Sette lettere davanti a sorella morte

Giampiero, l’ultima beffa del destino … Addio Giampiero, beffato dal destino“. Ecco due titoli usciti stamani sulle cronache locali per informare, a Pistoia, sulla morte di Giampiero Gherardeschi.

62 anni, diacono nella parrocchia di Badia a Pacciana, già padre adottivo di un ragazzo – Carlo – morto un anno fa causa incidente stradale. E fratello di Enrico, più anziano e malato da tempo, deceduto 24 ore prima di Giampiero. Lascia Manuela, sposa da 28 anni.

I funerali dei due fratelli sono stati celebrati insieme, questa mattina. E queste due circostanze (la morte del figlio, la morte del fratello) fanno comprensibilmente parlare – nel linguaggio comune – di, appunto, “destino“.

Davanti alla morte rimpiango sempre di non aver fatto studi filosofici e teologici, psicologici e biblici. In particolare mi piacerebbe – e non le ho – avere  basi culturali per confrontarmi con una parola (“destino“) che certo capisco ma che non mi piace molto.

Da una prospettiva di fede, preferisco non usarla. Davanti a una morte come questa – e come altre che in effetti colpiscono per determinate coincidenze – ma sempre, in genere, davanti a sorella morte, preferisco usare un’altra parola. Con lo stesso esatto numero (sette) di lettere.

Preferisco “mistero“.

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Published in: on 29 giugno 2011 at 14:55  Comments (3)  
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3 commentiLascia un commento

  1. Anche LUI ebbe tanta..tanta …paura.
    Evidentemente il collegamento con il Padre stava funzionando assai male……

  2. Sì, è un mistero che fa riflettere: come sarà la nostra vita dopo? Per chi ha fede, c’è la certezza di essere con Dio, ma come, in che modo continuerà la vita eterna? Certe volte mi “perdo” a pensare: alle nostre relazioni, agli incontri con gli altri in diversi modi: una catechesi che ci ha colpito, una omelia che ci ha fatto riflettere, un incontro particolare magari per caso, ma che ti ha fatto riflettere e ti ha cambiato la vita… Certe volte mi “perdo”… Queste relazioni, oltre che quella con la R maiuscola, con Dio, dopo la morte, le vivremo nell’incontro con Dio nella pienezza? E come? Vedo la morte, quindi non come “destino” (non è degno di noi), ma come mistero, proprio perché è qualcosa che è più grande di noi e sorpassa di gran lunga il nostro pensiero. Ma credo che queste realtà di vedono solo con gli occhi della fede…

    • Cara suor Teresa, non dobbiamo chiederci nè come nè cosa sarà perchè nessun uomo , prigioniero delle categorie umane, può comprendere il mistero di Dio; dobbiamo fidarci delle parole di Gesù che ci dice ” Non abbiate timore! ” …anche se la tentazione della paura di fronte alla morte per l’uomo è inevitabile.
      Dio sia lodato
      Manuela


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