Una nuova diccì ?

“Un sondaggio fra i cattolici pistoiesi sulla utilità e sulla urgenza di un nuovo impegno nella politica anche attraverso un nuovo partito politico ispirato alla dottrina sociale della Chiesa”.

Mi scrive, in questi termini sostanziali, Fernando Berti. E precisa di farlo anche in base a ciò che va leggendo su “Avvenire” e ascoltando negli interventi dei vescovi italiani, fra cui lo stesso mons. Mansueto Bianchi (ad esempio nell’omelia per il San Jacopo 2011).

Si tratta di due questioni: certo collegate ma comunque distinte. Un conto è ricordare a tutti i cittadini, dunque anche ai credenti, l’importanza della sfera politica e di una Politica fatta per servire il bene comune (ciò soprattutto in periodi come questo: quando la credibilità della politica è messa in discussione da comporamenti di singoli politici) mentre cosa diversa è la nascita di una forza politica nuova (una sorta, parliamoci chiaramente, di nuova “Democrazia Cristiana” o di nuovo “Partito Popolare“) in un contesto, complicato, come quello italiano. Un conto è la formazione, un conto lo strumento.

Fin troppo ovvio che il passato, nelle sue luci e nelle sue ombre, non si ripropone mai uguale; ciò che è stato, nel bene e nel male, è stato; il contesto di oggi è straordinariamente diverso, mentre la stessa politica (basti pensare ai tanti partiti “personali” o alla prevalenza del marketing e dei populismi) ha subito mutamenti colossali per i quali gli “occhiali” antichi non sono certo il rimedio.

Eppure è avvertibile la circostanza che  siamo in un momento delicatissimo per le sorti della stessa nostra democrazia costituzionale.  Pare vicino il momento in cui le forze politiche attuali (tutte, ma proprio tutte, assai provate) troveranno nuovi contenitori (e, si spera, nuovi contenuti) in una scomposizione del quadro politico che appare inevitabile.

I cattolici (diciamo meglio: i cattolici che frequentano. Oggi, è bene ricordarlo, una piccola minoranza) possono assistere passivi? Le parrocchie possono restare chiuse a questi ambiti civili? Movimenti e associazioni, gruppi e comunità possono restare in perenne silenzio? La dottrina sociale della Chiesa, attualissima e freschissima, può rimanere chiusa in libri polverosi? Essere minoranza ma avere un patrimonio di valori enorme, non può forse rappresentare un elemento utile per aiutare il Paese a ritrovarsi’

Questioni di non poco conto. Per il Paese intero e, ovvio, anche per una comunità locale come quella pistoiese (così impigrita da fare quasi paura).

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Published in: on 11 agosto 2011 at 08:09  Comments (9)  
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  1. Domenica scorsa, l’omelia del celebrante, partendo dalla considerazione del pianto di Gesù su Gerusalemme, considerava come proprio nei luoghi dove il cristianesimo è nato e si è sviluppato (Palestina, Anatolia, il Medio Oriente in genere), non se ne ritrovano più tracce vive; e si chiedeva se lo stesso non rischia di accadere in Europa, dove la scristianizzazione procede a ritmo incalzante. Che possiamo fare? Oggi, come Gesù piangeva su Gerusalemme, la Madonna, da Medjugorije, piange sull’Europa e ci invita a pregare… E la politica che cosa può fare per scongiurare tutto questo? la politica sembra impotente davanti ai mezzi dell’economia e della comunicazioni di massa, che condizionano pesantemente la natura della società. L’uomo è appiattito sulla sua dimensione animale-materiale, dopo che il pensiero razionalista ha tagliato, come una rasoiata, lo spirito. Servirà un partito cattolico per porre rimedio? Mah! quello che si può osservare è che la scristianizzazione in Italia è andata avanti anche quando il partito cattolico c’era ed era in posizione di supremazia: eppure è arrivato il divorzio, l’aborto e la mentalità che ha distrutto la società a partire dal suo fondamento che è la famiglia. Quello che è successo dopo -e ricordo con imbarazzo i trionfalismi seguiti alla caduta della DC, anche in ambito cattolico- è stato sempre peggio. Non bastano le “mani pulite”, ci vogliono le idee, ci vuole la fede. Il progetto pastorale di carattere culturale che la chiesa ha lanciato per il tempo in cui i cattolici italiani non hanno più un partito, sembra non aver sortito i risultati sperati, sembra caduto nel vuoto. L’unico vero vincitore, in Italia, è stato Pannella, che ha avuto l’Italia che lui aveva progettato e che l’erosione della tradizione da parte della cultura marxista, e l’egemonia della cultura scientista che non dà un senso alla vita, gli hanno consegnato. E ora che fare? servirà un partito di cattolici? ma riuscirebbe poi ad incunearsi nel bipolarismo che pare così consolidato? o si schiererà con gli uni, scontendando gli altri e diventando fatalmente il partito di una parte dei cattolici? Non lo so. L’unico appello che posso lanciare (oltre a quello di ascoltare la Madonna che ci invita a pregare… pregare è mettersi in sintonia con quello che ci chiede il Signore) è l’appello che da Rosmini riecheggia in tanti pensatori cristiani, fino ad Augusto Del Noce e a Benedetto XVI, contro il perfettismo politico: quella dottrina che ritiene possibile la costruzione della società perfetta in questo mondo: non è la società perfetta che fa buoni gli uomini, sono gli uomini buoni che fanno buona la società. Lavoriamo a migliorare gli uomini, facciamo quello che con una parola ormai desueta si chiama apostolato, e siamo sicuri che le cose miglioreranno; ricordiamo che in un periodo buio l’Europa e la Cristianità furono salvati da pochi monaci.
    franco biagioni

  2. Non sono un cattolico praticante. Sono semplicemente un grande CREDENTE nei valori dell’etica, dell’onestà, TOTALE ed IRRINUNCIABILE, della pulizia interiore, e quindi un avversario deciso contro questa INDIGERIBILE CASTA POLITICA ( dall’estrema destra all’estrema sinistra) che è la peggiore del mondo, senza principi ideali, senza valori, assetata solo di prebende, di privilegi, di quattrini.
    Per dare una scossa alla povera Italia qualunque partito che sorgesse e si ponesse come propugnatore di una SVOLTA ETICA e di PRINCIPI IDEALI atti a ridare dignità a questo disasreato ed inconcludente paese alla deriva, NON PUO’ CHE ESSERE IL BENVENUTO. Renzo Bardelli-Pistoia

  3. Ho notato che per troppi Cattolici la verità CRISTIANA non è sufficiente ,per dare il meglio di loro stessi,non al servizio della Chiesa Docente,ma a servizio della CHIESA rappresentata dal popolo di DIO Ho sempre coltivato LA SPERANZA la più bella donna che il mondo ha davanti a se , e questa DIGNITA’ non và oscurata da IDEOLOGIE che troppe volte sono partite e coltivate anche nelle nostre Parrocchie nei tempi del 1948 IL DISUMANESIMO ,che oggi viene prodotto dal CAPITALISMO,con aggregazioni NEFASATE o ADDIRITTURA SATANICHE.,stà devastando il nostri pianeta,Tante volte ho ricordato ai Cattolici impegnati in politica ,di assumere come COSTITUZIONE PLANETARIA.i 10 COMANDAMENTI sotto l’ARCOBALENO BIBLICO assumendolo come simbolo e non facendoselo SCIPPARE da altre forme associative come la COLOMBA della PACE: Oggi dobbiamo difendere la DIGNITA’ CRISTIANA,unica scelta POLITICA Vorrei ricordare che i Cattolici avranno sempre dei grandi MAESTRI di Vita Cristiana,ma oggi dobbiamo ricorrere solo al MAESTRO DIVINO nato da DONNA e VISSUTO DA “UOMO” (Carne e ossa) solo il Suo insegnamento può sconfiggere il “MALE” che stà ACCERCHIANDO il PIANETA TERRA ,come volevasi dimostrare ,che ancora il VITELLO D’ORO) un semplice metallo usurabile con il tempo,riesce a schiasvizzare tanti Cattolici,Siamo sicuramente all’ultima spiaggia o V INCER° l’AMORE CRISTIANO ,o le nostre STERPAGLIE dissolveranno nel fuoco il pianeta stesso,Siamo nel mondo DEI PAZZI ed anch’io o voluto espreimere la mia pazzia “O AMORE O MORTE” COSI’ SIA Carlo Cocchi

  4. Ciò che è stato non ritorna. La nostalgia per una stagione che, con luci ed ombre, fu non aiuta a guardare in prospettiva, anzi induce a continuare a leggere quello che accade usando lo specchietto retrovisore. Siamo in un periodo di cambiamenti che stanno travolgendo anche le grame certezze che residuavano: fallito un bipolarismo urlato e dai tratti beceri, le istituzioni sempre più in crisi, i partiti ridotti a comitati elettorali, una frammentazione sociale diffusa, lo spaesamento dei cittadini dinanzi ad eventi più grandi dei loro confini che facilmente inclina al populismo, cosa resta della Politica, quell’arte di perseguire il bene comune che aveva raccolto intorno a sé, nei tempi passati, i migliori?
    Resta di ripartire, per chi vorrà tentare una nuova stagione; occorrerà avere il coraggio di rompere gli schemi, di uscire dalla navigazione a vista, dai tatticismi e dagli opportunismi e degli schieramenti ingessati e dall’attendismo diffuso per mettersi in discussione e ragionare su quali valori fondare un nuovo impegno. Ripartire proprio da ciò che è stato messo da parte perché di “ostacolo” a quel nuovo che sarebbe dovuto arrivare dall’illusione che da grandi mescolamenti di culture, di sensibilità sarebbe poi nato il nuovo. Alla resa dei conti il “nuovo” promesso ha assolto al compito di distruggere il vecchio ma non ha avuto la capacità di costruire una proposta all’altezza delle aspettative e delle necessità, non solo dei credenti, ma di tutti i cittadini perché anche il miglior pragmatismo, se non alimentato da una domanda di senso, non ha respiro.
    Da persone che ci diciamo credenti non possiamo voltare lo sguardo altrove e siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità, anche di latitanza, nella società, nelle associazioni, nella cultura, nella politica. La frammentazione del mondo dei credenti ha prodotto l’insignificanza che lamentiamo perché avevamo l’illusione di poter essere lievito laddove non siamo stati in grado di esserlo. Nella frammentazione che viviamo c’è bisogno di uno spazio aggregante per la politica dove i “liberi e forti” possano incontrarsi, nella convinzione che occorra mescolare il nuovo con l’antico, dove poter dire non tanto chi siamo ma cosa vogliamo, quale città terrena abbiamo intenzione di costruire, cristianamente ispirata e laicamente declinata. Lo strumento sono i partiti, con tutti i limiti che denotano, ma occorre qualcosa di realmente nuovo.

    Renata Fabbri

  5. Come ho anticipato al direttore Mauro Banchini, ritengo doveroso ed importante che i cattolici, affrontino, e siano sensibilizzati, alla responsabilità alla partecipazione democratica della vita sociale e politica della popria città e nazione. Pertanto considero utile, e ringrazio il direttore, affrontare pubblicamente insieme questo problema. La giornalista Gabriella Sartori ha scritto sull’Avvenire del 09 agosto: “abbiamo il dovere (i cattolici) di tornare a incidere anche in politica, a far valere quello che possiamo dare all’Italia. Prima di tutto perché l’Italia ne ha bisogno e poi perché chi altro lo può dare se non noi?”. Dobbiamo parlarne, con dibattiti, conferenze, perchè ciò educa, forma le coscienze, cresce la responsabilità, affinchè il piccolo contributo di tanti diventi il molto per tutti!
    Grazie a tutti. Fernando Berti

  6. Poco più di un anno fa’, quando ancora il mio impegno in un Partito si poteva dire sufficiente, mi si è presentato un babbo che voleva la tessera del partito per il proprio figlio diciottenne. Subito essendo il babbo il richiedente, ho pensato che tramite la tessera avrebe chiesto un posto di lavoro per il figlio in qualche società multiservizi pubblica o più direttamente in Comune o Provincia. No mi ero sbagliato, il figlio gli aveva manifestato la volontà di fare carriera politica di poter essere scelto per far parte di consigli comunali, provinciali regionali così come fosse un lavoro. Sono rimasto di stucco, e mi sono domandato che considerazione si ha della politica. Ho cercato di spiegare ma gli esempi attuali danno ragione in pieno al padre di famiglia che pensa al lavoro del figlio. Questo per spiegare che cosa? Ho quasi sessanta anni una esperienza di vita politica di base, maturata nella DC di Zaccagnini, intrisa di valori e di aspettative sociali, di lotte politiche esterne ed interne. Certamente rimpiango quei periodi ma mi domando se oggi con quella stessa età di allora come mi potrei comportare. Non mi porrei la questione di una rinascita della DC, forse lotterei per una moralità maggiore nella politica, forse mi darei da fare per rendere meno precario il lavoro, forse ambirei ad un mondo pulito. O forse no. Certamente questo è un mondo politico che va rifondato dalle sue basi, Ma chi è che lo vuol fare?
    (Andrea Monni, Poggio a Caiano)

  7. Sono confusa, per molto tempo ho auspicato la rinascita di un partito fortemente ispirato ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa, ma anche a tutti quei valori, pilastri del nostro credere; si,proprio una sorta di nuova Dicci, perchè mi sento troppo stretta e soffocata nelle scelte di questo PD e lontana anni luce da quel marasma che ne esce dall’accozzaglia PDL-Lega e non in sintonia con questo UDC. Dicevo “auspicato”, perchè ora non sono più tanto convinta.
    Credo che la Dottrina Sociale della Chiesa sia il più bel manifesto politico a cui ogni credente dovrebbe rifarsi. Mi emoziona sempre tantissimo e rende ragione al mio credere l’enunciazione della Laborem Exercens ” del primato dell’Uomo sul lavoro, del lavoro sui mezzi di produzione, della destinazione universale dei beni sulla proprietà privata”, così come credo, sia nella S.R.S quando si afferma che la politica è la più alta espressione della carità.
    Sono concetti e principi forti quelli enunciati nella Caritas in Veritate che ti fanno respirare a pieni polmoni e sentire quanto grande,fantastica e Santa sia la Tua Chiesa.
    Vedo però da tempo mirabile (avevo 20 anni e ora ne ho 54) che allora come ora manca la capacità o la volontà che questa dottrina diventi catechesi vera e operativa.
    Non so che tipo di formazione, in questo senso, viene fatta per i sacerdoti, che indirizzo pastorale viene dato, come venga sensibilizzata l’assemblea dei credenti.
    Allora come ora mi pare che questi mirabili fantastici documenti rimangano tali e per pochi Eletti. Pochissimi li conoscono, solo i cosiddetti addetti ai lavori. Non so in quante parrocchie o circoli parrocchiali,(che dovrebbero essere per loro natura addetti allo scopo) si faccia formazione/catechesi sociale.
    Quello che ho capito in questi anni è che questa Pastorale è difficile perchè ti compromette continuamente, ti espone e quindi forse scoccia ai parroci e ai laici, che preferiscono impegnarsi in altro, più facile e forse più gratificamnte umanamente, ma non so quanto cristianamente.
    Certo è che ne viene fuori un orda di cristiani “tubi digerenti” sempre meno disposti a sporcarsi le mani, nell’impegno sociale e politico, anche se Pistoia-Prato-Firenze la Toscana l’Italia hanno oggi più di ieri bisogno di “testimoni cristiani impegnati in politica e nel sociale”.
    I nostri figli le nuove generazioni non conoscono – se non per aver letto o sentito raccontare – i tempi della nostra DC, dei grandi uomini testimoni cristiani della DC. Loro sono vergini di divisioni o steccati ideologici che noi conserviamo ancora in qualche angolo del nostro essere PD o PD, UDC o altro.
    Credo che a loro dobbiamo una corretta formazione, una conoscenza di tutto quel tesoro che è la Dottrina Sociale della Chiesa.
    Chiedo: ma ai catechisti viene fatto questo genere di formazione, tale da renderli capaci ed eruditi di catechizzare i nostri figli o nipoti a 360 gradi e non a 180 ?
    In ultimo, credo sia doveroso far conoscere ai nostri giovani i documenti e soprattutto i principi della dottrina sociale della Chiesa: loro ne hanno vero bisogno, ne sono alla ricerca, devono dare gambe e braccia a quella testimonianza di cui sono i primi naturali portatori. Vogliamo allontanarli, vogliamo continuare a ripetere errori passati?
    (Chiara Malinconi. Prato)

  8. PIù CHE DI UN NUOVO PARTITO, C’E BISOGNO DI UNA CLASSE POLITICA NUOVA,CHE SOSTITUISCA
    TOTALMENTE QUELLA ATTUALE. PIRGIORGIO CASELLI.

  9. Un nuovo o rinnovato impegno in politica per chi si ispira alla dottrina sociale della Chiesa e a quei valori che possono esere di stimolo anche a laici o credenti “meno” osservanti. Certo che l’Italia, a cominciare anche dai territori della nostra Diocesi, ne ha estremanente bisogno. Personalmente avendo testimoniato con le dimissioni dalla vita pubblica (Vicesindaco di Pistoia)di non accettare una politica che non sia seria, alta e di servizio, adesso penso che sia giunto il momento di scuotere le coscienze di tanti cittadini per rinnovare i contenuti (anche contenitori e facce) della politica attuale. Si potrebbe dire, un nuovo appello ai Liberi e Forti.


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