La Chiesa? E’ vicina e … parla

Pistoia, Pasqua 2011 – La Pasqua è il nostro destino: lo scopo per cui ci è data la vita, il traguardo cui volge la nostra strada. C’è una sintonia profonda, insopprimibile, tra ciò che ogni persona radicalmente attende e ciò che la Pasqua annuncia.
E’ il dono, originalissimo, di noi cristiani al mondo; è il sale con cui rendiamo sapida la vita.

Occorre però che noi siamo persone e comunità che vivono questa speranza e mostrano quanto essa umanizzi la vita.

Com’è una Chiesa che crede alla Pasqua, una Comunità cristiana che vive la Resurrezione ? Tra le molte risposte possibili ne scelgo due che mi paiono attuali oltre che pertinenti.

La Chiesa di Pasqua è una Chiesa “vicina”, secondo la parola del Risorto “io sono con voi”.
Da un po’ di tempo mi vado chiedendo, come Vescovo, se la nostra Chiesa italiana non stia perdendo il contatto con la gente, non stia sbiadendo una presenza significativa dentro l’orizzonte di riferimento quotidiano, normale, delle persone.

Certo può essere la conseguenza di un indebolimento della struttura ecclesiale, ma forse è, ancor più, una immagine di chiesa che gioca prevalentemente in difesa e percorre troppo velocemente il tracciato dell’ ascolto, dell’ analisi, della comprensione e dell’ umana sintonia, per approdare al pur necessario pronunciamento e giudizio.

Mi preoccupa questo allontanarsi della chiesa da una dimensione autenticamente popolare, non populistica e demagogica, perché impoverisce una caratteristica marcatamente evangelica e rischia di velare la luminosità della Pasqua nella vita della gente.

La seconda risposta: una Chiesa di Pasqua è una chiesa “ che parla”. E parla significativamente, incidendo e solcando le intelligenze e le coscienze. E’ un parlare che può anche dispiacere a qualcuno e suscitare reazioni amare, come ci insegnano gli Atti degli Apostoli descrivendo le reazioni dell’ ufficialità giudaica all’ annuncio di Pietro sulla Resurrezione.

Mi ha molto colpito il discorso del Card. Tettamanzi alla sua chiesa di Milano, nella Domenica delle Palme. Credo che la Pasqua ci impegni ad un di più di lealtà, di chiarezza, di “profezia” verso il nostro tempo, collocandoci come cristiani dentro la storia, senza sconti e senza protezioni.

Allora è il tempo di pronunciare parole chiare, sui principi ma anche sui comportamenti, sulla dottrina ma anche sulle persone, sull’ etica ma anche sui fatti che accadono.
Credo che una Pasqua così porterebbe chiarezza e fermezza di giudizio su avvenimenti che stanno accadendo alle frontiere ma anche su comportamenti che avvengono al centro.

Certo una Pasqua “vicina” e “che parla”, è faticosa e pone la Chiesa sulla strada della conversione, ma è anche l’unica davvero evangelica: quello che ha avuto ed ha la forza di generare il cristiano come lievito della storia.

Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia

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Published in: on 23 aprile 2011 at 07:55  Comments (6)  
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6 commentiLascia un commento

  1. Eccellenza,
    Le dedico una poesia senza metrica, molto libera, non al punto di liberarsi, anzi fosse possibile, meglio incatenarsi al Padre ingenerato , al Verbo e Figlio unigenito nella Comunione dello Spirito Santo.

    Io non so perchè la Chiesa odierna è così in difficoltà, forse perchè l’uomo di oggi è (malgardo le apparenze) molto più in difficoltà di ieri, perchè vive in occidente e nel nord del mondo (e solo per queste aree, essendo drammatica, più che nei secoli trascorsi) una situazione “virtual-artificiale” di diffuso benessere esteriore, di autosufficienza e per quel che riguarda la “cultura” ed il costume che a questa si sposa, la presenza di un ateismo pratico, non necessariamente “filosofico”, anzi spesso ben impastato ad uno “spiritualismo” vacuo e melliflue, tanto auto referenziale, che pretende in fondo che l’uomo diventi dio, anzi si faccia dio, scimmiottando i Padri della Chiesa, da S.Ireneo in poi, non certamente attraversando la propria Croce dell’esistenza quotidiana, il proprio limite, ma farsi dèi…senza Dio, senza soccorsi esterni, sanza Redenzione, dunque senza “segni” sulla mappa da percorrere verso la Meta.
    Fare da sè, “creativamente”, insomma senza obbedire (etimologicamente “dar ascolto”, essere in profonda relazione con…) che non vuol dire seguire una disciplina militare, ma alla fine arrendersi, abbandonarsi a Cristo, vedendo proprio nelle piccole e grandi croci che ci capitano, non solo e sempre dis-grazie, anche occasioni di Grazia.
    Non tutto occasione di “guerra” verso gli altri e verso se stessi in ultima istanza, ma guerra ai cattivi pensieri, le parole maldette ed inutili, adulterate di senso, e le nostre opere conseguenti, anche se spesso, mancando noi tutti (o quasi) di “rettitudine”, nel senso quasi geometrico e logico-formale- più che morale .del termine. Si diventa facilmente “farisei”, dove nel nostro tempio di vita quotidiana, laddove è gradito e si deve svolgere il vero sacrificio santo (non solo sull’altare che a quel sacrificio personale si collega per la Persona umano-Divina, Lui stesso Sacrificio perenne) siamo capaci nel nostro dire e fare, staccato dal nostro essere, di non allineare affatto pensieri, parole ed opere (ed omissioni), facendo anche molte “buone” opere ma ignorando, e talvolta con barlumi residuali di coscienza, che il cuore è “legato da lacci d’iniquità”! Ovvero la lingua vomita spesso veleni pestilenziali ed “uccide”, senza usare spada e polvere da sparo, ma ferisce mortalmente “dentro”, noi e l’altro. F
    Ecco dove deve sempre iniziare, senza esaurirsi ogni buona campagna contro le guerre, per i diritti, per la giustizia e l’ecologia. Ma senza che questo parte dalla dimensione “personale”, senza cadere nell’intimismo, restando nel mondo senza sconti e fughe, senza che ciò che non si vede comandi e determini nell’amore, nella pace e nella giustizia cioò che si vede, si cade nell’errore delle filosofie umane che per sollevare l’uomo partono da ciò che fa, non da ciò che è, dal prodotto “finito”, non dalla sua intenzione nascosta. Ma ciò che porta a compimento il visibile è l’invisibile, il pensiero comanda l’azione. Da questa constatazione elementare tanti “pensatori”, pre-cristiani o non cristiani hanno intuito la trascendenza divina, la Presenza essenziale che si manifesta spesso come assenza o compresenza “accidentale”.

    Il nostro tempo è difficile ma abbandonarsi all’Amore di Dio ha una sola vera difficoltà, tenere severamente a guinzaglio il nostro “io” e per contro questo ha molti soavi ritorni, tanti doni centuplicati in relazione a quanto fu provvidenzialemente lasciato, e questo per render trasfigurato nella pienezza di vita l’oggi con tutta la sua fatica e Dio sia benedetto per questa e per tutto.
    L’oggi del buon ladrone è illuminante perchè non dice Gesù guardati dietro, per struggiti, disperarti; neppure attrezzati per un domani, dove in uno spazio e luogo “fatato” ti realizzerai …seguendo una legge od un codice… rivendicando diritti o gabellando ad altri gli inevitabili doveri).
    Tutto è invece secondo l’Amore, che vince la morte psico-fisica e spirituale, completa, supera la legge, anche quella più evoluta e dice il Signore spezzando tutti i vincoli:
    – OGGI SARAI CON ME IN PARADISO!-

    O dolcissimo
    Necessario discreto fedele
    Ti celi in tutto e ciascuno
    qual servo obbediente.

    In ogni Possibile Ti manifesti
    sovrano potente e terribile
    quando tempo conviene.

    Amore che sospingi l’universo
    alla Prima fonte nascosta
    sgorgante Te stesso Imperituro

    Dimmi almeno perché è schiava
    ogni creatura di questo arbitrìo
    feroce più d’altrui disprezzo?

    Perché sei Amore Indicibile
    eppure Ti dicono distratti
    giocando con l’aspide infuocata?

    Rapiscimi, Ti prego, al tenero oblio!

    Sfioro e patisco la divina bellezza
    dei corpi sensibili
    assaggio con gli occhi della mente
    forme prossime ai cieli sovrasensibili

    Inappagati restano pellegrinaggi
    almen capaci di qualche efficace riposo
    insaziabile e malamente inquieto
    l’intelletto che non trova il suo pane.

    Perplesso e sorpreso dalla Notte
    mi prostro sconfitto atterrato annichilito
    anzi sotterrato e non per mia dilezione
    dolentemente pacificato.

    Abbasso lo sguardo altezzoso
    e non posso dire scruto immagini
    piuttosto giaccio
    al fondo oscuro dello specchio.

    Tu Amore !
    Luce sublime e Fuoco ardente
    solleva l’anima mia purificata
    rinnovella vita a Vita.

    Che porti in grembo il corpo e le sue opere
    come il pensiero innamorato impossessivo
    attende e comprende percorre e non corre
    si dona integro e totale.

    Si manifesta con parole saporose
    poi con baci infuocati e
    tocchi sempre più generosi
    fino all’amplesso tenero e sublime.

    Tu! Amore solleva da un’orribile
    vita – morte l’anima mia
    quale fine peggiore l’indefinita agonia
    di non incontrarTi e goderTi?

    Conducila come testimone silente
    all’incontro nuziale dell’UNO nell’altra.

    Non più due, ma Tre in Uno.

    Roberto Ferraro (Agliana)

  2. Eccellenza,
    dando seguito alle sue parole mi verrebbe da dire che una Chiesa cha “si fa vicina”, una Chiesa che “parla”, è anche una Chiesa che “vive” e che “celebra” come popolo di figli di Dio. Ma una Chiesa che non sa trovare la sua dimensione di popolo che ascolta, e che vive quello che ascolta, che cosa può mai celebrare? Una Chiesa che non vive dentro di sé la partecipazione, non sa valorizzare i doni e le diversità per farne ricchezza, come fa a pregare? Dove trova la forza e l’ispirazione per essere profetica?
    Ho molto apprezzato l’iniziativa della diocesi di invitare a riflettere in Tempo di Pasqua sulla Liturgia come forma di partecipazione attiva del popolo cristiano: di questo ringrazio Dio e le persone che hanno dato vita all’iniziativa. Ma non posso non sottolineare alcune evidenze:
    1) perché in alcune parrocchie non arriva parola di queste iniziative? Parlo di questa, ma potrei citare l’invito alla preparazione della Veglia di Pentecoste, o quello a riscoprire, valorizzare e vitalizzare la partecipazione attiva dei laici alla vita della Chiesa nei Consigli Pastorali… e potrei andare oltre
    2) perché dopo l’interessante e stimolante intervento di stasera sull’importanza della partecipazione nella Chiesa, un intervento in cui si è con forza sottolineata la necessità di riscoprire i valori dell’uguaglianza e della condivisione nell’idea conciliare della Chiesa-Popolo, in cui si è rimarcata la necessità vitale di una Chiesa capace di accogliere le idee e le istanze di tutti e non solo del vertice, un intervento in cui il relatore si è preso la responsabilità di criticare apertamente il Consiglio Permanente della CEI accusandolo (neanche tanto velatamente) di non ascoltare le istanze che vengono dalla gente comune ma piuttosto di appiattirsi sulla posizione del Presidente, perché appunto alla fine lo stesso relatore non lascia spazio all’ascolto dell’uditorio? Non dico di sollecitarlo, ma almeno consentirlo, se non altro come dimostrazione pratica di come si potrebbe vivere in comunione e condivisione con il contributo di ognuno… quale occasione sprecata!
    E credo che non siano una coincidenza casuale in certe realtà parrocchiali il progressivo allontamento dalla vita della diocesi, la progressiva trascuratezza nel modo di celebrare, l’ascolto sempre meno frequente e sistematico della Parola, la trasformazione in agenzie sempre più assimilabili a circoli culturali o sociali (pur benemeriti e utili!) ma sempre meno capaci di essere “trasparenza di Cristo”, annunciatori di un messaggio che è divino non meno che umano.
    Se non siamo capaci di rimetterci con umiltà all’ascolto della Parola, faremo forse tante cose utili e interessanti, ma rischieremo di venire meno alla missione profetica che il Risorto ci ha affidato.
    Perché non cogliere questo Tempo dello Spirito e della Chiesa per recuperare questa dimensione?
    Buona Pasqua
    Giuseppe

  3. La Chiesa parla ma manca di coerenza parla di amore e fraternità ma poi tace sulle politiche razziste portate avanti dai nostri governanti, parla di castità ma poi tace sugli scandali sessuali dei potenti e purtroppo anche di sacerdoti, parla di giustizia ma poi tace sulle ingiustizie verso i più poveri, parla di difesa dei valori della famiglia cattolica e mi chiama a rappresentare la famiglia Casini Fini Berlusconi tutti pluridivorziati, parla di lotta all’aborto ma poi tace sulla cancellazione della legge che impediva di licenziare una donna incinta, parla di perdono perdona i mafiosi, i peggiori criminali, permette di seppellire un bandito della banda della Magliana in una Chiesa e non perdona Elbi negandoli il funerale cattolico, parla della vita che deve essere accettata in tutte le sue forme ma condivide politiche contro gli omosessuali come se i ghey non fossero figli di Dio, dice che un uomo non deve rifiutare le terapie ma Giovanni Paolo II rifiutò di essere ricoverato al Gemelli e chiese di essere lasciato tornare al padre allora perchè la Chiesa è contro il testamento biologico, esalta la povertà ma sta sempre dalla parte dei ricchi e dre potenti,

  4. Occorre pregare e pregare.

    Anche io alla mia figlia,che è disoccupata,dico sempre:stai ferma e contrita e prega,prega.Vedrai che tutto si risolverà da solo senza che tu ti muova.
    A meno che tu non sia tra gli eletti….

  5. Sì, Eminenza, la Chiesa parla: parla ai lupi che tollerano e blandiscono il Cattolicesimo a condizione che siano taciute le pagine scomode del Vangelo in una società che il Credo l’ha nel ventre e nella cassaforte. Dialogo e compromessi della Chiesa prima con con fascisti, poi coi nazisti, poi con i comunisti e i massoni, infine con tutto il Mondo nell’accezione più schifosa del termine, accettando la Democrazia oscena a suo tempo condannata, tutto questo ha prodotto i frutti marci dai quali si riconosce l’albero.

    Il filosofo Ugo Spirito aveva suggerito alla Chiesa un’azzeccata ricetta per sopravvivere alla catastrofe del ’45 che segnò il trionfo delle Forze del Male. Riferisco le sue parole come me le ricordo, ma senza stravolgerne il senso: La Chiesa dovrebbe ora ritirarsi nella sua cittadella spirituale, lottare e vincere nell’unico modo di vincere che le è concesso. Ugo Spirito era ateo come altri filosofi, ma le sue parole sembran suggerite dal Nazzareno. La Chiesa non ebbe orecchie da intenderle e intraprese tutt’altra via. Oggi sopravvive soltanto come aggregato d’interessi economici.

    Nel clima d’una squallida Pasqua, segnata da venti di guerra stermini e saccheggi, medito con mestizia sulle pagine taciute del Vangelo e se penso al Mansueto cui saltano i nervi al mercato del Tempio e mena funate sulle spalle e sulle natiche dei mercanti, mi consolo e dico: Cristo, sei adorabile soprattutto per questo. Quando ci vuole ci vuole. Ave. – Silvio Valenti de Wiederschaun, Altamira, Venezuela.

  6. Grazie per le sue parole; oggi ne avevo proprio bisogno.
    A volte rimango disorientata di fronte a certi compromessi e a certi silenzi e sento dentro di me “ruggire” la necessità di ascoltare parole chiare e il bisogno di sentirmi abbracciata dalla mia Chiesa.
    Le auguro che il Signore risorto illumini i suoi passi.
    Buona Pasqua
    Manuela Melani


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