Il “capetto” di allora

Il mio periodo universitario (ahimè, molto lontano) è databile 1972-1977. Anni incredibili, anche letteralmente, in parecchi sensi. Anni di “contestazione”, di lotte, di speranze, di confusioni.

Siccome il mi’ babbo, già anziano, per mantenermi all’Università doveva lavorare ancora nonostante fosse in pensione (ex appuntato dei Carabinieri), io avvertito una sorta di … obbligo morale: finire prima possibile.

Ero dunque fra quelli – durante le cosiddette “occupazioni” – che tendeva a frequentare la Facoltà, in modo da dare esami.

Ricordo ancora bene, nella storica via Laura (dove coabitavano Giurisprudenza e Scienze Politiche), una lunga occupazione firmata da tante sigle (Lotta Continua, Potere Operaio, comunisti di varie denominazioni): centinaia di “compagni” – moltissimi dei quali senza il mio, privatissimo, problema di laurearsi veloce perchè figli di buona e ottima borghesia – facevano ala dietro al cordone di poliziotti che il Preside aveva chiamato per consentire l’ingresso a noi che non sostenevamo l’occupazione.

Ricordo le urla, le grida, le imprecazioni, gli sputi, le monetine …

Un flash che mi è tornato in mente all’improvviso, oggi, per due motivi: mentre scrivo, papa Benedetto XVI sta incontrando Fidel Castro avendo appena riconfermato che il marxismo, da un pezzo, non rappresenta più una speranza per nessuno.

E proprio oggi – secondo motivo – ho letto un  articolo, decisamente polemico, contro quei cattolici che, oggi, qualcuno potrebbe forse definire “progressisti. Lo firma, l’articolo veemente, un over sessantacinquenne che, quando io – figlio di un ex appuntato dei CC – volevo laurearmi in fretta, era fra quelli che volevano impedirmi di entrare in Facoltà. Lo faceva nel nome di Mao e di Fidel. Era, allora, un “capetto” di una formazione fiorentina dell’ultra-sinistra marxista.

Voleva darmi “lezioni” ieri. Vorrebbe darmi “lezioni” oggi.

Published in: on 28 marzo 2012 at 18:13  Lascia un commento  

Sulla corruzione. Pensando ad Aldo Moro.

Milano e Bari, Roma e Firenze, centrodestra e centrosinistra.

Dare un’occhiata ai siti web significa, in questo momento, imbattersi con quella che sembra una infinita ragnatela di (vere o presunte: giudicheranno i magistrati) corruttele. Tutte in qualche modo legate all’amministrazione dei poteri pubblici.

Uno si chiede come sia possibile che la corruzione sia estesa a questi livelli.

E poi pensa, con nostalgia, all’ingenuità dei Costituenti quando – dopo le macerie del nazifascismo – scrissero nella Carta fondamentale che chi occupa posizioni pubbliche (qualunque esse siano) deve farlo con “disciplina e onore”.

E poi si ritrova a pensare se mai ne usciremo.

E poi finisce per avere voglia di un altro tipo di politica. Di un altro tipo di politici. Di un altro tipo di cittadini.

Alla vigilia dell’incontro dei cattolici toscani verso la nostra prima Settimana Sociale, c’è davvero molto da pensare e molto da fare.

PS)- Scritto oggi, nell’anniversario del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione della sua scorta. Scritto oggi, nel ricordo di una tragedia che ha cambiato la storia dell’Italia. Scritto oggi, nel nome di un politico che ricorda quello che dovrebbe essere la Politica.

Published in: on 16 marzo 2012 at 17:17  Comments (1)  
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Se lavorare vuoi, figli non puoi

“Mamme e infermiere? Non ne vogliamo”. Così i dirigenti di un grande Centro commerciale, uno dei più grandi, in questa parte di nostra Toscana. Presumo accada lo stesso in altre strutture simili, in tutto il resto di questo nostro Paese.

Così, quei dirigenti, mettono in guardia le giovani donne che cercano lavoro: mettono in guardia, in parole povere, dall’avere figli e dall’avere genitori anziani con necessità di “accudimento”. E mettono le mani in avanti – in un periodo in cui di lavoro ce n’è poco ma di pretendenti al lavoro ce ne sono molti – per limitare le contrarietà davanti al lavoro domenicale in strutture che non solo uccidono il commercio tradizionale ma favoriscono stili di vita insostenibili.

La fonte è una persona, che conosco bene, cui un’altra persona – una giovane mamma – ha confessato di aver ascoltato questo tipo di esternazione. “Non ci stai? Non sei d’accordo? Non te la senti? Liberissima, quella è la porta. Al posto sai quante ne troviamo”.

Un atteggiamento che fa il paio con la pratica delle cosiddette “dimissioni in bianco”. Un atteggiamento che, anche a proposito di “valori non negoziabili”, forse dovrebbe indignarci e farci riflettere molto più di quanto non accada …

Published in: on 13 marzo 2012 at 09:31  Lascia un commento  

Quel genere di “gender”

Una giornata giusta, l’8 marzo, anche per toccare il tasto del “genderismo”.

In base a questa corrente di pensiero, politicamente molto ma molto corretta, abbiamo tutti notato che nella cultura contemporanea finisce per diventare quasi impossibile ogni ragionamento in termini di differenze “sessuali”: tutti, ormai, si è portati a ragionare in termini di “genere”. Quasi ci si vergogna a usare le antiche categorie di “maschio” e “femmina”. L’imperativo – per non apparire retrò – è, oggi, altro.

E poichè né le parole né le idee (specie quando stanno diventando .. ideologie) sono mai neutre, questo ricorso all’ideologia del “genderismo” ha certo significati profondi su cui non sarebbe male ragionare.

Published in: on 8 marzo 2012 at 10:19  Lascia un commento  
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