Ma chi evade (il fisco) perchè considerarlo un furbo?

 Quanto a “rischio evasione” (nel senso fiscale del termine) Pistoia starebbe al 56mo posto fra tutte le province italiane. Esattamente a metà. Esattamente nella media nazionale. Stando a una delle solite “classifiche” cui ci hanno abituato i quotidiani economici. Insomma: a Pistoia si “evadicchierebbe“.

In un’Italia dove l’evasione fiscale è un clamoroso – visibilissimo anche nelle sue conseguenze negative sulla finanza pubblica – fenomeno di pesante ingiustizia (recuperando anche solo la metà di ciò che viene evaso, tutti si pagherebbe di meno e lo Stato avrebbe quantità enorme di risorse da utilizzare per il bene comune), forse non è male ricordare ciò che dice la dottrina sociale della Chiesa.

Il pagamento delle imposte” è valutato come “specificazione del dovere di solidarietà” mentre l’imposizione dei contributi deve essere ispirata a criteri di “razionalità ed equità” con un dovere ulteriore nell’amministrazione e nella destinazione delle risorse pubbliche. Il dovere del “rigore” e della “integrità“.

Tutto questo si legge al punto 355 del “Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa”. Decisamente in linea con un articolo della Costituzione: il 53 (“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione alla loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informnato a criteri di progressività“).

In periodi di così evidenti mutamenti, non è proprio da qui (da una seria lotta contro l’evasione fiscale in favore della giustizia fiscale) che dovrebbe ripartire la Politica per recuperare una credibilità abbondantemente persa? E perchè –  atteggiamento che spesso ci riguarda tutti – gli evasori fiscali ci ostiniamo non a considerarli per quello che sono (delinquenti) ma quasi li ammiriamo nella loro “furbizia” ?

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Published in: on 31 maggio 2011 at 07:49  Comments (2)  
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Quel cavallino in plastica con la testa rotta

 Due notizie, dalle cronache locali di questa domenica, per riflettere sul fronte dei nuovi stili di vita. Da un lato una inchiesta sul fotovoltaico: sostiene cha fra le regioni italiane la Toscana ha una buona intensità di impianti: ne esistono più di 11 mila di cui almeno 800 installati nel pistoiese.

Dall’altro lato, con il significativo sostegno di una parrocchia (Stazione di Montale), oggi in quella località si svolge una festa sul “riciclo” : compostiere, libri, saponi fatti in casa, pannolini lavabili, giocattoli usati per dimostrare che “cambiare stile” è possibile.

Fra i libri ci sarà di certo anche l’ultimo Latouche (“Come si esce dalla società dei consumi“) con la forza attribuita dall’economista francese allo “spirito del dono” (“essenziale – scrive Latouche – per la costruzione di una società della decrescita”) e con le otto “R” (Rivalutare, Riconcettualizzare, Ristrutturare, Ridistribire, Rilocalizzare, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare).

Puntare sull’energia rinnovabile è importante, specie in un Paese solare some il nostro, ma non basta se non prendiamo la via di nuovi stili di vita. E una festa, voluta anche dal comitato che si batte contro l’inceneritore locale, può essere un piccolo un segnale verso una giusta sensibilità.

A proposito di giocattoli usati. Anni fa trovammo, al cassonetto, un cavallino di plastica con la testa rotta. Lo avevano gettato perchè “inutile”. Lo sottraemmo all’inceneritore perchè stava per nascere la nostra nipotina.

Adesso, quel cavallino con la testa riattaccata, è il giocattolo più amato da Chiara.

Published in: on 29 maggio 2011 at 08:05  Lascia un commento  
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Se l’anima è (per Umberto) solo un’invenzione

 Ricevo da Isabella Poli e volentieri rilancio. Anche per aprire, con i limiti e le opportunità del web, un dialogo  a latere dei “dialoghi”, stimolante e qualificato ciclo di incontri nel “festival” di antropologia che si svolge a Pistoia (Mauro Banchini).

****************

L’anima non esiste. L’anima , nella accezione attuale, è un’invenzione di Sant’ Agostino.  Esiste solo il corpo e il mondo. Quando si muore finisce tutto. Mettetevi il  cuore in pace.

Questa la tesi del filosofo Umberto Galimberti che ha introdotto il ciclo di conferenze di “Dialoghi  dell’uomo ” in corso in questi giorni a Pistoia.

Il dolore – ha detto Galimberti – nella visione cristiana è espiazione, in attesa della vita eterna e la “messa in scena” ( sic) dell’agonia di Giovanni Paolo II ne è una conferma.

That’s all folks!

Applaudito prima e dopo, si è allontanato senza possibilità di replica, ma qualcuno non ha applaudito e alla fine i tanti cattolici  “doc” presenti sono sciamati da piazza del Duomo,  sconcertati e forse anche un po’ indignati.

Ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione. Appunto, anche il contrario!

 Isabella Poli

Le slot: anche nei circoli parrocchiali?

Facile imbattersi, nei bar di città e paesini, nelle slot: macchinette sempre più sofisticate (un tempo si sarebbe detto “infernali”) da sostanziale gioco d’azzardo; macchinette cui numeri sempre maggiori di individui affidano speranze di vincite (improbabili) buttandoci somme consistenti di denaro (autentico).

Nei grandi momenti di crisi è anche una ingenua speranza di far soldi in modo facile: in realtà anche questa (come i “grattini” e come tutta la miriade dei giochi istantanei) è solo una cinica tassa.

Una tassa che lo Stato mette sulla povertà e , spesso, sulla dabbenaggine dei più fragili mentre spazi di tranquillo ritrovo, come bar e circoli, sono sempre più spesso trasformati in sostanziali case da gioco.

Una tassa dietro cui (è recente una notevole inchiesta di “Report“) si nascondono anche furbacchioni, al riparo anche di paradisi fiscali, che lucrano facile sulle spalle dei più poveri.

Una tassa che nasconde interessi colossali e anche lobbies potenti: notevoli le coraggiose  inchieste giornalistiche del quotidiano genovese “Secolo XIX” sul mancato incasso, da parte dello Stato, di una cifra colossale – quasi 100 miliardi di euro !!!, più di tre Finanziarie – che i concessionari di questo businnes basato sull’azzardo dovevano pagare e che, certamente, mai pagheranno. Lobbies molto … trasversali.

Gli stessi circoli parrocchiali, anche nella nostra diocesi, non sono esenti da queste situazioni che – talvolta – creano dipendenze assai pericolose, in giovani o meno giovani.

Proprio ieri sera ho visto tre “slot” – neppure troppo nascoste all’ombra del campanile – in un circolino parrocchiale della nostra campagna pistoiese.

La buona notizia di oggi la leggo in un accordo siglato dentro una associazione storica di rappresentanza del movimento circolistico pistoiese: l’ARCI. “Da ora, in poi nei nostri circoli, non più slot ma più rapporti fra le persone”.

Complimenti all’Arci. Ma perchè non sfrattare le slot anche da quei circoli parrocchiali che, con la assai logica scusa di incassare qualche euro, si rendono complici di un businnes così oscuro?

Published in: on 28 maggio 2011 at 05:54  Comments (1)  
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Se in una parrocchia si educa alla legalità

 E’ bello, importante e giusto che in una parrocchia, nel nostro caso quella di Montale, si organizzino corsi di educazione alla legalità.

Già in altre parrocchie si sono svolte iniziative simili e in altre si faranno. VangeloCostituzione non mancano, certo su piani diversi, di regole: queste – con la necessaria fatica – vanno di continuo calate nella realtà, ricordate a tutti, testimoniate.

18 anni fa ci svegliammo sapendo che a Firenze era accaduta una tragedia: nella notte una esplosione in via dei Georgofili. 5 vittime innocenti. Decine di feriti. Una città devastata nei suoi edifici in pietra e in quelli viventi. Ricordo lo sgomento che ci prese, quella mattina, vedendo il “pavimento” di vetri infranti davanti agli Uffizi.

Oggi conosciamo quasi tutto sui responsabili: fu Cosa Nostra a colpire Firenze, e l’Italia, in un momento di delicato passaggio istituzionale e politico.

In un convegno a Firenze, ieri, ho ascoltato Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’associazione fra le vittime di quella strage di mafia, presentare il “papello delle vittime”. Con la richiesta che siano finalmente trovati i veri mandanti.

Ho ascoltato il procuratore della Repubblica, Giuseppe Quattrocchi, fare un appello a tutti noi affinchè, in una terra dove la mafia si “insinua” ad esempio negli appalti pubblici e negli affari privati, abbiamo il coraggio di non tacere, di non chiudere gli occhi, di denunciare.

Ho ascoltato il presidente della Regione, Enrico Rossi, aggiungere che la politica deve dare il buon esempio e che senza legalità non c’è vero sviluppo.

Ma soprattutto ho ascoltanto tanti ragazzi. Ponevano domande.

A loro, noi adulti, stiamo consegnando un mondo peggiore rispetto a quello che i nostri genitori consegnarono a noi. Non è un granchè come conclusione, ma è per questo che è bello, importante e giusto fare educazione alla cittadinanza in un contesto, anche locale, dove spesso legalità e rispetto delle regole sono slogan retorici con cui lavarsi la coscienza davanti a illegalità e opacità che tutti vedono ma che in molti, per comodità e quieto vivere, preferiamo ignorare.

E non parlo solo di grande criminalità organizzata.

Published in: on 27 maggio 2011 at 09:20  Lascia un commento  
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Le due code dei pistoiesi: antropologia e filmettino

 Pistoiesi in coda per un festival di antropologia http://www.dialoghisulluomo.it/it/intro e pistoiesi in coda per un casting di un filmetto comico http://www.castingeprovini.com/casting-film-di-graziano-salvadori-sarebbe-stato-facile-pistoia/annuncio . Due notizie, dalle cronache locali di questa mattina, invitano a riflettere.

Semplicistico stracciarsi le vesti per la seconda coda esaltando la prima: nei riti (spesso retorici e stucchevoli di questi – talvolta furbastri e piacioni – grandi festival da consumismo culturale. Lo scrivo in generale) non mancano aspetti problematici peraltro noti a chi legge le pagine culturali dei quotidiani. Non tutto è oro ciò che brilla.

E non sempre chi si presenta a un casting cinematografico o televisivo ha le motivazioni ingenue (“oggi sono disocupata, spero mi prendano perchè vorrei lavorare nello spettacolo“, dice una ventenne pistoiese) per le quali è fin troppo facile esercitarsi nell’ironia e nel timore davanti a giovani così fragili. Non tutto è letame ciò che odora strano.

Eppure i due momenti, le due code, colpiscono e si unificano: sia che facciamo il tifo per l’antropologia di un festival (ne siamo certi) da serie A e sia che crediamo nel valore di un casting per un film (presumiamo) da serie C.

La cultura del cambiamento estetico, ieri e oggi” si intitola una delle conferenze del festival dedicato al corpo (e in questo caso alla mania delle trasformazioni estetiche perseguite con la chirurgia). “Voglio propormi per apparire” spiega, al cronista, una ragazza nel casting del filmetto.

Published in: on 26 maggio 2011 at 07:21  Lascia un commento  
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L’odore dell’erba

 Qualche anno fa, per motivi di lavoro, visitai diverse carceri in città toscane (compresa Pistoia: uno dei ricordi peggiori) imbattendomi nel sostanziale fallimento di un sistema carcerario che – articolo 27 della Costituzione – dovrebbe tendere a riabilitare chi, avendo sbagliato, è detenuto e sconta una pena.

Fra parentesi: in tutte le carceri visitate ebbi modo di incrociare anche nobili testimonianze di vita, in genere silenziose, di cappellani e volontari.

Da allora la situazione non è certo migliorata. Anzi: sovraffollamento e violenze;difficoltà estreme per detenuti e guardie penitenziarie; forte sensazione che l’intero sistema sia forte con i deboli e debole con i forti; conseguente impressione che ricchi e potenti abbiano molte armi per “sfangare” un carcere riservato a poveracci e immigrati.

Mi è tornato in mente il carcere perchè ho appena letto, in cronaca, una piccola storia che merita segnalare: grazie a un accordo fra un Comune (Montale) e la casa circondariale di Prato, alcuni detenuti sono potuti uscire dal carcere per impegnarsi in un lavoro a evidente utilità sociale: la ripulitura di spazi verdi.

E’ straordinario – racconta uno di loro – sentire l’odore dell’erba dopo otto anni di carcere“.

Quante di queste piccole operazioni, con un po’ di buona volontà, potrebbero risultare possibili?

Published in: on 25 maggio 2011 at 10:16  Comments (3)  

Bagnasco: soldi per bombardare ma non per accogliere

Di notevole interesse, anche sociale, la prolusione del card. Angelo Bagnasco all’assemblea dei vescovi italiani.

Con tutta la consapevolezza di quanto sia arbitrario estrapolare un solo passaggio, estrapolo molto volentieri questo:

“Non può non colpire tuttavia il diverso atteggiamento – dice Bagnasco riferendosi alla questione migranti dal Nord Africa – adottato a livello internazionale tra la disponibilità all’interposizione armata e l’indisponibilità a suddividere il carico delle conseguenze umanitarie che lo scontro armato determina. Il nostro Paese, con la sua esposizione geografica, si è trovato e rimane in prima linea sul fronte degli aiuti e soprattutto della prima accoglienza per gli sfollati, i profughi e i richiedenti asilo che giungono sulle coste italiane, le quali sono ad un tempo il confine sud dell’Europa. Va da sé che se non avanza un più maturo senso di condivisione circa le responsabilità comuni, si aprono nel processo di integrazione falle di difficile rimedio. Ovvio che i cittadini d’Europa sinceramente comunitari vogliano a questo punto capire perché per i missili c’erano soldi e intesa politica, mentre per i profughi non ci sono i primi ed è inesistente la seconda”.

Già, perchè?

Published in: on 23 maggio 2011 at 21:06  Lascia un commento  
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“Per fare del bene a loro e per arricchirmi io”

Ieri sono stato in “Fortezza da Basso“, a Firenze, con i tanti stimoli di “Terra Futura” (la cosa più singolare? Una linea di carta, proveniente dallo Sri-Lanka, prodotta con cacca di elefante !!!)
E mi sono imbattuto nello stand LEF, la Libreria Editrice Fiorentina – oggi di Giannozzo Pucci – che da sempre edita i testi di don Lorenzo Milani e propone volumi, davvero alternativi, dedicati a stili di vita nuovi (o meglio: antichi).

Una delle ultime rispampe LEF è “Ultimo banco”, raccolta di brevi testi già usciti su “Avvenire” per la penna di Sandro Lagomarsini parroco nell’entroterra di La Spezia che tiene una scuola ispirandosi a don Lorenzo. Inevitabile l’acquisto e immediato l’inizio di lettura.

Alla vigilia dei 45 anni dalla “Lettera”, Lagomarsini pubblica anche qualche brano dalle “Lettere” di don Lorenzo Milani. Ad esempio questo.

“Vedo che leggete moltissimo e vi tenete sempre al corrente di tutto quello che di moderno e di geniale viene partorito nel mondo; io invece passo gran parte della giornata a far chiacchierare degli analfabeti per fare del bene a loro e per arricchirmi io d’un mucchio di cose che da loro posso imparare” (da “Lettere”, p. 32).

No comment.

Published in: on 23 maggio 2011 at 08:38  Comments (1)  
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Nel web

Essere nel web senza essere del web. Si deve a mons. Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio Cei per le Comunicazioni Sociali nonchè portavoce dei vescovi italiani, una sintesi estrema del convegno “Abitanti digitali” in corso a Macerata su iniziativa della Conferenza Episcopale Italana.

Ha svolto la sua relazione introduttiva, Pompili sottolineando fra l’altro la necessità (quasi l’obbligo) di “stare dentro la rete” essendo però “capaci di ascoltare, fare silenzio, dare a Dio la possibilità di esserci”.

Una bella sfida. Nella rete e con la rete.

Published in: on 20 maggio 2011 at 06:14  Comments (1)  
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