AAA maestro Manzi cercasi per un’Italia “ignorante”

Capire un titolo di giornale, riempire un questionario, leggere un avviso pubblico. Secondo un commento di Mario Pirani – http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2011/11/07SI51023.PDF – ieri su “Repubblica”, sarebbero addirittura 39 milioni gli italiani (il 68,2% dell’intera popolazione) non in grado di possedere una pur minima “condizione educativa” che sia in grado, appunto, di rispondere positivamente a quelle tre situazioni.

Nella specifica classifica Ocse, su una trentina di Paesi industrializzati presi in esame, l’Italia occupa il penultimo posto seguita solo dal Portogallo. Personalmente guardo sempre con molto sospetto questo tipo di classifiche, ma la cifra (39 milioni di “ignoranti”: analfabeti totali, privi di qualunque titolo di studio, analfabeti di ritorno …) fa in effetti paura.

Cambierebbe poco se il numero degli “ignoranti”, cioè privi dei saperi minimi per orientarsi nella complessità del mondo d’oggi, non toccasse quota 39 milioni ma si fermasse – che so – a quota 30 o a quota 25 milioni.

Sarebbero pur sempre numeri colossali e in effetti basta aver letto il prezioso lavoro di uno studioso credibile come Tullio De Mauro (“La cultura degli italiani”) per provare non solo sconforto ma anche paura davanti a un paese sempre più vecchio e “ignorante”, sempre più povero come portafoglio ma pure come capacità culturali di affrontare la crisi.

Possiamo – come Chiesa non a caso impegnata nel decennio della sfida “educativa – prescindere da questo contesto? Noi che in Pistoia siamo impegnati nello splendido cammino chiamato “ascolto della Parola di Dio” – un cammino che comunque presume una pur minima capacità di lettura e di analisi di un testo – possiamo progettare bene le nostre azioni pastorali prescindendo dalla circostanza, drammatica,  che 7 (o anche 5 nella migliore delle ipotesi, o anche 4) fra gli abitanti del nostro territorio non riescono a leggere, e a capire, un testo di una minima complessità essendo oltretutto, ormai da tempo, colonizzati e manipolati dalla facilità estrema (e dalla banalità) del linguaggio delle immagini? Ritengo sarebbe utile confrontarsi anche su questo.

Più in generale trovo che un governo nuovo, che forse sta per nascere, dovrebbe porsi non solo la sfida sui “fondamentali” economici ma anche quella sui “fondamentali” culturali: occorrerebbe una grande azione educativa, anche attraverso i media (ad esempio utilizzando le potenzialità del digitale televisivo terrestre e dei tantissimi canali adesso disponibili).

Un po’ come accadde negli anni Sessanta con “Non è mai troppo tardi” del mitico maestro Manzi …

 

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Published in: on 8 novembre 2011 at 17:11  Lascia un commento  
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Se in una parrocchia si educa alla legalità

 E’ bello, importante e giusto che in una parrocchia, nel nostro caso quella di Montale, si organizzino corsi di educazione alla legalità.

Già in altre parrocchie si sono svolte iniziative simili e in altre si faranno. VangeloCostituzione non mancano, certo su piani diversi, di regole: queste – con la necessaria fatica – vanno di continuo calate nella realtà, ricordate a tutti, testimoniate.

18 anni fa ci svegliammo sapendo che a Firenze era accaduta una tragedia: nella notte una esplosione in via dei Georgofili. 5 vittime innocenti. Decine di feriti. Una città devastata nei suoi edifici in pietra e in quelli viventi. Ricordo lo sgomento che ci prese, quella mattina, vedendo il “pavimento” di vetri infranti davanti agli Uffizi.

Oggi conosciamo quasi tutto sui responsabili: fu Cosa Nostra a colpire Firenze, e l’Italia, in un momento di delicato passaggio istituzionale e politico.

In un convegno a Firenze, ieri, ho ascoltato Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’associazione fra le vittime di quella strage di mafia, presentare il “papello delle vittime”. Con la richiesta che siano finalmente trovati i veri mandanti.

Ho ascoltato il procuratore della Repubblica, Giuseppe Quattrocchi, fare un appello a tutti noi affinchè, in una terra dove la mafia si “insinua” ad esempio negli appalti pubblici e negli affari privati, abbiamo il coraggio di non tacere, di non chiudere gli occhi, di denunciare.

Ho ascoltato il presidente della Regione, Enrico Rossi, aggiungere che la politica deve dare il buon esempio e che senza legalità non c’è vero sviluppo.

Ma soprattutto ho ascoltanto tanti ragazzi. Ponevano domande.

A loro, noi adulti, stiamo consegnando un mondo peggiore rispetto a quello che i nostri genitori consegnarono a noi. Non è un granchè come conclusione, ma è per questo che è bello, importante e giusto fare educazione alla cittadinanza in un contesto, anche locale, dove spesso legalità e rispetto delle regole sono slogan retorici con cui lavarsi la coscienza davanti a illegalità e opacità che tutti vedono ma che in molti, per comodità e quieto vivere, preferiamo ignorare.

E non parlo solo di grande criminalità organizzata.

Published in: on 27 Mag 2011 at 09:20  Lascia un commento  
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“Per fare del bene a loro e per arricchirmi io”

Ieri sono stato in “Fortezza da Basso“, a Firenze, con i tanti stimoli di “Terra Futura” (la cosa più singolare? Una linea di carta, proveniente dallo Sri-Lanka, prodotta con cacca di elefante !!!)
E mi sono imbattuto nello stand LEF, la Libreria Editrice Fiorentina – oggi di Giannozzo Pucci – che da sempre edita i testi di don Lorenzo Milani e propone volumi, davvero alternativi, dedicati a stili di vita nuovi (o meglio: antichi).

Una delle ultime rispampe LEF è “Ultimo banco”, raccolta di brevi testi già usciti su “Avvenire” per la penna di Sandro Lagomarsini parroco nell’entroterra di La Spezia che tiene una scuola ispirandosi a don Lorenzo. Inevitabile l’acquisto e immediato l’inizio di lettura.

Alla vigilia dei 45 anni dalla “Lettera”, Lagomarsini pubblica anche qualche brano dalle “Lettere” di don Lorenzo Milani. Ad esempio questo.

“Vedo che leggete moltissimo e vi tenete sempre al corrente di tutto quello che di moderno e di geniale viene partorito nel mondo; io invece passo gran parte della giornata a far chiacchierare degli analfabeti per fare del bene a loro e per arricchirmi io d’un mucchio di cose che da loro posso imparare” (da “Lettere”, p. 32).

No comment.

Published in: on 23 Mag 2011 at 08:38  Comments (1)  
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Cosa insegnare ai nostri bambini

“Abbiamo il dovere di insegnare ai nostri bambini che non è solo il vincitore del Super Bowl che merita di essere celebrato, ma anche il vincitore di una “fiera delle scienze”; dobbiamo insegnare che il successo non è in funzione della fama ma è fatto di duro lavoro e di disciplina”.

Parole di Barack Obama, presidente Usa, nel discorso sullo “stato dell’Unione” il 25 gennaio 2011.

In una comunità ecclesiale – la nostra – impegnata proprio sulla sfida “educativa”, sono parole che fanno riflettere. Anche per via di una certa … differenza (di stile e di contenuti).

O no?

Published in: on 10 aprile 2011 at 10:36  Comments (3)  
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Scuola: una questione che riguarda tutti. Ma proprio tutti.

Riceviamo (da don Massimo Biancalani e Mauro Matteucci del Centro di documentazione “don Lorenzo Milani” di Pistoia) e volentieri pubblichiamo, con invito a condividere ulteriori commenti su ua questione (l’emergenza educativa) che riguarda tutti. Ma proprio tutti. E su cui si è anche soffermato lo stesso presidente dei vescovi italiani (“Ho fiducia e stima in tutta la scuola”) card. Bagnasco. (mb).

MA ESISTE ANCORA LA POLITICA?
L’attacco ai docenti da parte del capo del governo è di una gravità estrema, perché colpisce un’istituzione basilare dello Stato, che inoltre attraversa una fase di profonda trasformazione, nella quale proprio l’azione degli insegnanti/educatori diventa ancora più fondamentale.

La scuola è chiamata infatti, a rispondere con urgenza a una serie di sfide della società, in cui il suo ruolo si conferma insostituibile. Additando gli insegnanti che inculcano idee politiche negli studenti , si mira a demolire la grande idea di una scuola democratica, inclusiva ed emancipatrice secondo il dettato costituzionale. Proprio in un tempo in cui, attraverso la pervasività dei media televisivi, si vuole distruggere i fondamenti etici dell’intera società.

Col pretesto che gli insegnanti prevaricano con le loro idee “sovversive” sui “sani” principi delle famiglie, un luogo di grande opportunità formativa viene trasformato in ghetti sempre più segreganti per i figli di un Dio minore, dai cosidetti “meno dotati” o “difficili”, ai diversamente abili, ai figli degli immigrati.

In questo disegno la contrapposizione tra scuola pubblica e scuola privata è strumentale e mistificante, perché unico è il loro fine culturale e formativo, che ha sempre il suo fulcro vitale nell’aderenza alla concretezza della realtà e nell’attenzione all’allievo: fuori, i giovani non esistono spesso come persone.

La bellezza del lavoro scolastico nasce proprio dalla reciprocità del rapporto quotidiano tra le persone, perciò la costruzione del sapere e della coscienza critica si realizza soprattutto “insieme”, come ha saputo esprimere splendidamente don Milani: Il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia.

Ma esiste oggi, ancora una Politica nel senso più vero e autentico della parola?

Published in: on 6 marzo 2011 at 12:43  Comments (1)  
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A proposito di sfida educativa


A proposito di “sfida educativa” (lo splendido tema su cui è impegnata, nel prossimo decennio, l’intera comunità ecclesiale italiana) sentite quanto, giorni fa, mi ha raccontato un insegnante.

In una delle sue classi (scuola media inferiore) c’è uno spazio dedicato a quella che un tempo si chiamava educazione civica. Si parla della “cosa giusta“. Si alza una ragazzina, poco più che bambina, e timidamente racconta di credere di aver fatto una cosa che lei ritiene “giusta“.

Ha la mamma che, per arrotondare, cuce maglie. Lavora dopo cena per conto terzi, laddove il “terzo” è un signore che la paga – ovviamente al nero – una piccola miseria, comunque utile al bilancio familiare. Ma la mamma, praticamente tutte le sere, è limitata dal dedicare alla figlia quelle attenzioni che lei richiederebbe. Deve star dietro alle maglie.

Allora la bambina prende carta e penna. Scrive, al “terzo”, una bella letterina con la sincerità, la freschezza, l’efficacia che solo i bambini – e non è detto – riescono ormai a possedere.

Accompagnando la mamma dal “terzo”, qualche giorno dopo lascia, senza che la mamma ne sappia nulla, scivolare la letterina fra le maglie cucite. Passa ancora qualche giorno e il “terzo”, letta quelle parole e avendo deciso di rispondere, consegna alla mamma una busta indirizzata alla ragazzina.

Piena di quello che comunemente si definisce “buon senso”, la risposta del “terzo”. E la mamma, un po’ ci rimane male davanti alla “cosa giusta” fatta dalla figlia. Imbarazzata e forse pure un po’ impaurita temendo reazioni su un innocente gesto di sincerità.

Secondo me dovrebbe, la mamma, esserne orgogliosa perchè forse sono proprio le piccole “cose giuste” che ci aiuteranno a uscirne fuori. Compreso – a proposito di “sfida educativa” – il dialogo che, quel giorno, in quella classe si è sviluppato fra l’insegnante e i ragazzini di quella prima media.

Published in: on 28 gennaio 2011 at 18:30  Comments (1)  
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