L’odore dell’erba

 Qualche anno fa, per motivi di lavoro, visitai diverse carceri in città toscane (compresa Pistoia: uno dei ricordi peggiori) imbattendomi nel sostanziale fallimento di un sistema carcerario che – articolo 27 della Costituzione – dovrebbe tendere a riabilitare chi, avendo sbagliato, è detenuto e sconta una pena.

Fra parentesi: in tutte le carceri visitate ebbi modo di incrociare anche nobili testimonianze di vita, in genere silenziose, di cappellani e volontari.

Da allora la situazione non è certo migliorata. Anzi: sovraffollamento e violenze;difficoltà estreme per detenuti e guardie penitenziarie; forte sensazione che l’intero sistema sia forte con i deboli e debole con i forti; conseguente impressione che ricchi e potenti abbiano molte armi per “sfangare” un carcere riservato a poveracci e immigrati.

Mi è tornato in mente il carcere perchè ho appena letto, in cronaca, una piccola storia che merita segnalare: grazie a un accordo fra un Comune (Montale) e la casa circondariale di Prato, alcuni detenuti sono potuti uscire dal carcere per impegnarsi in un lavoro a evidente utilità sociale: la ripulitura di spazi verdi.

E’ straordinario – racconta uno di loro – sentire l’odore dell’erba dopo otto anni di carcere“.

Quante di queste piccole operazioni, con un po’ di buona volontà, potrebbero risultare possibili?

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Published in: on 25 maggio 2011 at 10:16  Comments (3)  

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3 commentiLascia un commento

  1. Considero il sistema carcerario italiano degradato e degradante. Lì dove il detenuto dovrebbe sì espiare una colpa, ma anche avere la possibilità di cambiare la rotta della sua vita, non esiste alcuna possibilità di sbocco e non vengono rispettate nemmeno le minime necessità vitali.
    Spesso addirittura il carcere toglie ai detenuti ogni speranza di futuro (quanti suicidi!!).
    Il problema è complesso e non di facile soluzione, ma un stato civile dovrebbe trattare in modo umano coloro che hanno sbagliato tetando ogni sforzo per reinserirli nella società positivamente e CREDENDOCI SI PUO’!!

  2. Dopo aver letto questa notizia mi sono detto: “Allora la mia idea di far lavorare i detenuti fuori dal carcere non era poi tanto strampalata!”
    Da tempo sostengo questa mia convinzione con amici e conoscenti, suscitando qualche perplessità.
    Basterebbe camminare per qualche sentiero delle nostre colline per rendersi conto di quanti interventi di manutenzione potrebbero essere realizzati dai detenuti.
    Educa e rieduca più una giornata di lavoro all’aperto che una settimana in carcere.
    Per quanto attiene alle valutazioni sociologiche riguardo la composizione della popolazione carceraria, basterebbe leggere quanto ha scritto il cappellano del Carcere della Dogaia qualche mese addietro su Toscanaoggi.
    Comunque, il profumo dell’erba tagliata è terapeutico per tutti, figuriamoci per un carcerato!

  3. ho letto la notizia stamani sul giornale… Una di quelle buone notizie che spesso non fanno notizia. E la trovo pure una notizia carica di speranza, a differenza di tantissime altre che riempiono i fogli o i notiziari, che sono ottime spesso per alimentare uno stato di sconforto e di “paura” che controlla e frena menti e coscienze.
    Renata


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