Concilio e tempi moderni: dedicato ai “profeti di sventura” di oggi. E di sempre

“Nell’esercizio quotidiano del Nostro ministero pastorale Ci feriscono talora l’orecchio suggestioni di persone, pur ardenti di zelo, ma non fornite di senso sovrabbondante di discrezione e di misura. Nei tempi moderni essi non vedono che prevaricazione e rovina; vanno dicendo che la nostra età, in confronto con quelle passate, è andata peggiorando e si comportano come se nulla abbiano imparato dalla storia … A noi sembra di dover dissentire da codesti profeti di sventura, che annunciano eventi sempre infausti, quasi che incombesse la fine del mondo … Nel presente momento storico la Provvidenza ci sta conducendo ad un nuovo ordine di rapporti umani che, per opera degli uomini e per lo più al di là della loro stessa aspettativa, si volgono verso il compimento di disegni superiori e inattesi”.

Devo all’ultimo numero della “Civiltà Cattolica” un articolo dedicato alla “Gaudet Mater Ecclesia“, l’allocuzione con cui papa Giovanni XXIII aprì, l’11 ottobre 1962, il Concilio Vaticano II. “Durò circa mezz’ora – scrive padre Giovanni Sale, riferendosi al discorso – e fu ascoltato dall’assemblea conciliare, dopo una mattina faticosissima, un po’ distrattamente; soltanto in pochi si resero conto dell’importanza del discorso papale … l’atto più rilevante del pontificato giovanneo e probabilmente uno dei più impegnativi della Chiesa cattolica nell’età contemporanea”.

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Published in: on 25 settembre 2012 at 08:10  Lascia un commento  
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Sulla strada del Concilio con il passo “del montanaro”

L’altro giorno, come immagino migliaia di altre persone, ho ricevuto una mail (che definire delirante è poco) da un tizio, diciamo cattolico tradizionalista. Sostiene che il Concilio Ecumenico Vaticano II è opera del demonio e strumento di un complotto della massoneria internazionale. La tesi è decisamente folle, ma non mancano – a mezzo secolo dal Concilio – interpretazioni negazioniste dotate di una minore stravaganza così come non mancano, sul lato opposto, interpretazioni semplificatorie magari di chi i documenti conciliari o li interpreta a modo suo o – cosa possibile – neppure li ha letti.

Pensavo a questo, ascoltando l’apertura della Settimana Teologica pistoiese dedicata ai “sentieri interrotti” del post Concilio in Italia. Il relatore, don Saverio Xeres, nella parte finale del suo intervento ha indicato “qualche passo” per camminare nell’esaltante sentiero del Concilio: la centralità della Parola e del Cristo nella vita della Chiesa, la riscoperta della umiltà e della essenzialità, la consapevolezza di avere sempre bisogno degli altri …

Seguendo anche il titolo generale della Settimana (“Una Chiesa in cammino“) e stando dietro all’immagine – molto cara a molti fra noi – del camminare su sentieri di montagna, come scordare l’importanza di alcuni punti fermi per non smarrirsi su quei sentieri – dove spesso arriva la nevbbia e dove il clima cambia rapido – e per affrontare al meglio le inevitabili fatiche del camminare?

Possono, ad esempio, aiutare fonti d’acqua fresca e segnali sui sassi; può aiutare il famoso “passo del montanaro”, quello fatto non di strappi improvvisi ma di un procedere lento e costante; può aiutare la necessità di camminare non da soli (magari per arrivare primi dimostrando che si è più bravi) ma di farlo tutti insieme (magari fermandosi, ogni tanto, per aspettare chi è rimasto indietro); può aiutare un bastone, per appoggiarsi e all’accorrenza per scacciare qualche vipera (sempre possibile trovare qualche vipera su certi sentieri di montagna.)

Può aiutare un abbigliamento adeguato (il classico “vestirsi a cipolla”, l’avere un kwai, l’indossare scarpe adatte). E certo aiuta un “dettaglio”: quelle croci, quelle immagini sacre che ogni tanto si trovano sui sentieri. Messe lì per far riflettere su ciò che è importante davvero.

 

Published in: on 6 settembre 2011 at 07:57  Comments (3)  
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