Il caffè? Solo nei bar senza videopoker

Non frequentate i bar e i locali con i videopoker. E’ l’invito lanciato da don Lenzo Lenzi, della Parrocchia dei Sette Santi a Viareggio (Lucca), attraverso il giornalino parrocchiale che viene distribuito ogni quindici giorni. Il parroco invita al ‘boicottaggio‘ del caffe’ o del cappuccino: ‘Prendeteli nei bar dove non ci sono le macchinette‘. Basta osservare chi si ferma a giocare per capire che non si tratta piu’ soltanto di un gioco – si legge – ma di una vera malattia”.
Poche righe, un flash di agenzia. E’ uscita ieri pomeriggio sull’Ansa e la notizia ha tutte le caratteristiche per “bucare” come in effetti è avvenuto. Tre considerazioni: simpatia per don Lenzi; assicurazione che, nel mio piccolo, aderisco al boicottaggio; invito agli altri parroci (partendo dai tanti che ho, amici, in diocesi di Pistoia), a trovare forme analoghe di evangelizzazione (già, perchè questa – mi pare – oltre a essere un invito alla cittadinanza attiva è pure un modo efficace, nell’anno della Fede, per raccontare Gesù).

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Published in: on 25 novembre 2012 at 09:19  Comments (1)  
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La truffa delle acque di Lourdes e lo Stato biscazziere

Due recenti lanci Ansa e due facce di una analoga disperazione.

Da un lato 500 vittime di una furbacchiona che pretendeva di vendere acque di Fatima e di Lourdes capaci, a suo dire e a dire dei suoi adepti, di “curare” cancro e altre gravi patologia. Dall’altro lato milioni di italiani che sperano di risolvere i loro problemi con un gioco d’azzardo ormai diventato problema sociale.

Da dieci anni, da quando il gioco d’azzardo è diventato “affare di Stato” gestito legalmente da Monopoli di Stato, i soldi spesi dagli italiani sono aumentati in modo folle: nel 2002 erano poco più di 17 miliardi di euro, nel 2010 sono diventati 61 miliardi con un milione di “malati da gioco compulsivo” ma anche con pesanti infiltrazioni delle mafie nell’intero settore.

Sull’altra questione – le “miracolose” acque di Fatima e di Lourdes vendute da un gruppo di furbacchioni ora denunciati dai Carabinieri per associazione a deliquere finalizzata alla truffa, alle lesioni, all’esercizio abusivo della professione medica – tante persone gravemente malate, e tanti familiari, erano disponibili a versare milionate di euro per ricevere flaconcini di … inutile acqua. Giustamente si è incavolata molto l’Unitalsi (“Mi piacerebbe – ha detto il vicepresidente nazionale Dante D’Elpidio – vedere i colpevoli condannati a fare servizio gratuito di volontariato a Lourdes per aiutarli a capire che certi valori non si possono vendere”).

Due faccie di una analoga disperazione. Ma se nel caso delle acque “miracolose” è possibile il processo per truffa, nell’altro caso (quello di un gioco d’azzardo diventato “affare di Stato”) chi condannare per … abuso di credulità popolare ?

Published in: on 5 febbraio 2012 at 08:59  Lascia un commento  
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Giochi d’azzardo: spennati e contenti?

Accendi la tv, alla serata ci penso io“. E’ la pubblicità, ammiccante, di “Winga tv“: canale televisivo attaverso cui (“Mettiti comodo, al casinò ti porta Winga“) ciascuno può giocare – alla roulette – spendendo soldi veri con la speranza di vincere. Dietro c’è lo Stato (uno Stato … croupier) attraverso AMS: l’Amministrazione dei Monopoli (appunto) di Stato.

Un finto croupier, stringendo la pallina davanti alla roulette, guarda fisso negli occhi ciascuno di noi che, impauriti davanti alle notizie nelle pagine accanto, possiamo farci venire la tentazione di perdere soldi nelle più subdola delle tasse: quella legata al gioco d’azzardo.

Sono 17 milioni, pare, gli italiani coinvolti nel gioco d’azzardo con un 8% – si legge oggi su “Avvenire” – classificato fra i “problematici”: soggetti, cioè, molto a rischio davanti al grande businnes (slot in tutti i bar, poket e casinò on line, grattini …) dell’azzardo. Autentica “epidemia sociale” da 75 miliardi all’anno in un’Italia dove tutto questo è, oltretutto, a forte rischio di criminalità organizzata. Lobbies potentissime, quelle delle società legate all’azzardo, che riescono pure a non pagare le multe milionarie che la Corte dei Conti aveva inflitto per le concessioni.

L’altro giorno, sempre su “Avvenire” e dopo un monito dal cardinale Angelo Bagnasco, un economista come Luigino Bruni ha lanciato almeno due proposte che meriterebbero di non cadere nel vuoto: proibire le pubblicità per i giochi d’azzardo; premiare con marchi di qualità quei locali e bar capaci di rinunciare alle slot. La prima spetta allo Stato. Ma la seconda potrebbe spettare alla società civile, cioè a ciascuno di noi (parrocchie e movimenti ecclesiali compresi).

Nessuna demonizzazione, per carità, di chi ogni tanto – e chi non lo fa? – acquista un “grattino” o si lascia tentare dall’azzardo: basta essere consapevoli che tentare la fortuna è impresa complessa soprattutto perchè, alla roulette e non solo, a vincere è sempre il … Banco.

Ma che tristezza vedere tanta povera gente in coda al bar (e anche in qualche circolo parrocchiale !!!) davanti a macchinette mangiasoldi. Che pena intuire che tanti piccoli “fantozzi-ragionier-ugo” usano tv e computer per connettersi a Winga

Published in: on 6 gennaio 2012 at 13:09  Lascia un commento  
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Le slot: anche nei circoli parrocchiali?

Facile imbattersi, nei bar di città e paesini, nelle slot: macchinette sempre più sofisticate (un tempo si sarebbe detto “infernali”) da sostanziale gioco d’azzardo; macchinette cui numeri sempre maggiori di individui affidano speranze di vincite (improbabili) buttandoci somme consistenti di denaro (autentico).

Nei grandi momenti di crisi è anche una ingenua speranza di far soldi in modo facile: in realtà anche questa (come i “grattini” e come tutta la miriade dei giochi istantanei) è solo una cinica tassa.

Una tassa che lo Stato mette sulla povertà e , spesso, sulla dabbenaggine dei più fragili mentre spazi di tranquillo ritrovo, come bar e circoli, sono sempre più spesso trasformati in sostanziali case da gioco.

Una tassa dietro cui (è recente una notevole inchiesta di “Report“) si nascondono anche furbacchioni, al riparo anche di paradisi fiscali, che lucrano facile sulle spalle dei più poveri.

Una tassa che nasconde interessi colossali e anche lobbies potenti: notevoli le coraggiose  inchieste giornalistiche del quotidiano genovese “Secolo XIX” sul mancato incasso, da parte dello Stato, di una cifra colossale – quasi 100 miliardi di euro !!!, più di tre Finanziarie – che i concessionari di questo businnes basato sull’azzardo dovevano pagare e che, certamente, mai pagheranno. Lobbies molto … trasversali.

Gli stessi circoli parrocchiali, anche nella nostra diocesi, non sono esenti da queste situazioni che – talvolta – creano dipendenze assai pericolose, in giovani o meno giovani.

Proprio ieri sera ho visto tre “slot” – neppure troppo nascoste all’ombra del campanile – in un circolino parrocchiale della nostra campagna pistoiese.

La buona notizia di oggi la leggo in un accordo siglato dentro una associazione storica di rappresentanza del movimento circolistico pistoiese: l’ARCI. “Da ora, in poi nei nostri circoli, non più slot ma più rapporti fra le persone”.

Complimenti all’Arci. Ma perchè non sfrattare le slot anche da quei circoli parrocchiali che, con la assai logica scusa di incassare qualche euro, si rendono complici di un businnes così oscuro?

Published in: on 28 Mag 2011 at 05:54  Comments (1)  
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