Un disgusto assai poco “burlesco”

Nel difficile tentativo di giustificare quelle famose “cene eleganti”, e durante un processo nei pressi del quale lui paga migliaia di euro al mese (ma si era mai visto?) per giovani donne che potrebbero portare testimonianze anche scomode e che dunque con il potere dei soldi è bene tenere schiave, l’ex presidente del Consiglio (già auto-proclamatosi erede di Alcide De Gasperi) ha adesso inventato la storia del “burlesque“: non si sarebbe cioè trattato di sfruttamento della prostituzione ma di innocenti spettacolini per innocenti divertimenti.

Burlesque anche la bella – e decisamente disinibita – consigliera regionale travestita nientemeno che da suora per i gusti, evidentemente perversi, del grande capo?

Per il profondo rispetto dovuto alle donne e, in modo specifico, a quelle che hanno scelto la professione religiosa servendo la comunità con preghiera e azioni, impossibile non provare disgusto. Un disgusto assai poco burlesco.

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Published in: on 21 aprile 2012 at 06:55  Lascia un commento  
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“Io sono come una Caritas quotidiana”

A proposito dei bonifici che avrebbe fatto a favore delle ragazze, Berlusconi risponde: “Può mai essere possibile che uno paghi con dei bonifici bancari una prestazione sessuale? Ma dove si è mai visto? Io sono come una Caritas quotidiana. Pago interventi chirurgici, il dentista, le tasse universitarie a tutti coloro che ne hanno bisogno”.

Così, ieri, le agenzie di informazione.

Di certo il presidente del Consiglio non ha ben chiaro cosa sia una “Caritas”, forse voleva solo fare una battuta. Ma che disagio davanti a questo tipo di battute (e di comportamenti) …

Published in: on 17 marzo 2011 at 18:47  Comments (5)  
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L’indispensabile pulizia di cui sentiamo bisogno

“Ma soprattutto so che, ancora come un deva­stante tornado, s’è abbattuta non soltanto sul principale leader politico italiano e su un grup­po di suoi amici e amiche e conoscenti, ma sul­l’immagine internazionale del nostro Paese, sui discorsi tra genitori e figli, tra colleghi, persino tra passanti.

So che questa indagine, questa ar­ticolata ipotesi d’accusa col suo corredo di no­mi esotici e di intercettazioni piccanti, è esplo­sa fuori dal forno dov’era stata cucinata ripor­tando sul tavolo – e non solo quello delle istitu­zioni, ma anche quello da pranzo delle famiglie italiane – il fumo più che mai tossico della guer­ra tra settori del mondo delle toghe e settori del mondo della politica e un immangiabile ‘piat­to forte’ a base di potere, sesso e soldi.

So, poi, un’altra cosa molto importante. Tutto questo poteva non accadere. Questa escalation – il passaggio del presidente del Consiglio da possibile «parte lesa» a indagato principe nel fascicolo dedicato al cosiddetto caso Ruby – po­teva non essere sotto i nostri occhi e al primo posto nei nostri discorsi in un momento in cui su ben altro ci si dovrebbe concentrare per il be­ne del Paese.

Si può legittimamente argomen­tare sul motore di questo ennesimo e increscioso affondo giudiziario contro Berlusconi, ci si può persino interrogare sulle straordinarie energie investigative investite in questa vicenda da strut­ture centrali di polizia e dalla procura milane­se.

Ma ci si deve interrogare, credo, anche e so­prattutto su altro.

«In qualunque campo, quan­do si ricoprono incarichi di visibilità, il conte­gno è indivisibile dal ruolo», annotò con preoc­cupazione lo scorso 27 settembre il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. Quella sua preoccupazione era ed è sentita da tanti. E in questi anni questo giornale ha ripetutamente ri­cordato a tutti – premier in primo luogo – che per servire degnamente nella sfera pubblica bi­sogna sapersi dare, e tener cara, una misura di sobrietà e di rispetto per se stessi, per ogni altro e per il ruolo che si ricopre.

Io non so, insomma, come si concluderà l’in­dagine milanese a carico del presidente Berlu­sconi. Ma so che deve concludersi presto.

A noi italiani, a tutti noi, comunque la pensiamo e co­munque votiamo, è dovuto almeno questo: un’uscita rapida da questo irrespirabile polve­rone. E ognuno deve fare per intero la propria parte perché questo avvenga con tutta l’indi­spensabile pulizia agli occhi dell’Italia e del mondo”.

E’ questa la parte finale di un editoriale firmato dal direttore Marco Tarquinio sul quotidiano dei cattolici italiani, “Avvenire”. Mi chiedo cosa sia accaduto, in questo Paese, per essere arrivati – e per tollerare di essere arrivati – così in basso. E mi chiedo quanto occorrerà per far ritrovare la dignità che merita a una parola (politica) oggi così tradita …

Published in: on 21 gennaio 2011 at 06:54  Comments (7)  
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