere su uno fra i sacramenti meno praticati in assoluto. Appunto: la confessione.

Come presentarlo, sul serio, in modo attuale un sacramento con il quale ci si presenta a un sacerdote, gli si raccontano i nostri “peccati”, lui ci ascolta e ci manda “assolti” dandoci una “penitenza”?

Come proporre l’idea stessa di “confessione” – e di “penitenza” – in un contesto che certi termini quasi sembrano perfino una bestemmia ?

Come riconciliare l’idea stessa di confessione con lo strano mondo in cui siamo immersi?

Published in: on 4 febbraio 2011 at 18:42  Comments (5)  
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