Se bombardiamo Gheddafi dopo averci fatto affari

Accolto un anno fa come un leader con il quale fare affari e al quale perdonare tutto – comportamenti a dir poco stravaganti compresi, ricordate la tenda? ricordate le ragazze da convertire? ricordate i caroselli dei Carabinieri? – adesso facciamo parte della coalizione che vorrebbe eliminarlo.

Siamo in guerra con il colonnello Gheddafi, passando dalla politica del baciamano e dei risarcimenti miliardari alla politica dei missili e delle bombe. Gli abbiamo venduto le armi che adesso, Dio non voglia, lui potrebbe “restituirci” indietro nel corso di un’avventura bellica che – come tutte le avventure belliche – si sa quando comincia ma mai quando (e come) finisce.

Giustamente diciamo di voler difendere le libertà dei “risorgimentali” libici, la loro voglia di democrazia. Ma in quante altre parti del mondo altri “risorgimentali” combattono per gli stessi ideali – in territori magari privi di petrolio – e noi non interveniamo?

So bene che questo tipo di vicende, come tutto del resto, ha molte sfaccettature. Ma continuo a sentire una vocina, dentro, che mi mette dubbi. Mi crea disagio. Mi rende difficile restare tranquillo.

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Published in: on 20 marzo 2011 at 10:56  Comments (2)  
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2 commentiLascia un commento

  1. Lo schifo d’una sinistra antinazionale corrotta e incapace mi ha indotto a votare per il donnaiolo d’Arcore. La barbarie del tiranno Gheddafi è sbiadita dal voltafaccia del Berlusca e dall’infamia degli aggressori U.S.urai che schiavizzano i popoli.
    Chiediamo perdono al dittatore appeso per i piedi che non meritava quella fine. Al confronto, oltre che disprezzare il danaro al contrario dei predoni antifascisti, era uomo di parola, audace, ma prudente: attese parecchi mesi prima di coinvolgerci nella guerra sciaguratamente perduta che ci ha ridotti nell’immodo porcile che chiamano ‘democrazia’. Silio Valenti.

  2. …tranquillo? per niente perchè è fuori di dubbio che il petrolio fa la differenza fra l’interveno in Libia e i non interventi in situazioni simili. Non si può essere tranquilli quando si è convinti, io lo sono, che la guerra è sempre una sconfitta della ragione e della ‘politica’ e nello stesso tempo che non potevamo stare a guardare Gheddafi che si riprendeva le città, che manifestazioni di popolo avevano liberato, a colpi di cannone. Tranquillo, ma non lacerato: non sono un violento ma non esiterei a predere un fucile e a sparare per uccidere, per salvare i miei figli. Quanto al baciamano, ai caroselli, alla tenda e alle 300 giovani ragazze, beh tutto questo c’entra in verità poco con il fare affari con i tiranni e chi a tanto è arrivato, ne porta, lui, per intero la responsabilità.


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