Silvia

Non riesco a dimenticare Silvia. Era una collega. Faceva, in un ente diverso, il mio stesso lavoro: cercare di informare i cittadini, nel modo più onesto possibile, su come la loro delega politica viene esercitata nelle istituzioni pubbliche. Un lavoro complicato, ma – se uno ci crede – anche di una certa importanza con un obiettivo alto: tentare di aumentare il livello di trasparenza nei Palazzi del potere politico (possiamo riuscirci meglio o peggio, spesso non ci riusciamo affatto restando invischiati in altre logiche, ma fare il giornalista in un ente pubblico dovrebbe significare proprio questo).

Da domenica 18 settembre 2011, Silvia non c’è più. Martedì 20 eravamo in molti, in una chiesa francescana turbata anche dal confronto fra la verità e le convenzioni. Tutti sappiamo come è terminata la vita terrena di Silvia, ma tutti abbiamo scelto di non raccontare, di stendere un velo (pietà? ipocrisia?) sulla vicenda di questa donna, sulle sue sofferenze, su ciò che la sua morte ha voluto comunicarci.

Tutto sommato non la conoscevo neppure molto. Ci si sentiva poche volte all’anno. E prevalentemente per telefono. Eppure la morte di Silvia mi resta attaccata. Non riesco a dimenticare. Magari, come tutti, fra qualche tempo dimenticherò anch’io. Ma che tristezza non sapere dove collocare il confine fra pietà e ipocrisia …

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Published in: on 26 settembre 2011 at 21:04  Comments (4)  
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Cattolici in politica per aiutare a ricostruire l’Italia

Una “due giorni” di ritiro presso una villa (“Il Palco“) sulla immediata collina di Prato: due giorni di preghiera e riflessione, organizzati dalla associazione “Amici di Supplemento d’Anima” (piccola, ma prestigiosa rivista per cattolici impegnati in politica e nel sociale, animata dal vescovo di Prato). Si affronteranno alcuni dei versanti di un tema (il ruolo dei cattolici nell’attuale situazione del Paese) che sembra destinato, anche nell’immediato, ad avere ripercussioni di forte attualità.

La fine – che in molti si augurano, per motivi più che evidenti, imminente – di un assetto politico come l’attuale, in un Paese coinvolto dalla crisi finanziaria ma soprattutto sconvolto da una emergenza morale di cui ogni giorno si avverte la pesantezza, rende attuale una seria riflessione proprio sul ruolo propositivo dei cattolici.

Ciò non certo per riproporre, ricopiandole passivamente, esperienze passate. Quelle sono tramontate e leggibili, nelle luci e nelle ombre, solo in termini di storia contemporanea. Esistono però spazi da interpretare, in modi e forme nuove, alla luce della dottrina sociale della Chiesa con un laicato cattolico chiamato a svolgere, nella sua legittima autonomia, un ruolo propulsivo per contribuire, con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, alla salvezza – in primo luogo morale – di un Paese che sta rischiando davvero molto.

Pare comunque necessario – e la dottrina sociale offre anticorpi credibili – uscire dalle forme di politica spettacolo, dai partiti personalizzati e privi di democrazia interna, dagli “unti del Signore” che chiedono cieca obbedienza pensando che il denaro possa comprare sempre tutto e tutti, dalle demagogie e dai populismi di chi – ovunque collocato – scende in politica avendo a cuore non il bene comune ma i suoi privatissimi interessi personali. Pare necessaria una svolta etica. Inutile nasconderci dietro a un dito: siamo in molti a provare disagio, protesta, sdegno davanti a ciò – di incredibile, di avvilente, di vergognoso – che vediamo e leggiamo. Compresi gli appelli, di ministri in carica, alla “secessione”. E compresi i comportamenti pubblici di un presidente del Consiglio, che osò paragonarsi ad Alcide De Gasperi.

E quanto ai famosi “valori non negoziabili“, se è vero che l’interesse dei cristiani è per la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, in mezzo c’è davvero tutto: la sicurezza sui luoghi del lavoro, il lavoro precario e il lavoro che manca, il futuro dei giovani, i tagli ai servizi, le troppe famiglie che non ce la fanno più, le ingiustizie fiscali, la lotta alle criminalità organizzate …

In tutta Italia si stanno moltiplicando le esperienze, le iniziative, le attese. E, per chi vive nell’area metropolitana tra Firenze-Prato e Pistoia, l’invito di “Supplemento d’anima” può essere una buona occasione di conoscenza, scambio confronto.

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NB)- Sotto la guida di mons. Gastone Simoni, vescovo di Prato, guiderà la riflessione don Alessandro Andreini. L’appuntamento è per sabato 1 e domenica 2 ottobre 2011. Inizio alle 9:30 di sabato con arrivi, prima meditazione, riflessione personale, adorazione in cappella. Ore 13 pranzo e riposo. Ore 15:30 seconda meditazione, discussione, riflessione personale, vespri. Ore 20 cena e ore 21, di sabato, recita del Rosario. La domenica mattina, dopo colazione, Santa Messa con meditazione (ore 9:30) seguita da un momento assembleare che si concluderà (ore 13 circa) con il pranzo. Per informazioni 328 56 75 443 oppure 055 76 93 76

Published in: on 21 settembre 2011 at 20:04  Lascia un commento  
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Paperone e Paperino fra Costituzione, Dottrina e … Vangelo

 Con ancora nella mente le dure parole, di Paolo a Timoteo, nella prima lettura di ieri (“Non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portare via. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, accontentiamoci. Quelli invece che vogliono arricchirsi cadono nella tentazione, nell’inganno di molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e nella perdizione. L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali; presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti …“), leggo le cronache locali.

E scopro – ma in verità un…  sospettino lo avevo – che a Pistoia sono in molti a evadere il fisco. Esistono infatti soltanto 79 persone (lo 0,04% dei contribuenti) che possono pagare il (peraltro misero) “contributo di solidarietà” previsto dalla manovra finanziaria appena varata dal Governo. Sulla parte di reddito eccedente i 300 mila euro, questi “Paperone de’ Paperoni” pagheranno il 3 per cento: una miseria che, certo, non li farà neppure arrabbiare e di cui forse neppure si accorgeranno. Il fatto è che a dichiarare più di 300 mila euro sono, a Pistoia, soltanto in 79 e Pistoia non si discosta certo da ciò che accade nel resto del Paese.

Leggo poi che il Comune è costretto, dai tagli imposti con la manovra, ad aumentare il contributo a carico delle famiglie per il servizio di refezione scolastica. La tariffa sale da 4,50 a 4,90 euro e questo significa un costo mensile, per i “Paolini Paperini” pistoiesi che sale da 94 a 98 euro.

Scopro l’acqua calda? Certo, ma c’è molto che non va in queste due notizie. Non va nei confronti della Costituzione, non va nei confronti della Dottrina Sociale della Chiesa, non va nei confronti del Vangelo.

Non va. Proprio non va. Come cristiani, mi chiedo, possiamo continuare a stare zitti?

Published in: on 17 settembre 2011 at 08:53  Comments (1)  
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I furbetti del pillolone

A occhio e croce mi viene da pensare a una banalotta invenzione da marketing di provincia e deve essere così, visto che viviamo nell’epoca di “eventi” spesso creati ad arte con “provocazioni” che nulla hanno di autenticamente provocatorio risultando, alla prova pratica, desolantemente beghine.

Leggo che, in occasione di un festival chiamato PUF (Pistoia Underground Festival) è stata collocata, davanti all’antico ingresso del Ceppo e davanti al fregio robbiano sulle opere di misericordia, una installazione artistica raffigurante nientemeno che una enorme pillola anticoncezionale. Ciò ha provocato la protesta di un altro artista, non convinto della bontà del luogo, scelto da altri colleghi e dal Comune, per esibire il pillolone.

Auguro al PUF il meritato successo. E alle opere di misericordia ne aggiungerei una. “Sopportare le piccole furbizie“. Mi pare pertinente.

Published in: on 15 settembre 2011 at 12:20  Lascia un commento  
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Se a essere “sexy” è una chiesa

Resto colpito da un dettaglio. Giorni fa la cronaca locale de “La Nazione” pubblicò un servizio sul sexy shop spuntato davati alla chiesa di San Bartolomeo in Pantano, nel centro storico di Pistoia.

Adesso, che  sono usciti anche alcuni messaggi di lettori, mi colpisce che nessuno si sia espresso sull’assai civile commento di don Luca, il parroco, circa il ferimento della dignità femminile da parte di questo tipo di strutture commerciali.

Era, quella di don Luca, una pista assai più moderna e innovativa rispetto alla solita – un po’ stantia – contrapposizione emergente, nei lettori, fra presunti “bacchettoni” e pretesi “tolleranti“. Oltretutto nessuno ha notato che lo shop è collocato non solo davanti a una fra le chiese più prestigiose della città ma anche davanti a un Centro parrocchiale Caritas – altro spazio a suo modo “sacro” – dove ogni giorno vengono aiutate decine di famiglie con problemi economici (laddove il problema non è avere soldi per il superfluo, ma trovare quelli per un piatto di pasta).

Il dettaglio colpisce, ma – nel pantano di questa Italia – non stupisce.

PS) – A essere sincero e parlando in generale, trovo che quel tipo di negozi – certo dotati di affezionata clientela e certo liberi di stare sul mercato – sia di un triste cosmico e di un ammosciante penoso. A essere davvero “sexy” sia dentro che fuori, se mi è consentito, è proprio il fascino dell’antica chiesa di San Bartolomeo. Quella sì eccita: altro che qualche triste gadget cosiddetto erotico!

Published in: on 13 settembre 2011 at 13:57  Lascia un commento  
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I facili euro del signor Scotti

  Certo che può essere contenta, la giovane Elisa di Pistoia. A 26 anni lei, laureata nientemeno che in Filologia Moderna, ha conosciuto Gerry Scotti (quello della pubblicità all’omonimo riso), è stata tre giorni in tv (Canale 5) truccata e riverita, ospite di uno fra i giochini pre-serali (“Chi vuol essere milionario?”, come se raggiungere quella condizione economica dipendesse non dalla fatica ma dalla fortuna) e ha finito per vincere 150 mila euro. Con un pochino più di fortuna ne avrebbe potuti vincere 300 mila, ma se sbagliava gli euro si sarebbero ridotti a 30 mila.

In un’Italia dove gli ascensori sociali sono ormai affidati al gioco d’azzardo (“grattini” e slot comprese) è evidente la contentezza di Elisa. Oggi, per guadagnare 150 mila euro a 26 anni e per farlo in modo onesto, a una ragazza chissà quanti mesi di lavoro precario occorrerebbero: 150, 180 forse 200? E invece, grazie ai lustrini falsi e alle luci colorate della tv dove gli applausi sono sempre a comando, può bastare un po’ di fortuna, un po’ di piccola sapienza e in poche ore – oltretutto divertendoti e rischiando di diventare perfino un personaggio con il popolo che ti chiede l’autografo – l’affare è fatto.

Elisa pare avere la testa a posto (“Voglio continuare nel mio percorso normale”, dice con saggezza alla cronaca locale che stamani ha raccontato la vicenda), ma il caso si presta per qualche valutazione sul contesto in cui viviamo.

Fasce sempre più vaste di ceto medio che non ce la fanno più, giovani che non troveranno mai un lavoro o dovranno comunque subire umiliazioni, baratri sempre più profondi fra chi ha tenori di vita elevatissimi e chi sta a malapena a galla. E nel mezzo loro: i lustrini di una tv che, con un certo sport, si è da un pezzo conquistata il non esaltante ruolo un tempo, per certi marxisti, riservato alla religione.

Oppio dei poveri.

Published in: on 10 settembre 2011 at 09:23  Lascia un commento  
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Sulla strada del Concilio con il passo “del montanaro”

L’altro giorno, come immagino migliaia di altre persone, ho ricevuto una mail (che definire delirante è poco) da un tizio, diciamo cattolico tradizionalista. Sostiene che il Concilio Ecumenico Vaticano II è opera del demonio e strumento di un complotto della massoneria internazionale. La tesi è decisamente folle, ma non mancano – a mezzo secolo dal Concilio – interpretazioni negazioniste dotate di una minore stravaganza così come non mancano, sul lato opposto, interpretazioni semplificatorie magari di chi i documenti conciliari o li interpreta a modo suo o – cosa possibile – neppure li ha letti.

Pensavo a questo, ascoltando l’apertura della Settimana Teologica pistoiese dedicata ai “sentieri interrotti” del post Concilio in Italia. Il relatore, don Saverio Xeres, nella parte finale del suo intervento ha indicato “qualche passo” per camminare nell’esaltante sentiero del Concilio: la centralità della Parola e del Cristo nella vita della Chiesa, la riscoperta della umiltà e della essenzialità, la consapevolezza di avere sempre bisogno degli altri …

Seguendo anche il titolo generale della Settimana (“Una Chiesa in cammino“) e stando dietro all’immagine – molto cara a molti fra noi – del camminare su sentieri di montagna, come scordare l’importanza di alcuni punti fermi per non smarrirsi su quei sentieri – dove spesso arriva la nevbbia e dove il clima cambia rapido – e per affrontare al meglio le inevitabili fatiche del camminare?

Possono, ad esempio, aiutare fonti d’acqua fresca e segnali sui sassi; può aiutare il famoso “passo del montanaro”, quello fatto non di strappi improvvisi ma di un procedere lento e costante; può aiutare la necessità di camminare non da soli (magari per arrivare primi dimostrando che si è più bravi) ma di farlo tutti insieme (magari fermandosi, ogni tanto, per aspettare chi è rimasto indietro); può aiutare un bastone, per appoggiarsi e all’accorrenza per scacciare qualche vipera (sempre possibile trovare qualche vipera su certi sentieri di montagna.)

Può aiutare un abbigliamento adeguato (il classico “vestirsi a cipolla”, l’avere un kwai, l’indossare scarpe adatte). E certo aiuta un “dettaglio”: quelle croci, quelle immagini sacre che ogni tanto si trovano sui sentieri. Messe lì per far riflettere su ciò che è importante davvero.

 

Published in: on 6 settembre 2011 at 07:57  Comments (3)  
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Settimo: non rubare

  Come sia possibile che solo il 2% dei contribuenti italiani superi i 74 mila euro (i dati sono stati diffusi oggi dalle Acli e si riferiscono alle dichiarazioni di quest’anno. Sono dunque freschissimi) è un mistero. Anzi no: di misteri ce ne sono pochi in questo scandalo dell’evasione fiscale: scandalo oscillante, ogni anno, fra i 120 e i 170 miliardi.

Sapevo di avercelo in casa e l’ho trovato fra i volumi assai poco sfogliati. E’ il “Catechismo della Chiesa Cattolica”. Nella parte dedicata al settimo comandamento (“Non rubare”) si legge che è considerata “moralmente illecita” anche “la frode fiscale”. Al punto 2454 è scritto: “ogni modo di prendere e usare ingiustamente i beni altrui è contrario al settimo comandamento. L’ingiustizia commessa esige riparazione. La giustizia commutativa esige la restituzione di ciò che si è rubato”.

Parole interessanti se applicate, per fare un solo esempio, ai capitali “scudati” che sono (forse) rientrati in Italia con l’elemosina del 5%. Dov’è la “riparazione” e dove la “restituzione di ciò che si è rubato“? Idem per tutti quelli che, persone comuni o vip, le tasse non le pagano, lasciando la fastidiosa incombenza a chi, proprio, non può evadere. Ma qualcuno di loro, mi chiedo, confesserà a qualche prete questo tipo di peccato? Oppure, oltre a non “riparare” e a non “restituire” pensa pure di fregare il “Padrone”, quello vero?

Published in: on 3 settembre 2011 at 20:58  Comments (3)  
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