“Anche una suora di clausura lavora”

8 marzo 2011 – “Anche un poeta lavora, anche una suora di clausura lavora”. Così, sabato scorso a Pistoia, il presidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo che teneva una lezione dedicata ai “giovani valori della Costituzione”.

Ha commentato, fra l’altro, anche l’articolo 4 della nostra Carta fondamentale. Questo articolo: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

L’articolo – ha precisato – segna una tottura con un certo passato quando molto, se non tutto, si fondava sul denato o sui titoli di nascita. Oggi tutto si fonda (dovrebbe fondarsi) sul lavoro: e i padri costituenti, in poche splendide parole, seppero collocarlo nella sua più ampia dimensione comprendendo, appunto, molte forme di lavoro. Compreso quello dei poeti o di chi, nel chiuso di un convento, prega.

Un pensiero, in questa giornata di festa, anche per le suore di clausura. Anche loro lavorano.

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Published in: on 8 marzo 2011 at 07:27  Comments (4)  

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4 commentiLascia un commento

  1. tutto a mio parere dipende dal modo in cui si concepisce il lavoro: è solo uno strumento per sopravvivere o è anche un modo per realizzare sè stessi?
    Dando per scontato il fatto che possa anche essere un mezzo per esprimere sè stessi e le proprie capacità rimane però indubbio il fatto che il lavoro, inteso come fatica e sudore quotidiano comporta uno sforzo e quando non viene remunerato o adeguatamente retribuito, perde il suo significato forse un pò prosaico, ma autenticamente materiale di controprestazione.
    Attenzione a non confondere le cose e a non fare del facile cinismo: è vero che anche le suore e i poeti lavorano, ma allora chi si alza tutte le mattine alle cinque, lavora otto/dieci ore al giorno e poi magari non viene pagato o è in cassa integrazione cos’è? forse il suo lavoro non ha importanza o ne ha meno…….?!!!

  2. bello e azzeccato il riferimento anche a quel lavoro “nascosto” e per niente apprezzato da una società frenetica che non ha tempo per pensare, riflettere, meditare, pregare… per essere libera.
    Un grazie a chi si ritaglia il “ruolo migliore”, a beneficio di tutti noi affannati e affamati di non si sa ben che cosa.
    Renata Fabbri

  3. Basti ricordare quando Giorgio La Pira, primo uomo politico occidentale non comunista ricevuto al Cremlino, a chi gli chiedeva se avesse paura rispose: “In questo momento in tutto il mondo migliaia di suore di clausura stanno pregando per me: sono quindi molto più forte di voi”

  4. Anch’io colpita da questi due passaggi della lectio magistralis di De Siervo.
    ” L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro… ( art.1 della Costituzione). Dunque il lavoro,fisico, intellettuale, spirituale, senza scorciatoie e compromessi con la propria coscienza, è la cifra che distingue l’uomo e la donna degni di tale nome.
    Isabella Poli


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