Habemus papam ?

La storia è nota. Muore un papa e in Conclave se ne elegge un altro. Ma al fatidico momento dell’habemus papam, si sente un urlo: l’appena eletto non se la sente. Non per problemi di fede, ma perchè non si sente adeguato. Avverte tutto il peso (in effetti tremendo) delle responsabilità derivanti dal fatto di “dover” fare il Papa. E, alla fine di un certo percorso, rinuncia. “Sento di dover essere guidato, non di guidare”, dice alla folla di fedeli in una piazza San Pietro ammutolita.

Nel mezzo, trattandosi di un film diretto da Nanni Moretti, aspetti che possono piacere o meno (a me sono piaciuti. Ci ho visto il migliore Fellini, ma anche Pirandello oltre a Cechov). Compreso il torneo di pallavolo fra i cardinali di tutto il mondo, divisi in squadre con gli italiani che si sentirebbero i migliori.

Delizioso il botta-risposta con il cardinale che chiede di poter giocare “a palla prigioniera” con lo psicoanalista Moretti che gli risponde un “a palla prigioniera non si gioca più da 50 anni, eminenza”.

Nel mezzo c’è anche (certo l’aspetto più bello del film) la “fuga” in una città che rimanda le mille storie ordinarie di vita quotidiana, con un Papa che riesce a immergersi nella vita reale lasciando un “fantoccio” nel suo appartamento a fare una “vita da papa”.

Film che si presta per belle riflessioni sul senso del potere (partendo dal potere nella Chiesa, ma allargandosi a ogni forma di “potere” di una persona sulle altre) e sulla responsabilità davanti al potere.

Chissà perchè, ma io mi aspettavo un finale più problematico, una conclusione che potesse restare aperta. Invece la risposta del cardinale interpretato magnificamente da Michel Piccoli è la rinuncia. Non sono all’altezza, non sono degno, non me la sento.Davvero un bel film. E grazie, Nanni Moretti.

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Published in: on 17 aprile 2011 at 07:50  Comments (3)  
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3 commentiLascia un commento

  1. Caro Mauro, trovo il tuo commento molto appropriato e intelligente…..Non credo che il film volesse affrontare la complicata questione posta da Zizola. E’ un film sul senso di inadeguatezza che ciascuno di noi conosce…il papato ne diventa solo l’emblema più appropriato, vista l’enorme responsabilità…Io penso fra l’altro che Moretti manifesti una chiara ed inedita apertura alla dimensione religiosa, a quel Dio compassionevole che guarisce le ferite di questa povera umanità fragile e sofferente; e di converso ciò diventa la denuncia più dura di quel potere delirante e superbo che prima di tutto è negazione dell’umanità autentica, e che nella sua presunzione diventa davvero una caricatura grottesca di ciò che è umano. Così mi sembra di dover interpretare quella che, a mio avviso, è la scena più toccante del film: la predica del giovane prete a cui il neo-eletto papa assiste come un semplice fedele.
    Trovo francamente ingiustificate le reazioni risentite e offese…non mi sembra davvero che ci sia nessun malanimo…anzi…Questa immagine sempre impermalita non ci giova.

  2. Grazie, Mauro. Ti giro il mio intervento a Rainews 24 oggi. Buona Pasqua,alleluja.
    Giancarlo Zizola
    ++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
    Habemus papam, Rainews 17,04.11

    Il film di Nanni Moretti ha il merito di restituire a misura di comune esperienza umana il papato visto nel suo momento di stato nascente, il momento dell’elezione.
    In qualche modo viola la clausura della Sistina, come altro mondo, al confine tra terra e cielo, e tenta di riportarlo sulla terra. La partita di pallavolo e il lettino psicanalitico del film sono dei sedativi,pretesti letterari per addomesticare una potenza sacrale tanto fuori portata da provocare angoscia e voglia di fuga.

    Non è una mera invenzione cinematografica. Ricordo il caso di Albino Luciani, eletto nel 1978 per un papato che doveva durare solo 33 giorni,un soffio. Per questo lo chiamavano Albino il Breve. Quando il conclave lo votò a stragrande maggioranza, Luciani ebbe uno choc. Non trovava più il fiato neanche per dire “Accetto” e che voleva chiamarsi “Giovanni Paolo I”.

    Scrollava di continuo la testa,ricevendo i cardinali in sagrestia: “ Dio vi perdoni per quello che avete fatto. Sono un umile papa, un povero papa. Spero che aiuterete questo povero Cristo,il vicario di Cristo,a portare la croce”.

    Io credo che a uccidere Luciani non sia stato il veleno mescolato nel caffè,come si fece intendere dai giallisti. Il veleno che lo uccise fu il papato stesso, divenuto una carica troppo complessa e gravosa per un uomo solo.

    Anche con un gigante come Karol Wojtyla, “il gigante di Cracovia”, “l’atleta di Dio”, non andò meglio. Dopo quasi 27 anni ,fu schiacciato dal papato, vertiginoso ma appunto malato di solitudine, anche se in mezzo alle masse.

    Chiunque si sentirebbe fragile e inadeguato,anche se avesse spalle da Ercole per sostenere un mappamondo. Un uomo solo che ha il potere personale di 1 miliardo e 200 milioni di cattolici. La maggioranza dei fedeli era una volta in Europa.

    Ora per il 65% sono in Africa,Asia,America Latina, ma le redini della Chiesa le tengono ancora gli europei. Un uomo che non ha solo funzioni di governo pastorale, ma anche ecumeniche, inter-religiose,culturali,politiche,diplomatiche a livello mondiale.

    Il film di Moretti ha dunque ragione di far emergere il senso di una fragilità,di una sproporzione umana,forse di una vertigine di fronte a tale mostruosa concentrazione di poteri e funzioni.

    Ma rischia di ridurla a una storia privata,di maggiore o minore capacità psichica e spirituale di un individuo a reggere il peso della croce, il che sarebbe fuorviante: perché ciò che la Chiesa non risce ancora a decidere è di avviare la riforma dell’esercizio del primato pontificio. Lo aveva proposto lo stesso Concilio Vaticano II, quando aveva votato la partecipazione collegiale dei vescovi al governo della Chiesa universale,con e sotto Pietro.

    Lo stesso Papa Wojtyla,nell’enciclica “Ut unum sint” del 1995 aveva autorizzato ad aprire il cantiere di questa riforma, avendo capito sulla sua stessa pelle che nemmeno un gigante come lui era avrebbe potuto governare una Chiesa così mondializzata da solo.

    Per cui le frustrazioni,le crisi ascetiche, le angosce e le psicosi dei papabili potrebbero coprire forse i lettini psicanalitici di Moretti e essere registrati in attivo nei pallottolieri del Regno dei Cieli, ma finché un papa non decide di uscire dal pigro alibi della “riforma spirituale” della Chiesa e fare le riforme strutturali della sua carica assolutista, finché non dà ragione a San Bernardo di Chiaravalle quando ammoniva che la sola seria riforma spirituale per la santità della Chiesa è di liberarla dalle vecchie zavorre, finché in una parola non si dà esito all’ipotesi di cambiamento della monarchia pontificia,con la sua curia,come aveva chiesto il Vaticano II e proposto lo stesso Wojtyla nell’enciclica “Ut unum sint”, il servizio petrino resterà malservito dal sistema storico incrostato sui suoi fianchi.

    Esso lo riveste di mantelli così pesanti da renderlo insostenibile per un uomo solo,per quanto soggettivamente dotato. Certe prerogative papali,specialmente diplomatiche e politiche,sembrano ogni giorno di più delle incongruenze.

    E il papa se non viene assistito da un consiglio permanente rappresentativo dei vescovi dei vari continenti si trova troppo solo per svolgere la sua missione di governo, esposto alle pressioni della burocrazia centrale e isolato dal movimento della storia e dalla sua stessa Chiesa.

  3. “Il Papa non si tocca: è il Vicario di Cristo, la Roccia su cui Gesù ha fondato la sua Chiesa. Per questo bocciamo al botteghino Habemus Papam di Nanni Moretti”. Ci va giù duro il vaticanista Salvatore Izzo sulle colonne dell’Avvenire. “Perché dobbiamo finanziare chi offende la nostra religione?”, chiede Izzo, che indica tra i “motivi per non vedere il film” almeno quello “fortissimo, che ci hanno insegnato le nostre mamme: “Gioca con i fanti e lascia stare i santi'”.
    Insomma per il giornale dei vescovi il nuovo film di Nanni Moretti “Habemus Papam” non passa l’esame: bocciato e boicottato in pieno. (da Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani)


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