Se i “ricchi” guadagnano molto meno dei “poveri”

Lavoratori, non merci“, aveva detto con apprezzabile chiarezza il vescovo Bregantini riferendosi alle polemiche di questi giorni sull’articolo 18. “Non bisogna esasperare le tensioni fra questi due termini (equità e rigore, ndr) ma tenerli insieme in maniera compatibile perchè il Paese va salvaguardato nella sua tenuta“, ha spiegato il vescvovo Crociata nella conferenza stampa che ha chiuso il Consiglio Episcopale permanente.

La Chiesa, giustamente, continua a occuparsi di vicenda di questo mondo.

E’ giusto se ne occupino le gerarchie per quanto concerne i grandi valori, così come è giusto, nel rispetto di sfere decisamente diverse, se ne occupino – attraverso la pre politica, ma anche con la politica – i credenti laici. Come? Con quali strumenti? Ecco un confronto di enorme interesse …

Proprio ieri i giornali riportavano i dati del Dipartimento Finanze di Ministero Economia con le dichiarazioni dei redditi 2011 sulle entrate 2010.  Dati, evidentemente, scandalosi.

L’italiano medio vive con 19.250 l’anno ma un reddito su tre è inferiore ai 10 mila e quasi il 50 per cento dei contribuenti non supera i 15 mila euro. I datori di lavori dichiarano 18.170 euro l’anno: meno dei loro dipendenti (19.810). Pochissimi i contribuenti che si possono considerare ricchi: solo l’1% degli italiani che paga le tasse ammette di percepire entrate superiori ai 100 mila euro e solo lo 0,07 ammette redditi dai 300 mila euro in su. Oltre 10 milioni di italiani non versano neppure un euro perchè il loro reddito risulta sotto la soglia esente.

A dichiarare redditi sopra i 300 mila euro sono soltanto 30 mila contribuenti, ma le cifre ufficiali ci dicono che ad essere ultraricchi (sopra i 500 mila euro e con tenori di vita elevatissimi) sono venti volte più: 600 mila.

I conti, evidentemente non tornano. L’evasione fiscale è il vero nodo dell’economia italiana: punisce gli onesti e frena la crescita.

E davanti a cifre come queste – in presenza di un governo “tecnico” che il presidente Napolitano è stato costretto a chiamare perchè i politici di oggi sono inadatti ad affrontare la crisi e che sta dando l’impressione di rifarsela soprattutto con i più deboli perchè son quelli da cui è più facile tirar fuori sacrifici- non ci sarebbe da auspicare il ritorno, alla grande, della Politica? Dove sono i politici di domani?

 

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Published in: on 1 aprile 2012 at 08:39  Lascia un commento  
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