Miliardi in armi, miliardi nascosti in Svizzera, miliardi “scudati”. Perchè no?

Quando uno si prova a fare certi discorsi (e credo che in un blog ospitato su un sito diocesano, “certi discorsi” siano oggettivamente pertinenti) arrivano subito considerazioni negative, come se “certi discorsi” fossero o demagogici o romantici. Comunque impraticabili.

Dunque ripropongo, con il massimo rispetto per chi – in modo onesto – sta tentando di rimettere a posto i conti del nostro Paese, cercando un complesso equilibrio fra rigore e giustizia.

Quali sono i motivi per cui, dovendo sostenere una manovra “salva Italia” e avendo dunque necessità di forti risorse economiche, una parte di queste ultime – invece di cercarle fra i più poveri e i più deboli – non si cerca altrove? Ad esempio in un qualche taglio agli armamenti militari. Ad esempio in un accordo con la Svizzera, regno dei patrimoni, “nascosti”, per farli riemergere. Ad esempio in un aumento della tassa sui patrimoni cosiddetti “scudati“, cioè rientrati in patria grazie a uno “scudo fiscale” fatto pagare pochissimo.

Tre esempi impossibili? Mi pare proprio di no, visto che la Germania – la fortissima Germania – li ha utilizzati, nella sostanza, tutti e tre …

E da noi, nella debolissima Italia?

PS)- Altro esempio. Piccolo piccolo: dimezzare (ridurre del 50%) quel finanziamento pubblico ai partiti elargito tramite l’escamotage di “rimborsi elettorali“. Detto – questo – con il massimo rispetto per la funzione alta dei partiti politici in una democrazia che voglia continuare a rimanere tale.

PS bis)- Ulteriore esempio. Siamo proprio sicuri che sia giusto, specie in un momento come questo, regalare a Rai e Mediaset frequenze televisive che costano almeno 16 miliardi di euro (la metà circa della manovra “lacrime e sangue”)? Invece di una gara falsa, non si potrebbe fare – come già fatto in altri Paesi – una gara vera? Quanto su questa decisione incide la proprietà di uno dei due colossi televisivi italiani?

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Published in: on 6 dicembre 2011 at 22:42  Comments (2)  
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2 commentiLascia un commento

  1. Credo che se si interpellano cento persone, ognuna di esse avrà un’idea diversa sui tagli alle spese, perché ognuna avrà i propri legittimi interessi da difendere; quindi da un certo punto di vista, è bene che un governo di “tecnici” (che cosa poi voglia dire tecnici sarebbe tutto da vedere, forse vuol solo dire non politicamente etichettati, anche se chiaramente una loro idea politica ce l’avranno) lo faccia senza dover consultare tutti, sennò non si farebbe mai nulla perché la politica è troppo vincolata al consenso popolare. Piuttosto secondo me merita riflettere su come siamo arrivati a questo punto: sulla storia recente e su quella meno recente: la storia recente dice che c’è stato un attacco all’Italia da parte di poteri forti: è bene tener presente che questi poteri forti ci sono e che contro di essi la politica può far poco. La storia meno recente parla invece di un indebitamento dello stato italiano che io vedo collegato alla volontà (affermatasi soprattutto negli anni del Centro-sinistra e poi proseguita –con più o meno vigore- da tutte le parti politiche) di monopolizzare tutte le attività della società civile, in barba a quel principio di sussidiarietà che dovrebbe caratterizzare soprattutto la visione politica di ispirazione cristiana: lo stato fa tutto, ai corpi intermedi non rimane quasi nulla, i cittadini devono pagare un sistema totalitario e –ahimé- molto inefficiente. Ma di “alleggerire” lo stato non ne parla nessuno. Forse anche perché ormai siamo così abituati a farsi servire dallo stato, che non siamo più capaci di organizzarsi in modo diverso, anche se potrebbe essere una via di maggior efficienza e di maggior risparmio. Quello che oggi soprattutto preoccupa è il disfattismo, che inoculato da molta stampa e da molte voci, soprattutto in funzione di critica al governo da poco cessato, sembra che abbia contagiato un po’ tutti; e si sente affermare da tante parti un’idea negativa su quest’Italia che io ritengo che, anche in queste condizioni, sia ancora uno dei posti al mondo in cui è più bello vivere. Purché si riesca a mantenere la nostra identità e a resistere alle pressioni internazionali, economiche e no, che ci vorrebbero omologare a paradigmi mondialistici “moderni”, facendoci rinnegare ogni nostra ricchezza e tradizione: quella cristiana innanzi tutto, ma anche quella di una cultura, arte e inventiva che ci contraddistinguono come uno dei popoli più ricchi della terra.
    Franco Biagioni

  2. Mi permetta, ma dal momento che vedo difficile un accordo bilaterale con la Svizzera calvinista (la quale notoriamente e storicamente deve gran parte della propria attuale prosperità non certo agli orologi o all’ Emmenthal ma proprio ai capitali importati lecitamente o illecitamente sul proprio territorio grazie al segreto bancario ed una fiscalità agevolata), che riterrei persino accettabile i cosiddetti “rimborsi elettoriali” a patto che tutti i partiti si impegnassero solennemente (anche nel salotto televisivo di Vespa, a me va benissimo lo stesso)a non ricorrere più a fonti “alternative” (vedi tangenti e contributi più o meno volontari a fondazioni et similia) e che le spese militari non devono né possono essere compresse oltre un certo limite (a parte gli inderogabili obblighi cui ci vincolano i trattati internazionali, i nostri soldati sono apprezzati e spesso richiesti all’estero per la loro professionalità e per le loro qualità umane), personalmente concentrerei l’attenzione su un altro aspetto, sul quale più facilmente le forze politiche e sociali possono e devono lavorare insieme, soprattutto in un clima di unità nazionale come il presente che è bene non turbare con proposte strumentali e demagogiche (quale quella di far pagare l’ ICI alla Chiesa sulla quale è tornata ad insistere in questi giorni “Repubblica”, unitamente ad alcuni esponenti politici, anche toscani, oltre ai “soliti” radicali): secondo alcuni calcoli la criminalità organizzata di casa nostra (al netto delle altre innumerevoli mafie di “importazione”) in Italia “fattura” (per così dire, ovviamente) più di 100 milioni di Euro l’anno; analisi accurate della Commissione antimafia indicano che l’attività mafiosa nelle quattro regioni di origine – Sicilia, Campania, Calabria e Puglia- è causa di un mancato sviluppo equivalente al 15-20% del PIL delle medesime regioni.
    Passata, speriamo presto, la buriana della drammatica crisi causata dal famigerato “spread” tra titoli di Stato italiani e tedeschi, direi proprio che sarebbe il caso (senza più indugi e con misure assolutamente drastiche) di cominciare piuttosto da lì.


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