La buona notizia

7 persone, a Quarrata, si sono tolte la vita in un anno.

Grande spazio, questa mattina sulle cronache locali, a questa tematica così come, nei giorni scorsi, altre cronache riferivano sulla gravità dell’alcolismo, specie fra i giovani, sulla Montagna Pistoiese.  “Solitudine e disagio, isolamento e crisi economica” le cause che starebbero all’origine del “triste primato” quarratino e che, certo, non sono estranee a quanto accade più in alto, nell’altra parte del territorio pistoiese.

Sofferenze che chiamano in causa tutti. In particolare noi, comunità ecclesiale, che ci diciamo possessori di una Buona Notizia troppo spesso incapace di produrre, in concreto, speranza.

Published in: on 31 agosto 2011 at 10:42  Comments (1)  
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Il lato “c” di miss Italia 2011

Miss Italia” approda dunque a Montecatini Terme. E approda con un entusiastico, decisamente acritico, plauso generalizzato: quasi fosse una sorta di panacea per guarire i tanti mali, del turismo e dell’economia, in una provincia assai provata dalla crisi e adesso, se non si troveranno settemila persone, perfino privata di uno dei suoi palazzi istituzionali. Non è certo a costo zero (un milione, un milione e mezzo di euro, qualcosa in più, qualcosa in meno?) ma la fiducia è tanta: i ricavi – tutti sono certi – supereranno i costi e grazie al mitico marchio, in una società comunque e sempre basata sulla dittatura dell’immagine, l’economia locale potrà avere il rilancio dovuto.

D’altronde, quest’anno, le ragazze in gara devono dimostrare di possedere anche un terzo “lato”, quello che comincia con la “c” di cultura: aver letto, nell’ultimo anno, almeno tre (3) libri.

Published in: on 26 agosto 2011 at 08:30  Lascia un commento  
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Che cattiva la Chiesa che non paga l’Ici …

 Conosco di persona Umberto Folena, giornalista di “Avvenire” – e non solo – che sa usare con intelligenza una fra le armi (l’ironia) più potente.

Guardate qui sotto cosa scrive oggi sulla campagna che sta circolando (in rete e non solo) in merito alle presunte furbizie del “Vaticano” (sic) e della “Chiesa” (sic) nel non pagamento di varie imposte allo Stato italiano.  Una campagna potentemente sostenuta da politici, media, rete e che non sarebbe male tentar di capire perchè, proprio adesso, è stata lanciata. Forse si vuole contribuire a minare la credibilità della Chiesa?

Bagnasco ammonisce che tutti debbano pagare le tasse: troppo facile far credere che si tratta della solita manovra dei soliti cattolici ipocriti e farisaici. Quelli che di giorno fanno i puri e la notte rubano, mestano, rapinano.

Qui non è in discussione – ci mancherebbe altro – il diritto a essere “laici”, laicisti, anticlericali, atei, non credenti, diversamente credenti, ostili ai preti, nemici del Vaticano, avversari della Chiesa di vertice eccetera eccetera.

Non è neppure in discussione la libertà di chiedere seriamente, alla Chiesa, comportamenti sempre più evangelici, rinunce a forme di potere.

Ma non sarebbe il caso – proprio nel nome del grande valore della laicità –  partire dalle cose vere lasciando perdere le menzogne? Perchè montare campagne basate, come in questo caso, su equivoci e falsità? Perchè tanto clericalume alla rovescia? A che – e a chi – giovano certi pre-giudizi?

Ma leggiamo Folena.

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Quelli che.

Quelli che la Chiesa cattolica torni a pagare l’Ici.  Quelli che non sanno che la Chiesa paga già l’Ici, per gli immobili dati in affitto e le strutture alberghiere. Quelli che lo sanno benissimo ma fingono di non saperlo.

Quelli che vorrebbero far pagare l’Ici a chi ancora non la paga, ossia alle mense Caritas, agli oratori, alle sacrestie, ai monasteri … perché sono soltanto loro che ancora non pagano. Quelli che sul loro giornalone scrivono in 500mila copie che Chiaravalle, alle porte di Milano, è un resort cinque stelle a 300 euro a botta. Quelli che ci credono. Quelli che sanno bene che Chiaravalle è un normale monastero che per una celletta della foresteria e tre pasti frugali al dì chiede un’offerta di 30 euro, ma se uno non li ha, pazienza.

Quelli che quando Avvenire smaschera la fandonia si guardano bene dal pubblicare una rettifica, così i loro lettori continuano a credere che Chiaravalle sia un resort, la Chiesa ci lucri e s’indignano.

Quelli che sul loro giornalone da 500 mila copie denunciano con veemenza che la Chiesa italiana nasconde il rendiconto dell’8 per mille. Quelli che, e sono gli stessi, da 20 anni pubblicano il rendiconto in una loro pagina acquistata dalla Chiesa, incassano i soldi e, una volta smascherati, si guardano bene dal correggere la fandonia.

Quelli che la Chiesa possiede il 30 per cento di tutti gli immobili in tutta Italia. Quelli che Luciano Moggi è il testimonial della Chiesa italiana. Quelli che revochiamo per cinque anni il Concordato.

Quelli che sanno bene che 8 per mille, esenzione dall’Ici e dimezzamento dell’Ires non sono privilegi, ma lo scrivono ugualmente. Quelli che sanno bene che all’8 per mille concorrono altre sette confessioni religiose diverse e pure lo Stato, ma evitano di ricordarlo, come se concorresse soltanto la Chiesa cattolica, che riceve quanto i contribuenti italiani le attribuiscono, e se i contribuenti non firmassero più per lei non riceverebbe niente, quindi non ha alcuna garanzia.

Quelli che sanno bene che l’esenzione Ici per gli immobili riguarda tutti, assolutamente tutti gli enti senza scopo di lucro, purché utilizzati per alcune attività di rilevanza sociale, non solo quelli religiosi.

Quelli che sanno bene che la riduzione del 50 per cento sull’imposta sul reddito delle società (Ires) si applica agli enti religiosi in quanto questi sono equiparati agli enti aventi fine di beneficenza e di istruzione, e la riduzione non vale per le attività commerciali.

Quelli che sanno tutto questo ma fanno il pesce in barile e lasciano che il popolo italiano se la beva. Quelli che su Facebook scrivono che il 97 per cento della quota 8 per mille dello Stato torna alla Chiesa cattolica. Quelli che più la spari grossa più sei credibile.

Quelli che, non appena il cardinale Bagnasco denuncia la piaga dell’evasione fiscale, attaccano con virulenza la Chiesa cattolica.

Quelli che quando scoppia la crisi e la gente mugugna e si agita, cercano un nemico, un mostro, il colpevole del disagio e lo additano alla rabbia popolare. Quelli che creano il ‘mostro’ verso cui indirizzare la rabbia popolare per poter governare il malcontento, come fanno tutte le dittature.

Quelli che tante panzane messe in fila e ripetute ossessivamente diventano una verità.

E infine quelli che, e siamo noi, troppe coincidenze non sono una coincidenza. (Umberto Folena)

Published in: on 22 agosto 2011 at 16:37  Comments (2)  
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E se tagliassimo qualche bomba?

Fra tutte le voci da tagliare non è mai apparsa una che, pure, c’è e pesa sul bilancio di uno Stato costretto a erogare minori servizi essenziali: le missioni militari internazionali. Non è arrivato il momento di decidere un loro serio ridimensionamento, e persino uno stop, prima di tagliare prestazioni dirette a cittadini davvero in difficoltà?”.

L’interrogativo non viene da un “grillino” né da qualche vetero “comunista”. E’ stato l’editoriale di “Avvenire“, quotidiano dei vescovi italiani, a porre – ieri – una domanda che in molti sentiamo di fare nostra. Fra i suggerimenti per migliorare la manovra-bis varata dal governo, Eugenio Fatigante (del quotidiano cattolico) pone anche l’eterna questione delle spese militari: spese alle quali basterebbe qualche taglio per ridurre l’ingiustizia di una manovra che mette le mani, al solito, soprattutto nelle tasche dei più deboli.

Fra i motivi per cui anche l’Italia è impegnata in costosissime (anche in termini di vite umane) azioni militari, ce ne sono anche di assai poco nobili: in genere legate alle guerre per il petrolio o per il gas. Oltretutto la capacità di risolvere i problemi con le guerre è decisamente scarsa.

Tutti lo sanno così come tutti fanno finta che non esista l’articolo 11 della Costituzione, quello che vieta di affrontare le controversie internazionali attraverso lo strumento bellico.

L’editoriale di “Avvenire”  offre davvero una bella strada. Che – sono certo – nessuno, fra politici e cittadini così deboli, vorrà percorrere.

Published in: on 18 agosto 2011 at 07:49  Comments (2)  
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La “lezione” dei 101

Pistoia, 14 agosto 2011 – Sono 101 e oggi, vigilia di ferragosto (rinchiusi – da due a quattro per 21 delle 24 ore di ogni giorno – in ciascuna delle 26 piccole celle da pochi metri quadrati, dove devono entrarci non solo loro ma anche le brande, il lavabo, il cesso), sono in sciopero della fame. Aderiscono alla protesta, in corso nelle carceri italiane su particolare input di Marco Panella e del suo partito, contro la vergogna del sovraffollamento carcerario.

Spazi (le carceri) che dovrebbero servire per riabilitare chi ha sbagliato ma che, in realtà, sono tremendi strumenti di ingiustizia (come, certo, si rendono conto anche dirigenti delle strutture e guardie penitenziarie).

I detenuti  del carcere di Pistoia hanno cominciato questa particolare forma di protesta civile alle 7 di questa mattina per concluderla dopo 24 ore: in apertura del giorno in cui si fa festa per l’estate (e noi cattolici ricordiamo Maria, madre di un condannato a morte).

I carcerati di Pistoia hanno informato del loro gesto, con lettera aperta, i poliziotti che li controllano e inviato il documento all’esterno tramite il responsabile di una cooperativa sociale attiva nel reinserire gli ex detenuti.

Pubblicata integrale sul sito della diocesi di Pistoia (www.diocesipistoia.it) la lettera fa riflettere: una grande lezione di civiltà per tutti noi; una lezione che sarebbe importante tenere in memoria.

Qualcuno diloro è ancora in attesa di giudizio e dunque, per legge, non colpevole.

E’ alquanto evidente e logico – scrivono al comandante della Polizia Penitenziaria, scrivono a noi tutti – che per perseguire un reato non si deve commetterne un altro.

Published in: on 14 agosto 2011 at 13:03  Lascia un commento  
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Una nuova diccì ?

“Un sondaggio fra i cattolici pistoiesi sulla utilità e sulla urgenza di un nuovo impegno nella politica anche attraverso un nuovo partito politico ispirato alla dottrina sociale della Chiesa”.

Mi scrive, in questi termini sostanziali, Fernando Berti. E precisa di farlo anche in base a ciò che va leggendo su “Avvenire” e ascoltando negli interventi dei vescovi italiani, fra cui lo stesso mons. Mansueto Bianchi (ad esempio nell’omelia per il San Jacopo 2011).

Si tratta di due questioni: certo collegate ma comunque distinte. Un conto è ricordare a tutti i cittadini, dunque anche ai credenti, l’importanza della sfera politica e di una Politica fatta per servire il bene comune (ciò soprattutto in periodi come questo: quando la credibilità della politica è messa in discussione da comporamenti di singoli politici) mentre cosa diversa è la nascita di una forza politica nuova (una sorta, parliamoci chiaramente, di nuova “Democrazia Cristiana” o di nuovo “Partito Popolare“) in un contesto, complicato, come quello italiano. Un conto è la formazione, un conto lo strumento.

Fin troppo ovvio che il passato, nelle sue luci e nelle sue ombre, non si ripropone mai uguale; ciò che è stato, nel bene e nel male, è stato; il contesto di oggi è straordinariamente diverso, mentre la stessa politica (basti pensare ai tanti partiti “personali” o alla prevalenza del marketing e dei populismi) ha subito mutamenti colossali per i quali gli “occhiali” antichi non sono certo il rimedio.

Eppure è avvertibile la circostanza che  siamo in un momento delicatissimo per le sorti della stessa nostra democrazia costituzionale.  Pare vicino il momento in cui le forze politiche attuali (tutte, ma proprio tutte, assai provate) troveranno nuovi contenitori (e, si spera, nuovi contenuti) in una scomposizione del quadro politico che appare inevitabile.

I cattolici (diciamo meglio: i cattolici che frequentano. Oggi, è bene ricordarlo, una piccola minoranza) possono assistere passivi? Le parrocchie possono restare chiuse a questi ambiti civili? Movimenti e associazioni, gruppi e comunità possono restare in perenne silenzio? La dottrina sociale della Chiesa, attualissima e freschissima, può rimanere chiusa in libri polverosi? Essere minoranza ma avere un patrimonio di valori enorme, non può forse rappresentare un elemento utile per aiutare il Paese a ritrovarsi’

Questioni di non poco conto. Per il Paese intero e, ovvio, anche per una comunità locale come quella pistoiese (così impigrita da fare quasi paura).

Published in: on 11 agosto 2011 at 08:09  Comments (9)  
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Padre Alfredo Bellini, il missionario che lascia libri. E una radio.

«Diceva sempre – racconta Alessandrache in vita una persona o lascia dei figli o lascia dei libri. Era continuamente informato dei fatti del mondo. Nella sua valigia, con solo due stracci dentro, c’era sempre una tv portatile con cui seguiva e commentava anche i fatti italiani».

Alessandra (di Quarrata) è la nipote di don Alfredo Bellini è parla così di suo zio – dalle colonne del quotidiano “Il Tirreno” che oggi dedica, giustamente, un grande spazio al missionario – raccontandolo dopo la sua morte.

Aveva 90 anni, il missionario quarratino, e aveva scelto il Brasile rientrandovi per l’ultima volta anche cinque anni fa, a un’età evidentemente elevata. Aveva scelto il Brasile e i poveri. Aveva scelto di evangelizzare anche tramite i media: una radio, oggi diventata anche tv. Aveva scelto di raccontare, e testimoniare, Gesù Cristo in un contesto di enormi distanze, e di conseguenti ingiustizie, fra chi sta bene e chi sta in sofferenza.

Qualche anno fa, in uno dei forum di Greenaccord dedicati al rapporto fra ambiente e giustizia, si collegò in diretta – dalla “sua” radio – e a Pistoia arrivò la voce, freschissima, di un “ragazzo” over 85.

«Per mio zio – continua Alessandra – i poveri non si aiutavano con l’elemosina ma aiutandoli a lottare per i loro diritti e la loro dignità”.

Published in: on 8 agosto 2011 at 14:18  Comments (1)  
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Se il destino del mondo è affidato a mister rating

Sui giornali, le pagine di economia o a maggior ragione quelle di finanza da sempre sono quelle che non leggo. In radio e in tv, le notizie dalle Borse da sempre sono quelle che non ascolto.  Non ci capisco proprio nulla. Intuisco che sono fra le pagine più importanti, ma ne faccio da sempre a meno.

Questo per ammettere la mia totale estraneità “tecnica” al dibattito mondiale di queste ore.  Eppure ci sono due “curiosità” piccole piccole, due elementi su cui mi piacerebbe essere illuminato per capirci finalmente qualcosa.

Elemento uno. Ma chi l’ha deciso (e quando?) che il destino del mondo debba essere affidato a dei signori – gli analisti, ma soprattutto i proprietari – delle famose tre maggiori agenzie di rating? Chi sono loro signori? Chi li autorizza ad avere tutto questo potere? Chi li controlla? Chi ci garantisce contro – intuibili e possibili – colossali conflitti di interesse? Perchè i Parlamenti e i Governi delle democrazie, liberamente eletti dai cittadini, non contano un tubo davanti a questi, oscurissimi, nuovi padroni dei  destini del mondo? Se per i signori del rating la Cina sta ai vertici dell’affidabilità, c’è ancora qualcuno a cui interessa che in Cina gli oppositori spesso sono messi a morte e che i prodotti sono realizzati a spese dei diritti umani?

Elemento due. Uno fra i cardini della manovra del governo italiano pare sia la modifica dell’articolo 41 della nostra splendida Costituzione. Se ho capito bene, vogliono togliere tutti i paletti (compresi quelli etici) alle cosiddette “liberalizzazioni”. E anche qui, voglio essere sincero, provo un po’ di paura. Anzi: ne provo parecchia perchè a me il 41 della Costituzione (L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali), a me quell’articolo – che trasuda in modo così evidente di Dottrina Sociale della Chiesa – piace un sacco. Sarò sorpassato, ma temo assai davanti a un ceto politico così debole, in tutte le sue componenti, che si trovi d’accordo nel cancellarlo.

Insomma. Io non ci capisco nulla. Tutta questa bufera finanziaria globale  la trovo  oscura. Intuisco che adesso, proprio adesso, c’è chi fa un sacco di profitti. Intuisco che i costi saranno tutti, o quasi, a carico della lapiriana “povera-gente”. Intuisco che la democrazia ha cambiato i suoi connotati.

E ho il sospetto che le soluzioni non debbano essere trovate sui vecchi fronti che hanno portato a questo disastro (le Borse, la prevalenza della Finanza sull’economia, la sottomessione di una politica sempre più debole a Mercati sempre meno trasparenti).

Dove trovarle, allora, le soluzioni? Di certo ne esistono diverse, ma in attesa che qualcuno mi risposta alla domanda numero uno e mi rassicuri sulla paura numero due, sto per cominciare due libri che ho acquistato da qualche mese e non ho ancora aperto: il teologo Hans Kung (“Perchè l’economia ha bisogno di un’etica“) e l’economista Serge Latouche (“Come si esce dalla società dei consumi“).

Published in: on 7 agosto 2011 at 06:27  Lascia un commento  
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Pistoia capitale europea della cultura?

 Interessante, sulle cronache pistoiesi di questa mattina, un trafiletto dedicato a una … dimenticanza.

Nell’anno vasariano (2011: 500 anni dalla nascita del grande architetto), qualcuno si è accorto che proprio Pistoia (che a Giorgio Vasari deve la sua, prestigiosa, cupola che copre la Madonna dell’Umiltà. Un gioiello che da quasi mezzo millennio caratterizza il profilo della città e ne identifica l’anima), proprio Pistoia è assente dalle celebrazioni del Vasari.

In modo opportuno, forse, si realizzerà – in ottobre – una iniziativa dedicata alla grande cupola che copre uno spazio così caro ai pistoiesi.

La dimenticanza contribuisce a dare valore a una proposta fatta nei giorni scorsi dall’ex assessore alla Cultura del Comune di Pistoia, Tommaso Braccesi: candidare la città al ruolo di “capitale europea della cultura” per un anno (il 2019) solo apparentemente lontano.

“Numerose città italiane – scrive Braccesi – hanno già avanzato la propria candidatura, altre la stanno per presentare, e Pistoia può tranquillamente concorrere con una proposta seria e concreta che sappia mostrare all’Europa il proprio progetto di città e comunità, coinvolgendo la società civile, il tessuto urbano e la collettività locale con una forte integrazione tra i vari comparti (cultura, turismo, spettacolo, ricerca e università, formazione, mestieri)”.

Per il 2019 spetterà infatti a una città italiana (e a una bulgara) il compito di rappresentare la cultura. “Pistoia – nota Braccesi – è dotata di tutte le caratteristiche richieste e pronta per affrontare questa sfida nella convinzione che ne potranno scaturire solo benefici; adesso è il momento di guardare avanti con coraggio e protagonismo”.

Perchè no?

Published in: on 6 agosto 2011 at 07:52  Lascia un commento  
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In vacanza con la Bibbia.

Durante le vacanze estive “perché non scoprire alcuni libri della Bibbia, che normalmente non sono conosciuti, o di cui forse abbiamo ascoltato qualche passo durante la liturgia, ma che non abbiamo mai letto per intero?“.

È il suggerimento concreto che Benedetto XVI ha rivolto ai fedeli durante l’udienza generale nella piazza di Castel Gandolfo, definendo la lettura dell’Antico e Nuovo Testamento un “arricchimento spirituale” e un “nutrimento dello spirito“.

Proprio un gran bel consiglio, quello di papa Ratzinger.

Fatti in luoghi esotici o vicino a casa, fatti a lungo o per qualche giorno, fatti in albergo o in campeggio, in seconda casa o in casa d’amici, magari non “vacanziati” per motivi economici e sostituiti da una sosta in casa propria, i giorni estivi rappresentano comunque un momento diverso.

Che può essere davvero alternativo – al posto del caos e dello stordimento -riempire con un potente carburante biblico.

Published in: on 4 agosto 2011 at 12:44  Lascia un commento  
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