Su Andreotti. E sull’impegno politico dei cattolici

466649_942754_SF99000000_15550684_mediumLa morte di Giulio Andreotti arriva, almeno per noi toscani, a poche ore dalla conclusione di una Settimana Sociale che, proprio a Pistoia, ha visto riuniti circa 400 delegati da tutte le diocesi di una regione che, come l’intero nostro Paese, ha un forte bisogno di speranza.

Nella ricchezza di commenti (spesso ingiusti o parziali) di queste ore attorno a un personaggio con cui gli storici avranno certo modo di confrontarsi a lungo (e di cui si potrà oggi dire tutto tranne negare la sua evidente grandezza), ma anche attorno a una esperienza storica (un partito “di” cattolici) oggi certo defunta, non sarebbe male – anche alla luce di quanto ci si è detti nella “cattedrale laica” di Pistoia, riprendere riflessioni e ipotizzare risposte sul piano operativo attorno alla ricchezza, e attualità, della nostra “dottrina sociale“.

La “Settimana” non ci consegna, per adesso, un documento finale articolato. Però ci lascia suggestioni e un consistente pacchetto di idee su cui i casi sono due: o stendere (magari per il timore di “prendere posizione”) il solito velo di silenzio in attesa che si trasformi in polvere e che arrivi l’ennesimo convegno, oppure trovare il coraggio per prendere qualche iniziativa che, appunto, vada oltre a una dimensione convegnistica (magari pure intrigante e bella) ma che lascia il tempo che trova.

Nel pre-politico (e,  in un oggi così confuso, forse anche nello stesso politico, partendo dai livelli locali e regionali) qualcosa di utile, forse, può essere tentato. O no?

Il “piccolo” caso dell’ospedale di San Marcello Pistoiese

sf000207_800Efficienza ed efficacia“. Sono soltanto questi i due “indicatori” cui quella che – da ormai da molti anni (non a caso scrivo il giorno dopo la morte di Margaret Thatcher) – si chiama “Azienda” sanitaria affida il vero futuro del piccolo ospedale di San Marcello Pistoiese.

In base a indicazioni che vengono dalla politica e che, a loro volta, nascono dalla necessità di effettuare una fortissima revisione nella spesa pubblica, i tecnici e i professionisti dell’azienda sanitaria hanno varato un “progetto di riqualificazione e riorganizzazione” per le attività “ospedaliera” e “territoriale” della Montagna Pistoiese (un grande territorio popolato, purtroppo, sempre più da cinghiali che da esseri umani. Esseri umani che, ogni tanto, sono anche elettori: e cosa volete contino neppure 15 mila elettori? Poco, molto poco, ho il timore).

Nelle attività del piccolo ospedale sorto a metà dell’800 da un gesto di carità di un possidente in favore dei “poveri” della Montagna Pistoiese, ciò che per i tecnici è “qualificazione” e “potenziamento“, per i cittadini è semplicemente “smantellamento” e “strada certa verso la chiusura“. E  una affollata assemblea, ospitata l’altra sera nella sala parrocchiale, sotto un crocifisso che guardava dolente, è stata la riprova di una confusione non solo terminologica: da una parte si scrivono parole che dall’altra vengono lette in modo diverso rispetto a ciò che chi le scrive intendeva comunicare. In mezzo: politica e istituzioni, apparse in grande difficoltà. Con un fossato che non può non preoccupare chi crede nella democrazia rappresentativa.

Tornando agli “indicatori“, l’azienda – spiraglio di una certa importanza – ha garantito che ci sarà un “monitoraggio“: durerà almeno 6 mesi; al termine si vedrà se introdurre “eventuali interventi di miglioramento/adattamento“. Ma i criteri con cui effettuare il monitoraggio, e introdurre eventuali correttivi, sono soltanto i due ricordati: “efficienza ed efficacia“.

Forse inevitabile, con le leggi aziendalistiche che ormai ci dominano, ma non è proprio qui che la politica – oggi in forte crisi proprio anche perchè ormai schiava di un mondo dominato dalle logiche, certo non trasparenti e certo ormai fallite, di una finanza globale – potrebbe recuperare una parte della sua credibilità? Possibile che oltre a questi due principi non ne esistano altri?

E non è proprio la nostra Costituzione, seguita da leggi statali e regionali, a pretendere per le aree montane trattamenti “altri” che considerino la difficoltà, preliminare, di abitare la montagna dando così, oltretutto, una grande mano all’intero territorio italiano? Nessuno ricorda l’efficacia delle parole di don Lorenzo Milani sulla impossibilità, e sulla ingiustizia, di fare “parti uguali fra disuguali”?

Possibile che non esistano “altri” modelli attraverso cui, certo rispettando l’obbligo di non sprecare risorse pubbliche, sia possibile invertire la tendenza a far discendere tutto, anche nella salute, da impostazioni aziendalistiche? E poi, anche considerando il rapporto costi/benefici riferito alla realtà del piccolo ospedale “Lorenzo Pacini“: chi spreca davvero risorse pubbliche? Sicuri che lo spreco venga dal mantenere in vita, con un minimo di dignità, questo piccolo e per molti aspetti efficiente ed efficace ospedale di montagna?

Alla vigilia del grande incontro che si svolgerà proprio a Pistoia fra poche settimane con i rappresentanti di tutte le diocesi toscane sull’apporto che la dottrina sociale della Chiesa può fornire, anche in termini di speranza, a una Toscana sempre più appassita e rinsecchita in sé stessa, non sarebbe male se il piccolo caso del piccolo ospedale di San Marcello venisse preso a emblema circa la necessità di un grande risveglio in favore di politiche capaci di interpretare le ragioni della persona?

Published in: on 9 aprile 2013 at 08:00  Comments (1)  
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Se in Parlamento non ci sono cattolici organizzati

Bebbe Grillo con la maschera  fa footing in spiaggiaIn tempi di estremo rischio per lo stesso futuro della democrazia, abbiamo eletto un Parlamento nel quale è, in pratica, assente una presenza organizzata dei cattolici. Ciò accade dopo la stagione cosiddetta “di Todi” e in una fase nella quale il “nuovismo” assume forme davanti alle quali non mancano motivi non solo di speranza ma anche di preoccupazione: una fase nella quale i valori della dottrina sociale della Chiesa (valori dei quali si ha perfino timore a parlare in tante nostre parrocchie e in tanti nostri movimenti ecclesiali) potrebbero avere una importanza non secondaria nel libero confronto con altri valori e altre impostazioni.

Anche in previsione di ulteriori novità (nuove elezioni politiche nel giro di pochi mesi?) e in un contesto di fortissima volatilità di un voto ormai da tempo post-ideologico (quanto potranno durare gli scenari – grillismo compreso – emersi nelle ultime elezioni?), c’è forse da chiedersi se l’assenza di una presenza organizzata, sia pure minoritaria, di cattolici in Parlamento rappresenti un punto di forza per la nostra democrazia.

Oppure un punto di debolezza …

Published in: on 5 marzo 2013 at 09:01  Comments (3)  
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Italia, cattolici, politica. Da dove ri-cominciare?

I-grandi-della-moda-rendono-omaggio-al-Tricolore” … Già nella fase pre-politica della formazione spirituale e intellettuale dei cattolici, all’interno delle comunità ecclesiali, si registra da tempo un deficit preoccupante. Nelle parrocchie i ragazzi scappano a gambe levate dopo la prima comunione o, al più tardi, dopo la cresima. La formazione permanente dei giovani e degli adulti è estremamente episodica. I riti, di per sé importantissimi in una comunità cristiana, finiscono però, privi di un corrispondente sforzo di evangelizzazione adeguata ai tempi, per degenerare spesso in ritualismo. Ci sono, naturalmente tante eccezioni a questo quadro inevitabilmente semplificato. Ma è difficile negare che il problema, nell’insieme, esista. Come stupirsi, allora, se molti credenti maturano la loro visione politica – quando non rimangono puri e semplici qualunquisti – abbeverandosi a quotidiani laicisti e ai talk show televisivi? Che la maggior parte di essi conosca pochissimo l’insegnamento del magistero in materia socio-politica e coltivi una prospettiva culturale che risente in modo decisivo delle mode dominanti?”.

Di grande interesse una riflessione, appena uscita sull’interessante e stimolate blog www.vinonuovo.it , a firma del prof. Giuseppe Savagnone docente, giornalista, scrittore. Pubblicata integrale in altra sezione del sito della diocesi di Pistoia, l’opinione di Savagnone riguarda il cosiddetto “ritorno” dei cattolici italiani sulla scena della politica. E alla vigilia di un nuovo appuntamento elettorale, in una situazione deisamente complessa, potrebbe essere utile riflettere e, magari, condividere in libertà opinioni.

Published in: on 18 dicembre 2012 at 22:06  Comments (1)  
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Se non possiamo tacere, cosa dobbiamo dire?

I fedeli laici sanno che è loro dovere lavorare per il giusto ordine sociale, anzi è un debito di servizio che hanno preso verso il mondo in forza della antropologia illuminata dalla fede e dalla ragione. E’ questo il motivo per cui non possono tacere“.  Sono parole, centrali, dell’intervento tenuto dal cardinal Angelo Bagnasco, circa un mese fa, in quel di Todi.

Alla luce della situazione attuale – con il precipitarsi dei fatti che stanno portando alla fine del governo Berlusconi (ma il “berlusconismo”, compreso quello trasversale, quanto tempo ci vorrà perchè abbia fine? avrà mai fine?) e, forse, alla nascita di un governo guidato da un “tecnico” – in cosa può concretizzarsi il “lavoro” dei fedeli laici? Cosa non possono tacere in queste ore, i laici credenti, in un contesto per molti aspetti così drammatico?

Published in: on 12 novembre 2011 at 08:54  Comments (3)  
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“Ci interessa di perderci”

 Girovagando sul web mi sono imbattuto in una poesia (“Ci impegniamo“) scritta in anni molto lontani dal prete di Bozzolo, don Primo Mazzolari. Uno che ogni tanto fa bene rileggere.

 “… Non ci interessa la carriera, non ci interessa il denaro, non ci interessa la donna o l’uomo se presentati come sesso soltanto, non ci interessa il successo né di noi né delle nostre idee, non ci interessa passare alla storia.  Ci interessa di perderci. Per qualche cosa o per qualcuno che rimarrà anche dopo che noi saremo passati e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci … “.

Si legge anche questo, nel lungo testo mazzolariano.  Che bello, nel momento storico (complicato e affascinante) in cui si sta pensando a un nuovo impegno da cattolici in politica, che bello se la poesia di Mazzolari qualcuno osasse metterla in testa a un progetto …

Published in: on 11 ottobre 2011 at 08:44  Comments (1)  
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Cattolici in politica per aiutare a ricostruire l’Italia

Una “due giorni” di ritiro presso una villa (“Il Palco“) sulla immediata collina di Prato: due giorni di preghiera e riflessione, organizzati dalla associazione “Amici di Supplemento d’Anima” (piccola, ma prestigiosa rivista per cattolici impegnati in politica e nel sociale, animata dal vescovo di Prato). Si affronteranno alcuni dei versanti di un tema (il ruolo dei cattolici nell’attuale situazione del Paese) che sembra destinato, anche nell’immediato, ad avere ripercussioni di forte attualità.

La fine – che in molti si augurano, per motivi più che evidenti, imminente – di un assetto politico come l’attuale, in un Paese coinvolto dalla crisi finanziaria ma soprattutto sconvolto da una emergenza morale di cui ogni giorno si avverte la pesantezza, rende attuale una seria riflessione proprio sul ruolo propositivo dei cattolici.

Ciò non certo per riproporre, ricopiandole passivamente, esperienze passate. Quelle sono tramontate e leggibili, nelle luci e nelle ombre, solo in termini di storia contemporanea. Esistono però spazi da interpretare, in modi e forme nuove, alla luce della dottrina sociale della Chiesa con un laicato cattolico chiamato a svolgere, nella sua legittima autonomia, un ruolo propulsivo per contribuire, con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, alla salvezza – in primo luogo morale – di un Paese che sta rischiando davvero molto.

Pare comunque necessario – e la dottrina sociale offre anticorpi credibili – uscire dalle forme di politica spettacolo, dai partiti personalizzati e privi di democrazia interna, dagli “unti del Signore” che chiedono cieca obbedienza pensando che il denaro possa comprare sempre tutto e tutti, dalle demagogie e dai populismi di chi – ovunque collocato – scende in politica avendo a cuore non il bene comune ma i suoi privatissimi interessi personali. Pare necessaria una svolta etica. Inutile nasconderci dietro a un dito: siamo in molti a provare disagio, protesta, sdegno davanti a ciò – di incredibile, di avvilente, di vergognoso – che vediamo e leggiamo. Compresi gli appelli, di ministri in carica, alla “secessione”. E compresi i comportamenti pubblici di un presidente del Consiglio, che osò paragonarsi ad Alcide De Gasperi.

E quanto ai famosi “valori non negoziabili“, se è vero che l’interesse dei cristiani è per la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, in mezzo c’è davvero tutto: la sicurezza sui luoghi del lavoro, il lavoro precario e il lavoro che manca, il futuro dei giovani, i tagli ai servizi, le troppe famiglie che non ce la fanno più, le ingiustizie fiscali, la lotta alle criminalità organizzate …

In tutta Italia si stanno moltiplicando le esperienze, le iniziative, le attese. E, per chi vive nell’area metropolitana tra Firenze-Prato e Pistoia, l’invito di “Supplemento d’anima” può essere una buona occasione di conoscenza, scambio confronto.

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NB)- Sotto la guida di mons. Gastone Simoni, vescovo di Prato, guiderà la riflessione don Alessandro Andreini. L’appuntamento è per sabato 1 e domenica 2 ottobre 2011. Inizio alle 9:30 di sabato con arrivi, prima meditazione, riflessione personale, adorazione in cappella. Ore 13 pranzo e riposo. Ore 15:30 seconda meditazione, discussione, riflessione personale, vespri. Ore 20 cena e ore 21, di sabato, recita del Rosario. La domenica mattina, dopo colazione, Santa Messa con meditazione (ore 9:30) seguita da un momento assembleare che si concluderà (ore 13 circa) con il pranzo. Per informazioni 328 56 75 443 oppure 055 76 93 76

Published in: on 21 settembre 2011 at 20:04  Lascia un commento  
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Una nuova diccì ?

“Un sondaggio fra i cattolici pistoiesi sulla utilità e sulla urgenza di un nuovo impegno nella politica anche attraverso un nuovo partito politico ispirato alla dottrina sociale della Chiesa”.

Mi scrive, in questi termini sostanziali, Fernando Berti. E precisa di farlo anche in base a ciò che va leggendo su “Avvenire” e ascoltando negli interventi dei vescovi italiani, fra cui lo stesso mons. Mansueto Bianchi (ad esempio nell’omelia per il San Jacopo 2011).

Si tratta di due questioni: certo collegate ma comunque distinte. Un conto è ricordare a tutti i cittadini, dunque anche ai credenti, l’importanza della sfera politica e di una Politica fatta per servire il bene comune (ciò soprattutto in periodi come questo: quando la credibilità della politica è messa in discussione da comporamenti di singoli politici) mentre cosa diversa è la nascita di una forza politica nuova (una sorta, parliamoci chiaramente, di nuova “Democrazia Cristiana” o di nuovo “Partito Popolare“) in un contesto, complicato, come quello italiano. Un conto è la formazione, un conto lo strumento.

Fin troppo ovvio che il passato, nelle sue luci e nelle sue ombre, non si ripropone mai uguale; ciò che è stato, nel bene e nel male, è stato; il contesto di oggi è straordinariamente diverso, mentre la stessa politica (basti pensare ai tanti partiti “personali” o alla prevalenza del marketing e dei populismi) ha subito mutamenti colossali per i quali gli “occhiali” antichi non sono certo il rimedio.

Eppure è avvertibile la circostanza che  siamo in un momento delicatissimo per le sorti della stessa nostra democrazia costituzionale.  Pare vicino il momento in cui le forze politiche attuali (tutte, ma proprio tutte, assai provate) troveranno nuovi contenitori (e, si spera, nuovi contenuti) in una scomposizione del quadro politico che appare inevitabile.

I cattolici (diciamo meglio: i cattolici che frequentano. Oggi, è bene ricordarlo, una piccola minoranza) possono assistere passivi? Le parrocchie possono restare chiuse a questi ambiti civili? Movimenti e associazioni, gruppi e comunità possono restare in perenne silenzio? La dottrina sociale della Chiesa, attualissima e freschissima, può rimanere chiusa in libri polverosi? Essere minoranza ma avere un patrimonio di valori enorme, non può forse rappresentare un elemento utile per aiutare il Paese a ritrovarsi’

Questioni di non poco conto. Per il Paese intero e, ovvio, anche per una comunità locale come quella pistoiese (così impigrita da fare quasi paura).

Published in: on 11 agosto 2011 at 08:09  Comments (9)  
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Se l’anima è (per Umberto) solo un’invenzione

 Ricevo da Isabella Poli e volentieri rilancio. Anche per aprire, con i limiti e le opportunità del web, un dialogo  a latere dei “dialoghi”, stimolante e qualificato ciclo di incontri nel “festival” di antropologia che si svolge a Pistoia (Mauro Banchini).

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L’anima non esiste. L’anima , nella accezione attuale, è un’invenzione di Sant’ Agostino.  Esiste solo il corpo e il mondo. Quando si muore finisce tutto. Mettetevi il  cuore in pace.

Questa la tesi del filosofo Umberto Galimberti che ha introdotto il ciclo di conferenze di “Dialoghi  dell’uomo ” in corso in questi giorni a Pistoia.

Il dolore – ha detto Galimberti – nella visione cristiana è espiazione, in attesa della vita eterna e la “messa in scena” ( sic) dell’agonia di Giovanni Paolo II ne è una conferma.

That’s all folks!

Applaudito prima e dopo, si è allontanato senza possibilità di replica, ma qualcuno non ha applaudito e alla fine i tanti cattolici  “doc” presenti sono sciamati da piazza del Duomo,  sconcertati e forse anche un po’ indignati.

Ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione. Appunto, anche il contrario!

 Isabella Poli

Bagnasco: soldi per bombardare ma non per accogliere

Di notevole interesse, anche sociale, la prolusione del card. Angelo Bagnasco all’assemblea dei vescovi italiani.

Con tutta la consapevolezza di quanto sia arbitrario estrapolare un solo passaggio, estrapolo molto volentieri questo:

“Non può non colpire tuttavia il diverso atteggiamento – dice Bagnasco riferendosi alla questione migranti dal Nord Africa – adottato a livello internazionale tra la disponibilità all’interposizione armata e l’indisponibilità a suddividere il carico delle conseguenze umanitarie che lo scontro armato determina. Il nostro Paese, con la sua esposizione geografica, si è trovato e rimane in prima linea sul fronte degli aiuti e soprattutto della prima accoglienza per gli sfollati, i profughi e i richiedenti asilo che giungono sulle coste italiane, le quali sono ad un tempo il confine sud dell’Europa. Va da sé che se non avanza un più maturo senso di condivisione circa le responsabilità comuni, si aprono nel processo di integrazione falle di difficile rimedio. Ovvio che i cittadini d’Europa sinceramente comunitari vogliano a questo punto capire perché per i missili c’erano soldi e intesa politica, mentre per i profughi non ci sono i primi ed è inesistente la seconda”.

Già, perchè?

Published in: on 23 maggio 2011 at 21:06  Lascia un commento  
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