Le ciglia di Marco detto “Minio”

Leggi sui giornali i grandi dibattiti sul cosiddetto “fine vita” (quante inutili prudenze per non usare la parola vera: morte) e hai l’impressione (direi meglio: la speranza) di qualcosa che mai ti toccherà da vicino. Discutano pure, in Parlamento …

Poi un trafiletto di cronaca locale porta la storia di Marco, detto “Minio“. La foto evidenzia un bel volto pulito di una persona da mezza età con tanta voglia di vivere l’altra mezza. Scopri che Marco era immobile da 7 anni (tempo lunghissimo, immagino) colpito da un male di cui non si fa il nome ma che è facile intuire che nome avesse.

Torni, con la mente, alla vicenda analga di un vecchio amico: Vinicio. Anche lui colpito da quel male. Anche lui sicuro di dover presto morire in quel modo. Anche lui accompagnato dall’affetto di familiari e amici. Anche lui capace di comunicare soltanto con il battito di un ciglio.

Come Vinicio, anche “Minio” è adesso transitato Altrove. I funerali nella chiesa di San Piero Agliana.

Lascia, il cinquantunenne “Minio”  – che tanto bene voleva alla Juve, al teatro, alla musica, alla vita – lascia un piccolo/grande tesoro: un diario che i suoi genitori hanno potuto scrivere – lettera dopo lettera, parola dopo parola – sulla base dei battiti delle ciglia del loro figlio.

Chissà perchè, ma stamattina provo la stessa incrociata sensazione che provai quando se ne andò il mio amico Vinicio. 

Dolore, anche se Marco detto Minio” io non l’ho mai conosciuto. Serenità, nel senso che questo tipo di storie possono essere di enorme aiuto per noi che restiamo e che, per comunicare, abbiamo strumenti ben più veloci di una ciglia che batte. Di noi anche quando ascoltiamo i grandi dibattiti sul “fine vita”.

Le ciglia di Marco hanno parlato – e parlano – anche per tutti noi. Il diario di Marco è scritto anche per ciascuno di noi.

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Published in: on 9 luglio 2011 at 08:10  Comments (2)  
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2 commentiLascia un commento

  1. Perfetto ma non si può costringere nessuno Elbi dopo tanti anni di sofferenza chiese di essere staccato dal macchinario che lo teneva in vita, il Papa rifiutò l’ultimo ricovero in ospedale che forse gli avrebbe allungato di un poco la vita, a mio avviso ogni uomo, visto che Dio ci ha lasciato liberi anche di sbagliare, ha diritto di decidere se sottoporsi o meno a una terapia, a un sondino o a un macchinario.

  2. Carissimo Mauro,
    grazie per la tua bella riflessione che mi riporta alle emozioni provate ieri pomeriggio, durante i funerali celebrati nella Chiesa di San Piero Agliana.
    A differenza di te, ho avuto la fortuna di conoscerli entrambi.
    Con Vinicio ho condiviso gli anni dell’impegno in politica; l’ho considerato il mio maestro.
    Con Marco ho condiviso l’esperienza del volontariato.
    Allora eravamo giovani, e insieme a molti altri amici di Agliana partecipavamo alle attività del Gruppo Accoglienza Vita.
    Dopo aver letto la tua riflessione mi è tornata in mente l’omelia di Don Paolo Tofani:
    è stata una “lezione di vita e di morale cristiana”, una fotografia di questi 7 anni che hanno visto una famiglia ed una comunità crescere insieme e crescere davvero, dando un senso ad una esperienza di dolore.


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