Se madre Teresa viene usata per chiedere soldi

Da me vorrebbe 15 o 20 euro, ma anche 50 o 70.
E’ una certa “suor Myrna Velasco” che mi ha mandato un bustone pubblicitario, a nome di una associazione onlus con sede a Milano, intitolata “Devoti Madre Teresa per i Bambini“.
Nel bustone oltre a una lunga lettera in cui la “suora” spiega i nobili motivi per cui cerca soldi (i bambini che muoiono di fame) anche un bollettino di ccp e una busta dove inserire una intenzione di preghiera così che “suor Myrna” possa pregare per chi voglio io.

Ma a rendere voluminosa la busta ecco un (“bellissimo” sic) rosario e una bustina bianca in plastica. “Lo tenga – scrive “suor Myrna” – come un mio dono speciale e gratuito. Lo conservi come un simbolo della grande missione di carità di Madre Teresa verso i più deboli”.

Scritto in piccolo piccolo, quasi invisibile in fondo alla lettera, una postilla che la dice lunga: “La nostra associazione si ispira all’insegnamento di madre Teresa di Calcutta, ma non è in alcun modo collegata alla Congregazione delle Missionarie della Carità di Calcutta” (le suore … ufficiali fondate da quel gigante di donna che è stata madre Teresa).

Personalmente sono molto ma molto miscredente verso questo tipo di operazioni da marketing religioso. Spedendo centinaia di migliaia di queste buste con annesso “bellissimo rosario”, sperano – e certo è così – che qualche centinaio si faccia convincere e mandi il suo obolo. Certo andrà per finalità corrette, ma come – mi chiedo – non preferire indirizzi bene conosciuti?

Trovo un numero di telefono e lo faccio. Mi risponde da Milano, gentilissima ma decisamente impreparata a reggere qualche elementare domanda, una certa Enrica. Le chiedo se sono “cattolici” e “riconosciuti dalla Chiesa Cattolica”: subito la risposta è affermativa, ma un secondo dopo – alla prima obiezione – la certezza è assai meno granitica. Vengo rinviato a un certo Sajan George Kavinkalath, presidente del “consiglio dei cristiani indiani”. Chiedo, inutilmente, se è un cattolico. Prima mi risponde che “è il presidente dei cattolici indiani” ma alla mia obiezione ammette che deve “informarsi meglio”. Quanto alle “missionarie dei poveri”, mi dice che hanno sede in Giamaica. E “suor Myrna”? Se le voglio scrivere, devo mandare a loro – nella sede di Milano – che ci pensano loro a tradurre.

Chiedo i bilanci dell’associazione ed Enrica mi promette che me li manderà a casa. Sono sicuro che arriveranno. Mi rimanda comunque al sito.

Esisterà certamente “suor Myrna”, il dottor Kavinhalath sarà di sicuro un’ottima persona, le “missionarie dei poveri” faranno certo cose eccezionali, l’associazione dei “devoti Madre Teresa per i bambini” raccoglierà fondi e questi arriveranno dritti ai bambini poveri. Non ho dubbi. Ma se voglio fare beneficienza, se voglio donare qualche euro, io preferisco – invece che affidarmi a questi metodi da fund raising – puntare sul consolidato e sicuro sistema delle Caritas. O perché no, nel nome di madre Teresa di Calcutta, alle sue suore.

Quanto al rosario -simbolo preziosissimo di una fede semplice e pulita, ma smnbolo che mi fa tristezza vedere strumentalizzato a fini di raccolta soldi – spero solo che chi l’ha fatto realizzare abbia almeno rispettato le norme etiche del lavoro. Comprese quelle sul lavoro minorile.

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Published in: on 10 marzo 2011 at 11:29  Comments (3)  
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