Basta con questa guerra … “umanitaria”

“Che strana guerra vicino a noi. Lo scriviamo senza piacere alcuno, anzi con pena. Non è soltanto l’Italia a faticare a darsi un senso, a elaborare progetti fondati su valori condivisi, a perseguire una stessa speranza. Tutti avanti improvvisando, quasi come nelle peggiori “ore del dilettante“.
E quasi come se sulla piazza l’unico professionista, del male, fosse il colonnello Gheddafi. Lui, l’unico ad avere le idee chiare; elementari, primordiali, ferine ma chiare: sopraffare, sopravvivere.

Sarkozy con il suo iperattivismo dalla patina arrugginita di grandeur; Obama che non può reggere da solo la parte del gendarme del mondo ma non riesce a coinvolgere gli alleati permalosi e bizzosi; Cameron che stenta a smarcarsi dalla subalternità verso gli Usa e ora rischia di ritrovarsi subalterno alla Francia; la Nato che da elemento di unità diventa un puzzle difficile da comporre; e il nostro Berlusconi a rimpiangere certe foto imbarazzanti con baciamano.

La guerra fa sempre orrore, anche quella ingaggiata per motivi umanitari e per impedire peggiori tragedie.
Ma questa contro il Rais libico ci lascia attoniti nella sua irrealtà, per l’improvvisazione e la pessima figura di tutti. Da italiani e da europei possiamo non arrossire?

La speranza, una speranza per la quale lavorare, è che questo sia un punto di non ritorno che ci spinga a reagire e a risalire, in serietà e dignità. L’Europa ha bisogno dell’Italia e il mondo ha bisogno dell’Europa. Non questa, ma un’altra. Pacifica e pacificatrice, civile e promotrice di civiltà. Parliamone.
Noi lo faremo, come sempre. Specialmente nel “Tg dei tg”, ogni sera alle 20.50″.

******************

Ehi, sapete chi ha scritto questo? Tv2000: la tv satellitare della Chiesa Cattolica italiana, diretta da Dino Boffo. Nell’editoriale della sua ultima newsletter, arrivata ieri. Questa mattina, all’Angelus, papa Benedetto XVI ha lanciato un appello affinché le ostilità in Libia cessino esprimendosi in favore di una risoluzione pacifica del conflitto che sta infiammando il paese nordafricano: “Prego per un ritorno alla concordia, rivolgo un accorato appello agli organismi internazionali responsabili e a quanti hanno responsabilità politiche e miliatri affinché venga avviato un dialogo che ponga fine all’uso delle armi”.

Scatenata con una motivazione ufficiale che, ovviamente, oscura – ma non del tutto – la motivazione vera, la guerra non può non farci riflettere. Come cittadini, credenti o meno noi si possa essere. O no?

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Published in: on 27 marzo 2011 at 14:57  Comments (3)  
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  1. Io sono sempre stata contro le guerre ma Gheddavi si stava preparando a fare uno sterminio di civili come a Sbrenizza, come in Cossovo come in Ruanda come Sadam con i curdi (solo che quando Sadam uccideva i curdi col gas era amico dell’America e fu lasciato fare) certo la guerra è una cosa orribile l’ultima cosa da fare ma questa volta forse era il male minore. Spero che finisca presto e possa nascere una democrazia anche in Libia certo non sarà facile ma dobbiamo sperarci e aiutare i profughi meglio di quello che stiamo facendo.

  2. L’altro giorno guardavo al telegiornale le immagini dei ribelli di
    Bengasi che imbracciavano i fucili, cercando di respingere le truppe di
    Gheddafi e mi sono chiesto, ma queste persone: che lavoro fanno? non
    hanno una famiglia da mantenere, un mutuo da pagare, dei soldi da
    guadagnare e mi chiedevo non è che la loro lotta per liberarsi del
    dittatore libico è soltanto una illusione.
    Allo stesso modo mi chiedevo se nelle loro menti di combattenti c’era
    anche la consapevolezza di quello che facevano, la convinzione che alla
    democrazia si accompagna davvero il benessere o semplicemente il
    desiderio un pò incosciente di poter partecipare anche loro in futuro
    (in Libia o magari in Italia) alla rat race (corsa dei topi) delle
    nostre economie, governata dal motto più liberi, più ricchi.
    Come dimenticare le sorti dei paesi emersi dalla longa manus
    dell’imperialismo sovietico, alcuni rilanciatisi alla grande (es.Paesi
    Baltici, ma solo con grossi investimenti nei servizi e
    nell’informatica) altri sprofondati nella miseria, avvinti dalla
    nostalgia della grande madre Russia, incapaci di fare decollare le loro
    economie (vedi Ucraina).
    E sentivo il loro mondo molto lontano dal mio,onesto e stressato
    lavoratore italiano, ma sento molto lontano da me me anche il mondo dei
    militari tutti presi dalle tattiche e dalla strategie dell’intervento
    in Libia, come fosse un gioco. Questi uomini che forse sarebbe meglio
    chiamare “bambini deficienti” tutti presi dalla smania di distruggere
    per poi ricostruire grazie al sostegno degli organismi bancari
    internazionali.mentre nessuno nè sulla carta stampata, ne’ alla televisione
    ha speso una parola sulla industria degli armamenti, il cui ruolo in
    tempi di crisi economica è risaputo nel tentativo di rilanciare
    l’economia.
    Gheddafi fa comodo perchè compra le armi! Nessuno nè ha parlato forse
    perchè troppo scontato?
    Mi piace terminare con le parole del grande Sandro Bajini, autore
    teatrale, poeta e traduttore, di cui il Teatro Officina di Milano sta
    mettendo in scena in questi giorni il suo:”il girotondo delle
    marionette”:
    “I poveri sono un’antica, gloriosa istituzione. Esattamente come i
    ricchi. Rispettiamoli. Mettere limiti alla povertà è assurdo come
    mettere limiti alla ricchezza. Alla stessa maniera i poveri hanno il
    diritto di diventare sempre più poveri. Glielo vogliamo impedire? Siamo
    o non siamo per la libertà?”

  3. I mezzi d’informazione, da destra a sinistra, hanno sprecato colonne su colonne per ‘informarci’ – con dovizia di deformazioni, contraddizioni e falsi – non solo sugli eventi in Africa settentrionale, ma soprattutto sul ruolo delle singole nazioni coinvolte nell’aggressione o nella missione di ‘pace’ (come vi garba) che sa tanto di petrolio e di occhiuta rapina. Ma finora non mi pare che sia stato scritto un rigo sulla posizione d’Israele.
    Oggi sono uscito finalmente dal buio pesto in cui covavo giudizi irriverenti e temerari.
    Come il Davide biblico che cercava la pecora e trovò il regno, così io navigando a zonzo alla ricerca di un dettaglio di scarso conto mi sono imbattuto in un articolo illuminante in argomento. E’ di un tal Gianluca Freda che direi inquadrato nel pensiero del famoso (o famigerato) Franco d’ugual casato accanitamente perseguito dalle Toghe Rosse negli anni di piombo.
    Teniamolo d’occhio: non già per incastrarlo in teoremi giudiziari, ma per capire qualcosa di tutto questo ‘ambardadam’ che stravolge il mondo a partire da quell’infausto (o provvido, si licet) undici settembre in cui furono sbriciolati i due ‘termitai dell’U.S.ura’ detti Torri Gemelle. Da allora mi germogliò in capo l’idea fissa che il regista dell’ambaradam fosse il Sionismo. Buoni là: non intendo toccare gli Ebrei che del Sionismo sono le prime vittime, bensì gli autori dei ‘falsi’ “Protocolli dei Savi Anziani di Sion” in cui potete leggere profezie avverate.
    Vengo al dunque. Appena saputo dell’affare Wikileaks mi sono chiesto: Cui prodest? A chi giova? Sfoglia, sfoglia, mi avvidi che Assange scopriva gli altarini inguaiando un po’ tutti i governi, tranne quello di Tel Aviv. Argumentum ex silentio: che sia stato prezzolato dai Sionisti? A palesare il sospetto mi davano del matto. Ora che incoccio nel Freda iunior, che la pensa come me tirando in ballo a fil di logica l’intoccabile Israele, ho stracciato la patente di matto e mi sono autoconferito il titolo di Veggente.
    Beh, qualechessia la sua collocazione ideologica, ringrazio il Professor Freda di avere gratificato d’un barlume le mie farneticazioni nel buio.
    Nostra Signora Democrazia, mi spiegarono i democratici dopo la ‘liberazione’, è una casa di vetro. Urka! Se fosse trasparente come si favoleggia ne vedremmo di belle! Altro che quelle leggendarie monitorate nella villa del Cavalcatore di Arcore… – Silvio Valenti de Wiederschaun.


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