Quei 500 euro rubati all’Inps

Leggo, nelle cronache locali pratesi, un fatto accaduto in quel di Poggio a Caiano (territorio ecclesialmente pistoiese).

Una signora di 54 anni – di cui non viene fatto il nome – è stata denunciata dalla Guardia di Finanza per truffa allo Stato: per tre anni, nonostante che la mamma pensionata fosse morta, ha continuato a riscuotere quella pensione. Adesso dovrà restituire 21 mila euro essendo attorno ai 500 euro l’importo mensile netto della pensione illegittimamente riscossa.

La donna ha subito ammesso la sua colpa, dettata – riportano le cronache su preciso input della GdF – “da condizioni economiche difficili sebbene la donna non sia disoccupata”. Una “storia triste di miseria – commenta una giornalista – e di una donna, forse lasciata sola da tutti, che di fronte al portafoglio e al frigo vuoto ha ceduto alla tentazione di non comunicare all’Inps la morte di sua madre e di continuare a riscuotere quelle 500 euro mensili”.

Nessun sociologismo da strapazzo, per carità. La donna ha sbagliato ed è giusto che paghi. Ma, chissà perchè, mi viene forte il sospetto che lei (certo impossibilitata a pagarsi un buon avvocato) restituirà tutto il maltolto fino all’ultimo centesimo mentre altri “maltolti”, certo più pesanti e consistenti, saranno magari derubricati da una giustizia che, come sappiamo, è assolutamente uguale per tutti.

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Published in: on 24 aprile 2012 at 16:46  Comments (2)  
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2 commentiLascia un commento

  1. Se lo stato, nelle sue più varie articolazioni, usasse eguale efficienza e severità, il debito pubblico scomparirebbe per intero !

  2. Chissà se anche l’allegra combriccola che per anni ha “maltolto” i fondi pubblici della Comunità Montana (altro territorio ecclesiasticamente pistoiese) senza che nessuno battesse ciglio nonostante lo spettacolo (cito dalla stampa locale) del “70 per cento dei bilanci «inesistenti, cioè non suffragati da alcuna pezza documentale», il rimanente 30 per cento «palesemente falsi»; l’usanza di «riscuotere direttamente, maneggiando denaro contante», senza lasciare tracce, in barba alle più elementari norme di contabilità pubblica” e con un “ammanco accertato superiore al milione di euro, ma con altri dieci milioni di spese che non hanno pezze giustificative” (si tratta di più di 22 miliardi del vecchio conio) verranno messi in grado di restituire il maltolto fino all’ultimo centesimo o se invece potranno continuare a vivere beati (e col frigo pieno).


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