Le formichine e l’elefante. Ricordiamoci di “Sbarra”

Si chiamava Dario Flori. Faceva il prete un secolo fa, dalle parti di Quarrata nella campagna pistoiese. Lo chiamavano “Sbarra” perchè era buono e calmo, ma ogni tanto – specie quando vedeva qualche ingiustizia – si inalberava.

Traduceva, nei comportamenti quotidiani, le indicazioni teoriche della dottrina sociale scontrandosi, inevitabilmente, guarda caso, con socialisti e massoni.

Utilizzava i media di allora: soprattutto la carta stampata ma anche le canzonette. Parlava, semplice ma efficace, alla gente semplice. Si faceva capire.

Di lui ricordo sempre uno stornello (“Sia che vada bene, sia che vada male, il mondo va e viene come vuole il giornale. Quando leggi il giornale, non lo leggere a caso, se non vuoi tale e quale, esser preso pel naso“): stornello che mi è tornato in mente in questi giorni.

A proposito di una vicenda, piccolina ma significativa, che rimanda alle enormi capacità manipolatorie da parte del sistema massmediatico.

In una trasmissione tv molto popolare, ciò che appariva come autentico (una donna terremotata, impegnata a tessere le lodi per come il potere aveva gestito il post terremoto) era in realtà una comparsa: pagata per raccontar balle.

Al di là del caso specifico, la nostra condizione davanti all’enorme potere dei media (antichi e post moderni) è quella di una formichina davanti a un elefante.

Ma sappiamo bene che, organizzandosi e prendendo coscienza, talvolta anche le formichine, nel loro piccolo, possono … inalberarsi e stancarsi di essere prese “pel naso”.

E allora son guai. Anche per l’elefante.

Annunci
Published in: on 30 marzo 2011 at 15:19  Comments (7)  
Tags: , ,
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: