Se il destino del mondo è affidato a mister rating

Sui giornali, le pagine di economia o a maggior ragione quelle di finanza da sempre sono quelle che non leggo. In radio e in tv, le notizie dalle Borse da sempre sono quelle che non ascolto.  Non ci capisco proprio nulla. Intuisco che sono fra le pagine più importanti, ma ne faccio da sempre a meno.

Questo per ammettere la mia totale estraneità “tecnica” al dibattito mondiale di queste ore.  Eppure ci sono due “curiosità” piccole piccole, due elementi su cui mi piacerebbe essere illuminato per capirci finalmente qualcosa.

Elemento uno. Ma chi l’ha deciso (e quando?) che il destino del mondo debba essere affidato a dei signori – gli analisti, ma soprattutto i proprietari – delle famose tre maggiori agenzie di rating? Chi sono loro signori? Chi li autorizza ad avere tutto questo potere? Chi li controlla? Chi ci garantisce contro – intuibili e possibili – colossali conflitti di interesse? Perchè i Parlamenti e i Governi delle democrazie, liberamente eletti dai cittadini, non contano un tubo davanti a questi, oscurissimi, nuovi padroni dei  destini del mondo? Se per i signori del rating la Cina sta ai vertici dell’affidabilità, c’è ancora qualcuno a cui interessa che in Cina gli oppositori spesso sono messi a morte e che i prodotti sono realizzati a spese dei diritti umani?

Elemento due. Uno fra i cardini della manovra del governo italiano pare sia la modifica dell’articolo 41 della nostra splendida Costituzione. Se ho capito bene, vogliono togliere tutti i paletti (compresi quelli etici) alle cosiddette “liberalizzazioni”. E anche qui, voglio essere sincero, provo un po’ di paura. Anzi: ne provo parecchia perchè a me il 41 della Costituzione (L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali), a me quell’articolo – che trasuda in modo così evidente di Dottrina Sociale della Chiesa – piace un sacco. Sarò sorpassato, ma temo assai davanti a un ceto politico così debole, in tutte le sue componenti, che si trovi d’accordo nel cancellarlo.

Insomma. Io non ci capisco nulla. Tutta questa bufera finanziaria globale  la trovo  oscura. Intuisco che adesso, proprio adesso, c’è chi fa un sacco di profitti. Intuisco che i costi saranno tutti, o quasi, a carico della lapiriana “povera-gente”. Intuisco che la democrazia ha cambiato i suoi connotati.

E ho il sospetto che le soluzioni non debbano essere trovate sui vecchi fronti che hanno portato a questo disastro (le Borse, la prevalenza della Finanza sull’economia, la sottomessione di una politica sempre più debole a Mercati sempre meno trasparenti).

Dove trovarle, allora, le soluzioni? Di certo ne esistono diverse, ma in attesa che qualcuno mi risposta alla domanda numero uno e mi rassicuri sulla paura numero due, sto per cominciare due libri che ho acquistato da qualche mese e non ho ancora aperto: il teologo Hans Kung (“Perchè l’economia ha bisogno di un’etica“) e l’economista Serge Latouche (“Come si esce dalla società dei consumi“).

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Published in: on 7 agosto 2011 at 06:27  Lascia un commento  
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