Le tre suore di Tarso

Suor Cornelia, suor Agnese e suor Maria. Sono le uniche presenze cristiane, oggi, nella città di San Paolo.

Vivono in una chiesa che non è più tale perchè è in un magazzino (però i pellegrini di passaggio possono celebrare messa). La loro storia, nella città dove nacque Saulo e dove oggi vivono 250 mila persone, è raccontata da Maurizio Gori (dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Pistoia) che fa parte di un numeroso gruppo di pistoiesi, guidati dal vescovo Mansueto, in pellegrinaggio diocesano sulle orme di Paolo nella Turchia di oggi.

Tiene, Maurizio, un “diario di bordo” sul sito della diocesi (www.diocesipistoia.it) e da buon cronista ha chiesto alle tre religiose perchè mai se ne stessero lì, in una situazione certo non facile.

La risposta mi è parsa (e forse lo è davvero) eccezionale nella sua semplicità. “Siamo qui per esserci“.

Per pregare, per accogliere, per condividere e per sperare in una realtà diversa.

Chissà perchè, ma a queste suore – io che sono geograficamente così lontano – voglioo già un sacco di bene …

 

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Published in: on 29 luglio 2011 at 08:26  Comments (1)  
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Risorgimento etico

 … Stiamo vivendo una stagione amara, nel nostro paese, in cui, da una pluralità di avvenimenti, si evidenzia la necessità di una nuova fondazione dell’ impegno politico su valori forti e condivisi, che permettano una riqualificazione di quella che Paolo VI chiamava “la forma più alta di carità” dinanzi al giudizio del nostro popolo ed alla fiducia delle persone. L’impegno politico attende, talora con drammatica evidenza, di essere nobilitato da rigore etico, dalla ispirazione ideale, da una disciplina di pensiero e di progetto che lo riconsegni alla dignità con cui la nostra Costituzione l’aveva previsto e provveduto. Ed i cattolici, il laicato cattolico, deve essere il primo a farsi responsabilmente carico di questo impegno e di questa sfida.

Abbiamo bisogno di una rinascita morale del nostro paese, quasi di un “Risorgimento etico”, 150 anni dopo quello civile e politico, che ci restituisca fiducia nelle istituzioni, correttezza e rispetto verso la ritrovata dignità dei poteri che governano la nostra convivenza civile, superamento ed archiviazione di conflittualità, interesse di parte o di casta, personalismi che avvelenano il nostro popolo e sviliscono la vicenda politica ed amministrativa.

Abbiamo bisogno che quanti si impegnano nell’agire politico siano persone umili e serie, sottomesse alla logica del servizio, appassionate del bene comune, capaci di pensare “in grande”, a misura di società e di territorio, capaci di restituire stima e credibilità ad un settore della nostra vita pubblica che sembra sprofondare nello scetticismo e nella condanna del giudizio comune.

Il Vangelo torna a dirci “tra voi non deve essere così”: mentre quasi 8 milioni di italiani vivono sotto il segno della povertà relativa, mentre 3 milioni stanno sprofondando nella povertà dura, senza aggettivi attenuanti, abbiamo bisogno che i nostri politici, che i nostri amministratori rimangano ancorati alla vita delle gente, che soffrano passione per la difficoltà delle famiglie, per l’angoscia di chi ha perso il lavoro, per lo smarrimento e la rabbia dei giovani che non riescono ad entrare nel ciclo produttivo o si vedono condannati ad un precariato senza fine.

Abbiamo bisogno che politici ed amministratori, di ogni parte e di ogni colore, portino il “palazzo” in mezzo alla gente, tra le case delle periferie e dei paesi, perché una nuova ondata di ossigeno, cioè di speranza e di prospettive concrete dilati i polmoni di famiglie e di persone … (Dall’omelia di mons. Mansueto Bianchi, in occasione della festività di san Jacopo, patrono di Pistoia)

Ma la politica può essere un mestiere?

Polemiche anche a Pistoia sui “costi” della politica e sulle indennità (ma anche sugli altri benefici) dei politici, compresi quelli titolari di cariche locali.

Nessuno riuscirà mai a trascinarmi nella facile demagogia di demolire politica e politici. Se retta da nobili intenzioni, la politica è una fra le attività più belle e utili che possano esistere. Se motivati da finalità di pubblico servizio con particolare attenzione non per i potenti (che sanno difendersi da soli) ma per i più fragili, i politici svolgono un ruolo prezioso.

Questo in premessa e su tutto. Compreso il fatto che tutti, ma proprio tutti, devono – se ne hanno voglia e motivazione – poter fare politica in un certo periodo della loro vita. Le cariche pubbliche non sono solo per i ricchi. Salvo casi eccezionali (i politici davvero “di razza”), ricoprire un incarico pubblico dovrebbe significare dedicarvi un periodo particolare della propria vita per, subito dopo, tornare alla propria professione. Al proprio lavoro. Al proprio mestiere. Alla propria attività. Magari continuando, in altri modi, a fare politica (perchè sempre, e tutti quanti, facciamo politica).

Quello che mi ha fatto riflettere è che uno di loro (non importa chi. Credo che su questo la pensino tutti, ormai, nello stesso modo) stamattina, sulle cronache locali, sostiene che la sua indennità (circa 6.300 euro lordi ogni mese) è adeguata all’impegno e alle responsabilità davanti al ruolo svolto.

Usa, la giovane politica, una categoria (“stipendio“) che a me fa riflettere: se è davvero uno “stipendio”, 6 mila euro lordi al mese potrebbero perfino essere  pochi in un contesto in cui la responsabilità deve essere retribuita e bene.

Ma è uno “stipendio“?

Anch’io, come molti, ho fatto politica e ricoperto ruoli pubblici. Allora (almeno in molti partiti) si faceva tutto per volontariato e, almeno al nostro livello, con la consapevolezza che si trattava di un periodo staccato nella nostra vita. Una scelta volontaria di vita. Tempo sottratto alla famiglia, al tempo libero, ad altri tipi di guadagni, alla professione.

Mi viene una domanda. Può, l’esercizio di un incarico pubblico, rappresentare un “mestiere” ed essere dunque retribuito da uno “stipendio“? Gli eletti dal popolo non dovrebbero forse limitarsi a fare scelte, a dare indicazioni (appunto “politiche“) che spetta poi alla dirigenza (oggi molto bene pagata proprio per assumersi questa responsabilità) far tradurre – guidando la struttura – in atti amministrativi? Può la responsabilità del politico essere pagata con i soldi, allo stesso modo della responsabilità del manager pubblico? La responsabilità del politico non ha, di suo, altri sistemi di misurazione partendo proprio dal giudizio dei cittadini alla successiva tornata elettorale?

La mia è una semplice domanda. Non ho ricette. Nè moralismi. Nè furori demagogici. Rispetto quella politica per cui, in base alla nostra Costituzione, chi svolge incarichi pubblici è chiamato a farlo “con onore“. So che moltissimi, anche fra i politici di oggi, sono persone serie e che si vergognano, loro per primi, davanti a certi affaristi privi di scrupoli che, con la scusa della politica, rubano ai poveri.

Ma proprio non mi va che la politica – partendo addirittura dai cosiddetti rami bassi, dai livelli circoscrizionali – sia svilita a un “mestiere” dovendo dunque essere retribuita con uno “stipendio” fondato sugli euro.

O no?

Published in: on 23 luglio 2011 at 08:22  Comments (4)  
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Gli aquiloni del Terzani

Domenica prossima, all’Orsigna – sui monti fra Pistoia e Bologna dove, vicino, riposa anche un altro grande del giornalismo italiano: Enzo Biagi – ricordano Tiziano Terzani. Sono già 7 anni che è morto. E lo ricorderanno, in quel paesino diventato famoso nel mondo, facendo volare gli aquiloni.

Inevitabile riprendere in mano uno fra i testi di un uomo così singolare, che tanto bene può ancora fare a un mondo che forse potrà risollevarsi proprio, e soltanto, se ricomincia a far volare gli aquiloni.

Ne prendo uno a caso (“Un altro giro di giostra“) con il racconto della malattia che lo porterà alla morte. E apro a caso.

Pagina 348. “La nostra vita quotidiana è piena di piccole luci che ci impediscono di vederne una più grande“.

A Dio, caro Tiziano che non ti ho mai conosciuto in vita (una volta ti vidi a San Marcello Pistoiese, biancovestito con la gente che ti ammiccava dietro. Uscivi dal negozietto del fotografo. Io stavo lì a due passi, ma – accidenti – non ebbi il coraggio di fermarti. Chissà perchè, mi vergognai).

Published in: on 19 luglio 2011 at 07:03  Comments (1)  
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Poker e casinò on-line: da oggi è legale.

Schiavitù e liberazione. La lettura di oggi (dall’Esodo) rinvia agli Israeliti fuggiti dall’Egitto e ai carri, con i soldati del faraone che li raggiungono. Il popolo di Dio, impaurito, non trova di meglio che lamentarsi con Mosè ricordando com’era meglio  “servire in Egitto che morire nel deserto“.

Tranquillità dalla schiavitù, fatica dalla liberazione. Ho trovato un aggancio leggendo che oggi, lunedì 18 luglio 2011, in questo nostro Paese – dove in molti fra i più fragili già sono costretti a vivere da schiavi nei confronti di qualche moderno “faraone” – per legge lo Stato ha reso legale il gioco d’azzardo on-line.

Poker e casinò: tutto facile e tutto immediato, da oggi, collegandosi sul web. Si aumentano così le possibilità – già numerose e frequentate, basta entrare in un qualunque bottega del Lotto di paesini e città – per buttare soldi dalla finestra con la speranza di una vincita capace di “sistemarti l’intera vita”.

L’ennesima tassa per allocchi, in un settore peraltro a fortissimo rischio di infiltrazioni malavitose, studiata da uno Stato che poi è anche costretto ad aiutare centinaia di centri per disintossicare migliaia e migliaia di persone dipendenti da questa droga (pare che in Italia esistano almeno 700 mila individui ammalati da gioco d’azzardo legale. E pare che in tre anni gli italiani abbiano puntato più di 6 miliardi di euro sui soli tavoli on-line con un trend adesso destinato ad incrementarsi vista la … legalità di questa nuova tassa sugli allocchi).

Da oggi, lunedì 18 luglio, la manovra finanziaria ci quintuplica i costi per le analisi del sangue. E lo Stato aiuta a indebitarci ancora di più promettendo vincite on-line ma sapendo che, come nei casinò veri, chi vince è sempre e solo … il Banco.

Published in: on 18 luglio 2011 at 16:22  Comments (1)  
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Il cimitero … della privacy

Singolare ciò che è capitato a un giornalista locale. Ricevute segnalazioni circa lo stato di degrado di un cimitero cittadino (la storia si svolge a Pistoia), il cronista ha fatto il suo dovere: è andato nel luogo per la verifica e ha creduto di poter documentare il degrado (erbacce eccetera) scattando alcune foto.

Gli è stato impedito – così si è  letto in cronaca – da alcuni dipendenti comunali che, adducendo motivi di (sic) privacy, hanno vietato le foto. Quante sciocchezze nel tuo nome, o mitica privacy !

Su un altro cimitero della provincia – anch’esso maltenuto e con erbacce alte e assai poco decorose per la dignità di un luogo chiamato anche campo “santo –  un giornalista che aveva scritto per denunciare il degrado si è beccato una sonora protesta di un sindacato di lavoratori.

Episodi piccoli piccoli, certo; autentici infortuni di una grossolannità quasi pari all’umorismo involontario di considerare “obiettivo sensibile” un cimitero, ma bene rappresentativi del fastidio che la categoria provoca quando fa, semplicemente, il suo dovere.

Sono tanti i poteri che, dai giornalisti, vorrebbero solo umili schiene piegate.

 

Published in: on 17 luglio 2011 at 12:06  Comments (1)  
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Gli esami dell’urina e il bisogno della Politica

  Leggo che il taglio nei trasferimenti statali alle ASL (in Toscana sono 35 milioni in meno) sarà garantito da ticket sui codici bianchi nei Pronto Soccorso e da un forte aumento nella contribuzione, dai cittadini, per i costi di esami e visite specialistiche. Un esempio: gli esami del sangue e delle urine (che oggi ai cittadini costano 4 e 2 euro) saliranno, rispettivamente, a 14 e 12 euro.

Un autentico salasso – che Regione Toscana pare intenzionata a bloccare – imposto dalla manovra finanziaria governativa. Un salasso necessario, dicono, per evitare che l’economia italiana vada gambe all’aria.

Ieri ho ascontato don Luigi Ciotti presentare la festa nazionale di “Libera“, l’associazione contro le mafie. Il sacerdote, che vive sotto scorta e non è difficile capire perchè, ha dato un numero (560 miliardi): sono gli euro che fattura, ogni anno in Italia, l’economia del “malaffare”.

Una cifra colossale. Non è complicato capire che se, almeno in parte, potessero essere recuperati alla legalità, ce ne avvantaggeremo tutti. In particolare quelli che, fra noi, fanno più fatica perchè più deboli.

Che enorme bisogno c’è, a giro, di Politica …

Published in: on 16 luglio 2011 at 13:21  Comments (2)  
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Le campane di Gavinana

Una “breve” in cronaca di Pistoia oggi, che mi mette di buon umore.

Stasera, in quel di Gavinana, la parrocchia organizza un concerto … di campane. Con quattro “campanari” – nientemeno che Usa – e con strumenti particolari:  campane piccole, facilmente gestibili anche con una sola mano.

In un contesto pieno di rumori, spesso fastidiosi e arroganti, il suono delle campane oggi colpisce e intenerisce. Eppure ogni tanto si legge di proteste contro questo o quel parroco, “reo” di far suonare le campane provocando dunque quelli che vengono definiti “disturbi alla quiete pubblica”.

Ben vengano – ho l’impressione – questo tipo di “disturbi” (oltretutto pieni di lontane armonie) se rappresentano un richiamo verso una dimensione altra e alta. Di cui c’è, oggi, enorme bisogno. In un mondo talmente rumoroso e arrogante che quasi non ce ne rendiamo più neppure conto.

 

Published in: on 15 luglio 2011 at 05:13  Comments (1)  
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Palestina/Israele: chi ha paura degli aquiloni?

Ricevo e volentieri – da appassionato di una terra che è comunque bello continuare ad appellare come “santa” – rilancio. Con molta tristezza. (mb)

Gerusalemme 1 giugno 2011 –  “Qui e’ area militare chiusa, via via”, hanno urlato i militari israeliani, lo scorso 24 giugno, a un gruppo di bambini palestinesi di Nabi Saleh che, accompagnati da insegnanti e alcuni giovani, si preparavano a lanciare gli aquiloni che avevano costruito poco prima.

Al mattino si era svolto in questo villaggio tra Gerusalemme e Ramallah, protagonista da oltre un anno di una intensa lotta popolare contro la costruzione del Muro israeliano, un laboratorio per bambini con educatori palestinesi e stranieri per la costruzione, con materiali riciclati, di aquiloni. Una attività che aveva coinvolto un po’ tutti i piccoli del villaggio.

Ma quando è giunto il momento di testare i risultati di ore passate tra carta, colla e legno,  i bambini hanno trovato ai piedi della collinetta vicina al villaggio i soldati israeliani che sbarravano la strada. Proibito passare e, quindi, giocare.

I militari non hanno esitato a sparare gas lacrimogeni e proiettili di gomma e, successivamente, a malmenare e arrestare i giovani e gli adulti che accompagnavano i bambini. L’aquilone, si sa, è una grave minaccia alle forze di occupazione in Cisgiordania !!!

Published in: on 14 luglio 2011 at 05:17  Comments (2)  
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Le ciglia di Marco detto “Minio”

Leggi sui giornali i grandi dibattiti sul cosiddetto “fine vita” (quante inutili prudenze per non usare la parola vera: morte) e hai l’impressione (direi meglio: la speranza) di qualcosa che mai ti toccherà da vicino. Discutano pure, in Parlamento …

Poi un trafiletto di cronaca locale porta la storia di Marco, detto “Minio“. La foto evidenzia un bel volto pulito di una persona da mezza età con tanta voglia di vivere l’altra mezza. Scopri che Marco era immobile da 7 anni (tempo lunghissimo, immagino) colpito da un male di cui non si fa il nome ma che è facile intuire che nome avesse.

Torni, con la mente, alla vicenda analga di un vecchio amico: Vinicio. Anche lui colpito da quel male. Anche lui sicuro di dover presto morire in quel modo. Anche lui accompagnato dall’affetto di familiari e amici. Anche lui capace di comunicare soltanto con il battito di un ciglio.

Come Vinicio, anche “Minio” è adesso transitato Altrove. I funerali nella chiesa di San Piero Agliana.

Lascia, il cinquantunenne “Minio”  – che tanto bene voleva alla Juve, al teatro, alla musica, alla vita – lascia un piccolo/grande tesoro: un diario che i suoi genitori hanno potuto scrivere – lettera dopo lettera, parola dopo parola – sulla base dei battiti delle ciglia del loro figlio.

Chissà perchè, ma stamattina provo la stessa incrociata sensazione che provai quando se ne andò il mio amico Vinicio. 

Dolore, anche se Marco detto Minio” io non l’ho mai conosciuto. Serenità, nel senso che questo tipo di storie possono essere di enorme aiuto per noi che restiamo e che, per comunicare, abbiamo strumenti ben più veloci di una ciglia che batte. Di noi anche quando ascoltiamo i grandi dibattiti sul “fine vita”.

Le ciglia di Marco hanno parlato – e parlano – anche per tutti noi. Il diario di Marco è scritto anche per ciascuno di noi.

Published in: on 9 luglio 2011 at 08:10  Comments (2)  
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