Pranzo di Natale

Eravamo a tavola, per Natale. Squilla il cellulare della signora polacca che aiuta mia suocera. Si alza. Comincia a parlare nella sua lingua. Qualche decina di secondi e la conversazione finisce. Torna a tavola con il viso triste.

Era una sua amica, anche lei “badante” in un appartamento a Firenze: stava, il giorno di Natale, su una panchina di una qualunque piazza di Firenze. Le “persone” presso cui presta servizio l’avevano, in pratica, allontanata da casa perchè – per il pranzo di Natale – erano arrivati i figli con alcuni amici.  Per lei, badante polacca, non c’era posto. Poteva rientrare una mezzoretta dopo, a pranzo terminato.

Giuro: è vero.

Published in: on 31 dicembre 2011 at 12:04  Comments (1)  

La sopravvivenza del formicaio

Enzo Mazzi non l’ho mai conosciuto. Nè quando quel preliminare “don” era … regolare né dopo.

Oltretutto mi ha sempre dato un certo fastidio sia il “donmazzismo” sia la copertura a lui concessa da ambienti che, in modo fin troppo palese, si posizionavano verso di lui con strumentalità anche politiche.

Ed è per questo che l’altro giorno, vigilia di Natale a poche ore dalla veglia all’Isolotto, non ho approfondito un ricordo – pubblicato su “Repubblica Firenze” – con una sintesi (da “Micromega“) di un saggio firmato Valerio Gigante. Devo a un collega l’invito a leggerlo, quel pezzo con un rinvio a uno studio pubblicato qualche anno fa su “Nature” dedicato alla sopravvivenza del formicaio.

Che poi, come evidente, è uguale alla sopravvivenza della Chiesa.

Si rimanda, per spiegare quella sopravvivenza, a “un delicato equilibrio tra conformismo e creatività, fra obbedienza e disobbedienza, fra sequela e ribellione”. E viene spiegato che “le formiche tendono inizialmente a seguire in fila indiana il percorso scelto dalla formica che per prima ha scoperto il cibo. I feromoni rilasciati dall’esploratrice sul percorso impediscono di deviare. Ma a un certo punto – proseguiva Enzo Mazzi – si crea un ingorgo che impedisce di giungere al cibo. Il principio istintivo della sequela acritica mette a rischio la sopravvivenza del formicaio. Scatta un altro principio, anch’esso iscritto nell’istinto: la creatività, la disobbedienza, la ribellione. Una o più formiche si ribellano alla legge dei feromoni. E prendono un’altra strada. Il cibo è di nuovo assicurato. Il formicaio è salvo”.

Trovo che questa sorta di apologo disegni, anche in ambito ecclesiale, una suggestione stimolante. E forse dovremmo tutti riflettere – in una Chiesa anche locale dove non mancano le spinte divaricatrici e dove accade perfino che portatori di una “linea” neppure parlino con i portatori di una “linea” diversa – sulla utilità pratica (oltre che sulla bellezza teorica) di “salvare il formicaio” attraverso la delicatezza dell’equilibrio, mai scontato, fra tradizione e innovazione.

E poi, nel pezzo di Gigante, arriva Almafida.

Una donna, con questo buffo nome, che per decenni , ha vissuto raccogliendo con il marito spazzatura nella discarica sulla “Montagnola”, a ridosso dell’Isolotto, dove una certa speculazione edilizia dei decenni successivi ha costruito tristi palazzoni per mandarci la gente povera.

In età avanzata Almafida chiamò il nipote per consegnargli tre oggetti appartenuti alla famiglia (e adesso custoditi nell’archivio storico della comunità di Enzo Mazzi). “Questi due attrezzi sono un forcone e un marraffio e servivano al tuo babbo – disse Almafida – ai tuoi zii e ai tuoi nonni per scegliere la spazzatura e comprare un po’ di pane. In quest’altro incarto c’è un libro e questo è servito per un altro tipo di pane: quello della dignità e della speranza”.

Era un libro scritto da Mazzi (“Incontro a Gesù“). E la vecchia sussurrò al nipote queste altre parole: “Gesù era amico di noi poveri e nessuno ce lo aveva mai detto. Abbiamo vissuto l’inferno, quello vero, non quello inventato. Com’era lontano Dio! Come si tenevano a debita distanza coloro che nel tempio predicavano in suo nome! Poi arrivò un soffio di vento e un brivido di speranza, sembrava che dall’inferno si potesse uscire: qualcuno si era messo a cercare Dio proprio nell’inferno, tra la gente come noi”.

Ho molto ringraziato quel mio collega per avermi “costretto” a leggere questo articolo …

Published in: on 29 dicembre 2011 at 19:08  Lascia un commento  
Tags: , ,

Guarda in alto Hannah, lassù

Spero si fosse in tanti, ieri sera, a vedere quel capolavoro (“Il grande dittatore“, Charlie Chaplin) di cui fa sempre effetto ricordare la data (1940) e il fatto che – dicono – Hitler stesso lo abbia visto due volte.  Del buffo barbiere ebreo (che per la poesia degli equivoci finisce per interpretare il grande dittatore. Non solo “quello”, ma tutti i dittatori e i populisti di sempre) ricordiamo il discorso finale. Con l’appello a certe dimensioni (umanità, bontà, gentilezza, fratellanza, libertà, giustizia, democrazia) che a ricordarle non si fa mai male. Oggi compreso.

GUARDA IN ALTO HANNAH, LASSU’

Mi dispiace, ma io non voglio fare l’Imperatore: non è il mio mestiere; non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro.

In questo mondo c’è posto per tutti. La natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotti a passo d’oca fra le cose più abbiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l’avidità ci ha resi duri e cattivi; pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità; più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti; la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente.

A coloro che mi odono, io dico: non disperate! L’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e, qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un’anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie: siete uomini!

Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto: “Il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo“. Non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini.

Voi! Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera; di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza. Uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore! Che dia a tutti gli uomini lavoro; ai giovani un futuro; ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse, e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere; eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole. Un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia, siate tutti uniti!

Hannah, puoi sentirmi? Dovunque tu sia, abbi fiducia. Guarda in alto, Hannah! Le nuvole si diradano: comincia a splendere il Sole. Prima o poi usciremo dall’oscurità, verso la luce e vivremo in un mondo nuovo. Un mondo più buono in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto, Hannah! L’animo umano troverà le sue ali, e finalmente comincerà a volare, a volare sull’arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto Hannah, lassù.

Published in: on 27 dicembre 2011 at 09:10  Lascia un commento  
Tags: ,

Onda su onda

 Che bello, per Natale, essere un po’ cattivi …

Ho letto che un bravo comico toscano – uno di quelli che per dire due bischerate negli spot di una grande aziende della telefonia mobile – presumo guadagni vagonate di soldi su cui, spero, almeno ci paghi quel 43% di tasse e trattenute che noi dipendenti ci vediamo sottrarre ogni mese dai nostri (peraltro bloccati) stipendi – giorni fa è andato a trovare i bambini malati nel Mayer a Firenze. Vestito da Babbo Natale. Portando doni e, immagino, allegria.

Si dà il caso che non mi dimentichi una bella inchiesta di “Report“, subito passata come ovvio nel dimenticatoio, sulla incidenza nelle forme tumorali (comprese quelle nei bambini, sempre più precoci utilizzatori di telefonini) delle onde causate proprio dai telefonini cellulari. Ancora nulla è certo, ma dall’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) è arrivato un pesante allarme che avrebbe dovuto, se non altro, far scattare il laicissimo principio di precauzione. Invece nulla è scattato: facile presumere anche a causa dei fortissimi interessi delle aziende che commissionano spot ai tanti comici come il nostro amico toscano che poi va a trovare i bambini colpiti anche da leucemie.

Al posto suo (io che molto lo invidio per quelle valangate di soldi guadagnate con quella facilità) farei esattamente al posto suo: finché mi pagano, girerei gli spot. Ma sono (quasi) sicuro che eviterei di farmi vedere, al Mayer di Firenze, vestito da Babbo Natale …

Published in: on 25 dicembre 2011 at 08:12  Lascia un commento  
Tags: , , ,

Il “sospeso”

La classica famiglia riunita per il classico pranzo accanto al classico albero di Natale. Chissà come, all’improvviso, la quiete è turbata dall’ingresso di uno strano personaggio. Il tutto sovrastato da una voce potente (“Non fare entrare sconosciuti in casa“) e da una voce successiva (“Fai entrare Grana Padano“) che certificano la natura pubblicitaria dell’intera immagine. In effetti è solo uno spot. Ha circolato molto e circola, sulle tv, in questi giorni di Santo (?) Natale: a ben pensarci – siccome nulla, negli spot, è fatto a caso – intercetta molto bene la sostanziale contrarietà all’autentico spirito natalizio in cui siamo tutti immersi.

Torna in mente la storia, napoletana, del “caffè sospeso“: la bella tradizione secondo cui quando uno è contento – magari perchè in quel momento le cose gli vanno bene – entra in un bar per prendersi un caffè e invece di pagarne uno ne paga due, lasciandone dunque uno pagato per chi, in quel momento, è in qualche difficoltà. A sua volta qualcuno entrerà nel bar chiedendo se c’è un “sospeso”.

Così come torna in mente un’altra tradizione: preparare, nei giorni di grande festa, un posto in più a tavola perchè prima della fine del grande pranzo qualcuno, in bisogno, potrebbe bussare …

Noi e gli “sconosciuti”: quelli che fanno paura, quelli che che disturbano, quelli che rappresentano una occasione di crescita comune.

Buon Natale.

Published in: on 24 dicembre 2011 at 15:19  Lascia un commento  
Tags: ,

Quella sporca “diciottina”

Resto turbato da quanto vedo in tv e leggo sui giornali circa la scelta del Comune di Casale Monferrato. Hanno deciso (quelli della maggioranza) di farsi convincere dalla multinazionale dell’amianto (la Eternit) e dal suo bravo magnate svizzero a prendere subito 18 milioni di euro a patto di ritirare la costituzione di “parte civile” nel processo in corso di svolgimento sui danni provocati dalla grande fabbrica.

Tantissimi i morti, nel secolo precedente. E molti gli esseri umani ancora a rischio.

Immagino (spero) che la decisione sia costata, al sindaco, riflessioni e sofferenze. Non conosco bene i dettagli. Non voglio esprimere giudizi superficiali. Ritengo che con quei soldi il Comune ci farà cose splendide. Però, a pelle, la decisione di farsi pagare qualche milione di euro per rinunciare alla giustizia, mi indigna.  Anche perchè la vedo molto coerente con il clima nel quale, oggi, viviamo e che mi pare arretrato e arretrante.

In sintesi: beneficienza al posto dei diritti.

Esagero? Anche alla luce del pensiero sociale della Chiesa, è giusto che una casa di tutti (un Comune) rinunci alle aule di tribunale in cambio di qualche milione?

Published in: on 18 dicembre 2011 at 08:53  Lascia un commento  
Tags: , , ,

Il “pazzo” di Cireglio

Veniva dalle nostre colline, chissà quante volte lo avremo visto, aveva un’età ormai non più giovane, aveva studiato da ragioniere. Possedeva una pistola. Coltivava interessi (culturali?) esoterici. Tifava per l’estrema destra. Ne era accolto in un circolo pistoiese che però, un secondo dopo la strage, lo ha disconosciuto. Sosteneva il negazionismo. Per lui, presumo, Auschwitz é solo un’invenzione comunista. Lui, diverso, ce l’aveva con i “diversi”.  E ieri a Firenze ne ha fatto strage. Poi, vistosi scoperto, si è ucciso.

Ero a Roma. Avevo appena letto un bel servizio (pubblicato da Economist e ora ripreso da Internazionale) sull’importanza di accogliere i migranti (spesso, per il solo fatto di aver trovato il coraggio di migrare, fra i migliori e più creativi. Come accadde, tanti anni fa, con i nostri di migranti …) in un mondo sempre più connesso in rete. Ed ero in un convegno, intrigante, su come si può uscire da una situazione di crisi cercando di puntare sulle ragioni di un nuovo umanesimo (al convegno di Greenaccord, in Vaticano, è intervenuto mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, con una relazione – “Quale via per un’economia giusta” – che se la leggono certi cattolici anche nostrani, quelli che scrivono tradizione con la “T” maiuscola, gli viene un infarto tanto è … “comunista”). Ero contento di ascoltare quelle cose, quando sul telefonino arriva la notizia della strage in piazze fiorentino che sono solito frequentare, compiuta da un nazifascista nato in un paesino da dove passo spesso …

Mi è venuto da piangere.

Nel clima generale in cui ci è dato di vivere – smarrimento, incultura, demagogie, paura, crisi … – la tragica parabola di questo che adesso qualcuno vuole “pazzo“, ci faccia riflettere. Per favore: fermiamoci tutti un attimo, per ripartire subito dopo. Ma quando siamo fermi, dopo aver pregato per le vittime senegalesi e anche per il colpevole pistoiese, cerchiamo di riflettere.

Published in: on 14 dicembre 2011 at 07:30  Comments (3)  
Tags: , , ,

“Fratelli” di San Marcello. E altrove

Tendenzialmente mi stanno un po’ antipatici e, in generale, è un mondo che non mi convince. Parlo dei massoni, parlo della massoneria.  Mi fa un po’ sorridere (chiedo scusa) l’idea che gente adulta, stimati professionisti, si ritrovi di segreto ogni tanto con “grembiulino” e altri arnesi scambiandosi baci e stringendosi la mano con un dito che … fa il solletico. Non mi ha mai convinto la storia della segretezza. Ho sempre pensato che al di là della motivazione ufficiale (le dotte discussioni sul Grande Architetto e simili), nelle logge ci si riunisca per motivi certo legittimi ma assai più prosaici (il mitico Albertone ci ha regalato pagine indimenticabili nel suo “Un borghese piccolo piccolo“). Ho sempre guardato con sospetto l’impostazione sostanzialmente anti-cattolica, anche se mi hanno sempre detto che non sono pochi i cattolici (anche a Pistoia?) affiliati alla massoneria. Il carattere esoterico e la rigida gerarchizzazione dei ruoli, mi hanno sempre infastidito.

A me nessuno mi ha mai avvicinato per chiedermi di entrare in qualche loggia: forse hanno capito che non sono il tipo adatto per mantenere un qualunque segreto; che, nei riti, mi scapperebbe subito da ridere; e che, uscito dalla loggia, spiattellerei a destra ma soprattutto a manca i nomi dei “fratelli” appena visti col grembiulino. Ho sempre trovato una conquista la norma toscana che obbliga i titolari di cariche e incarichi pubblici a dichiarare in modo pubblico le proprie appartenenze. Qualunque appartenenza.

Leggo sulle cronache pistoiesi che ieri, nel mio piccolo paese (San Marcello Pistoiese) la loggia che lì si trova (“Carmignano Carmignani“, numero 475) ha celebrato in pubblico i primi 60 anni di vita. Giuro che se fossi stato al paese non avrei mancato l’occasione per farmi vedere, nella sala dell’albergo, tra i “fratelli sanmarcellini” alcuni dei quali – dai nomi che vedo pubblicati – conosco da una vita, avendo pure avuto modo di apprezzare la loro personale capacità, e serietà, in diversi campi.

Intuivo certe appartenenze massoniche nonchè la circostanza, più generale, che certe decisioni si spiegassero e di spieghino alla luce di fattori segreti. In tempi lontani collaborai a lungo con un foglio di informazione locale (“Il Montanino“) diretto da una ottima persona, da tempo scomparsa, che a un certo punto – ascoltando la mia giovanile filippica contro i massoni – mi disse che lui era un Maestro della … massoneria e che stava proprio dalla parte di chi combatteva, all’interno, la battaglia per dare trasparenza alle affiliazioni. Un altro antico conoscente ha perfino provato a convincermi che Licio Gelli è una brava persona, uno che ha fatto tanto del bene in vita sua.

A prescindere, trovo bello che una loggia massonica si riunisca in pubblico. Mi piacerebbe perfino se, cominciando dalla Toscana, si potesse trovare un sito con i nominativi di tutti i fratelli (e pure delle sorelle) iscritte nelle varie logge di tutte le famiglie massoniche, in un contesto nel quale altri siti pubblicassero ogni altro tipo di alliliazione. Limitazione della privacy? No certo, almeno per chi svolge ruoli pubblici e per il cittadino “comune” che ha pieno diritto di sapere come nascono, si sviluppano, mutano determinate decisioni a forte valenza pubblica

Viviamo in una democrazia avanzata, ma anche in una democrazia ammalata, dove nessuno può temere la trasparenza e dove tutti ci si deve impegnare su cammini nuovi per diminuire ingiustizie ancora clamorose. E proprio a proposito di ingiustizie, a me resta un – laicissimo – dubbio: la Chiesa di cui faccio parte (quella fondata da Gesù Cristo), con tutte le limitazioni e le contraddizioni derivanti dall’essere costituita da uomini e donne, ha comunque una dottrina sociale – basata sul Vangelo – che ci invita a lottare per la giustizia e contro le ingiustizie. In ambito locale e globale.

In questo tipo di lotta, la massoneria da che parte sta?

Published in: on 11 dicembre 2011 at 16:32  Comments (1)  
Tags: , ,

A proposito di Ici, privilegi, laicità. E verità.

Ha ripreso fuoco, fuoco violento, la polemica sulla questione dell’Ici sugli immobili ecclesiastici.

Inevitabile che ciò accadesse in un momento in cui a tutti noi, in particolare alle fasce più deboli, viene fatta pagare una manovra economica davvero pesante e certo non destinata a fermarsi qui. Troppo ghiotta l’occasione perchè qualcuno, più o meno in buona fede e più o meno trasparente, non colga il pretesto per tentare di diminuire la credibilità della Chiesa come istituzione magari facendo non poche confusioni tecniche (ad esempio tra “Vaticano”, “Conferenza Episcopale Italiana”, “Diocesi”, “Istituti per il sostentamento del clero” eccetera eccetera). Troppo ghiotta l’occasione non solo per “sputtanare” la Chiesa-istituzione, ma anche per tentare di mettere in difficoltà le tante opere solidaristiche, in favore dei più deboli, portate avanti dalla Chiesa-comunità.

A colpirmi, soprattutto, la scarsa laicità pratica di chi – sbandierando la sua laicità teorica– si ostina a ignorare che certi “privilegi” (ammesso si possano chiamare così) non valgono certo solo per i beni ecclesiastici, ma si estendono, ad esempio, a quelli di partiti, sindacati, associazioni, movimenti. Incrementato dai pregiudizi e da abilissime campagne mediatiche che spesso fanno leva proprio sulla non conoscenza tecnica delle norme, esiste anche la tendenza a ignorare che gli immobili – ad esempio quelli commerciali – per i quali l’Ici deve essere pagata, l’Ici la pagano (e se non la pagano ciò è un reato perseguibile).

Giorni fa mi capitò di ascoltare una diretta radiofonica nazionale sul tema. Era stata chiamata, come esperta, una professionista che collabora con la diocesi di Milano: molto preparata, spiegava con estrema chiarezza, “smontando” una per una le obiezioni di un conduttore molto prevenuto nonostante si dichiarasse molto “laico” (e dunque, in teoria, libero da pre-giudizi). Non sapendo più come fare davanti alle puntuali informazioni tecniche in arrivo dalla commercialista che smontavano la sua tesi (i privilegi riconosciuti alla Chiesa), il conduttore se la cavò chiudendo in fretta il collegamento e … complimentandosi per la voce “molto radiofonica” della signora.

Mi permetterei – essendo nessuno per dare consigli – un doppio consiglio.

Da un lato, per tutti, quello di informarsi meglio sulla questione “privilegi Ici agli immobili della Chiesa“: cercare di capire, a di là di propagande e pregiudizi, come stanno davvero le cose. Anche sul piano tecnico. Non mancano documentazioni (ad esempio su www.avvenire.it) decisamente utili se non altro come controcanto a quelle, assai pù conosciute anche in ambito ecclesiale, di segno opposto.

Ma, dall’altro lato, anche un consiglio più “interno”: cogliere l’occasione per ripensare (come Chiesa-istituzione e come Chiesa-comunità) l’intera questione del rapporto con i beni, con i soldi, con il “mattone”, con il potere. Al netto dei pregiudizi di cui sopra, se qualcuno – dentro la comunità ecclesiale – fa “il furbo”, si sia in prima fila nel pretendere regolarità e chiarezza. Non si abbia paura di dare tutte le informazioni e tutti i resoconti, a tutti i livelli,  facendo prevalere la bellezza della trasparenza .

E nei giorni in cui si leggono, ad esempio, cronache sconfortanti su intrecci poco chiari da parte di strutture che hanno osato chiamarsi, per fare solo due nomi, “San Raffaele” o “Tabor” … forse non si tratta di un consiglio inutile verso una Chiesa che, come la vogliamo in tanti, non dimentichi mai la ragione vera della sua presenza.

Published in: on 8 dicembre 2011 at 21:20  Comments (2)  
Tags: , ,

Miliardi in armi, miliardi nascosti in Svizzera, miliardi “scudati”. Perchè no?

Quando uno si prova a fare certi discorsi (e credo che in un blog ospitato su un sito diocesano, “certi discorsi” siano oggettivamente pertinenti) arrivano subito considerazioni negative, come se “certi discorsi” fossero o demagogici o romantici. Comunque impraticabili.

Dunque ripropongo, con il massimo rispetto per chi – in modo onesto – sta tentando di rimettere a posto i conti del nostro Paese, cercando un complesso equilibrio fra rigore e giustizia.

Quali sono i motivi per cui, dovendo sostenere una manovra “salva Italia” e avendo dunque necessità di forti risorse economiche, una parte di queste ultime – invece di cercarle fra i più poveri e i più deboli – non si cerca altrove? Ad esempio in un qualche taglio agli armamenti militari. Ad esempio in un accordo con la Svizzera, regno dei patrimoni, “nascosti”, per farli riemergere. Ad esempio in un aumento della tassa sui patrimoni cosiddetti “scudati“, cioè rientrati in patria grazie a uno “scudo fiscale” fatto pagare pochissimo.

Tre esempi impossibili? Mi pare proprio di no, visto che la Germania – la fortissima Germania – li ha utilizzati, nella sostanza, tutti e tre …

E da noi, nella debolissima Italia?

PS)- Altro esempio. Piccolo piccolo: dimezzare (ridurre del 50%) quel finanziamento pubblico ai partiti elargito tramite l’escamotage di “rimborsi elettorali“. Detto – questo – con il massimo rispetto per la funzione alta dei partiti politici in una democrazia che voglia continuare a rimanere tale.

PS bis)- Ulteriore esempio. Siamo proprio sicuri che sia giusto, specie in un momento come questo, regalare a Rai e Mediaset frequenze televisive che costano almeno 16 miliardi di euro (la metà circa della manovra “lacrime e sangue”)? Invece di una gara falsa, non si potrebbe fare – come già fatto in altri Paesi – una gara vera? Quanto su questa decisione incide la proprietà di uno dei due colossi televisivi italiani?

Published in: on 6 dicembre 2011 at 22:42  Comments (2)  
Tags: ,
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: