Spazio

C’è uno spazio che mi piacerebbe vedere sempre aperto (e invece i portoni, al di là di alcuni edifici storici, sono sempre più desolatamente chiusi): lo spazio delle chiese. Dove poter entrare, a qualunque ora, per pregare, riflettere, ascoltare il silenzio, farsi ascoltare dal silenzio. C’è però uno spazio che da ieri può risultare sempre aperto 24/24 (e invece mi piacerebbe un uso, diciamo, più sobrio) grazie alla parola magica (liberalizzazioni) che – dicono – è l’unica capace di salvarci dalla grande crisi: i negozi. Cioè lo spazio, sempre meno a misura d’uomo, dove comprare, comprare, comprare.

Mah …

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Published in: on 3 gennaio 2012 at 22:04  Comments (3)  
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  1. Mi compiaccio, caro Banchini, per la tua iniziativa unitamente alla Diocesi pistoiese.
    Condivido le tue considerazioni augurandomi, con qualche residuo di fiducia, che cresca il consenso. Cari saluti.

  2. Le apparizioni mariane a La Salette, approvate dalla Chiesa,
    se non sbaglio, dicono che Maria SS disse:
    se lavorate di domenica marciranno i vostri raccolti nei campi…
    le parole non sono esattissime,
    ma il senso è quello.
    Oggi ci si rivolege per aiuto a chi non ha, “l’uomo” e se non ha, che cosa potreà darci?
    E a Cristo chi chiede?

  3. Quello dell’apertura indiscriminata dei negozi mi sembra uno dei più grandi errori di questi tempi (anche se a dir bene è tutt’altro che, rientra in una logica). Intanto le gite domenicali non si fanno più in campagna o al mare o a trovare gli amici, ma nei centri commerciali e negli outlet (con l’aria condizionata in estate e il riscalamento in inverno: veri polli d’allevamento). Poi si mettono in difficoltà i piccoli negozi, che non sono attrezzati come la grande distribuzione per l’apertura continuata: così c’è un’altra causa che concorre all loro eliminazione a favore delle “catene”. Si introduce una concezione del lavoro che non è compatibile col senso del giorno festivo: è vero che alcuni lavori vanno fatti anche di Domenica (battuta: a cominciare dal prete), ma in ossequio a vere necessità, non al consumismo. Come diceva un saggio “c’è un tempo per ogni cosa”: ma oggi la legge naturale non è più ricordata, e si omologa tutto all’appiattimento su “quello che fanno tutti”, sulla legge dell'”artificiale”. Facciamo sentire con forza il nostro dissenso da questo andazzo che ci spersonalizza e ci omologa a un mondo senz’anima!
    franco biagioni


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