“Parole nuove per le monete”: il denaro può dialogare con la giustizia?

Ricevo la piccola rivista della Fraternità di Romena. E sull’ultimo numero, dedicato all’amore – o, meglio, ai “passi lenti dell’amore” – leggo un bel resoconto dedicato a una conversazione tenuta, in fine estate, a Romena da Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica. Intervistato da Massimo Orlandi – che lo spinge sulla possibilità di coniugare giustizia e denaro – Biggeri invita, ci invita, a trovare “parole nuove” per le monete. Ecco il passaggio tratto dall’articolo che Stefania Ermini ha dedicato all’incontro.

“Ugo invita a trovare parole nuove per queste monete. Monete Responsabili che ricerchino il bene comune; Monete Giuste che investano nel futuro e non scarichino le responsabilità sulle geerazioni future. Invita a dare valore alle Monete Donate, quelle che valorizzano l’economia del dono … Nell’economia c’è il dono, la reciprocità senza scambio di denaro … Dovremmo anche generare e far circolare Monete Pazienti che si misurano nel tempo, Monete in Rete che valorizzino le risorse locali, la rete di prossimità, di vicinanza; Monete Democratiche per chiedere conto di come vengono gestite le monete. Viviamo nel tempo della non resposabilità, evidenzia Ugo, senza chiederci cosa ci sia dietro un’azione, l’economia. Potremmo chiederci se l’accumulo di ricchezze vale la perdita di una Rete Sociale … Iniziamo a ragionare, a dedicarsi, al pensare cosa c’è dietro ogni azione economica che compiamo. A volte ci nascondiamo dietro la scusa che siamo piccoli e che non possiamo fare molto. Ma invece è proprio perchè siamo piccoli che possiamo fare molto”.

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Published in: on 1 novembre 2012 at 12:11  Lascia un commento  
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Quella sporca “diciottina”

Resto turbato da quanto vedo in tv e leggo sui giornali circa la scelta del Comune di Casale Monferrato. Hanno deciso (quelli della maggioranza) di farsi convincere dalla multinazionale dell’amianto (la Eternit) e dal suo bravo magnate svizzero a prendere subito 18 milioni di euro a patto di ritirare la costituzione di “parte civile” nel processo in corso di svolgimento sui danni provocati dalla grande fabbrica.

Tantissimi i morti, nel secolo precedente. E molti gli esseri umani ancora a rischio.

Immagino (spero) che la decisione sia costata, al sindaco, riflessioni e sofferenze. Non conosco bene i dettagli. Non voglio esprimere giudizi superficiali. Ritengo che con quei soldi il Comune ci farà cose splendide. Però, a pelle, la decisione di farsi pagare qualche milione di euro per rinunciare alla giustizia, mi indigna.  Anche perchè la vedo molto coerente con il clima nel quale, oggi, viviamo e che mi pare arretrato e arretrante.

In sintesi: beneficienza al posto dei diritti.

Esagero? Anche alla luce del pensiero sociale della Chiesa, è giusto che una casa di tutti (un Comune) rinunci alle aule di tribunale in cambio di qualche milione?

Published in: on 18 dicembre 2011 at 08:53  Lascia un commento  
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“Fratelli” di San Marcello. E altrove

Tendenzialmente mi stanno un po’ antipatici e, in generale, è un mondo che non mi convince. Parlo dei massoni, parlo della massoneria.  Mi fa un po’ sorridere (chiedo scusa) l’idea che gente adulta, stimati professionisti, si ritrovi di segreto ogni tanto con “grembiulino” e altri arnesi scambiandosi baci e stringendosi la mano con un dito che … fa il solletico. Non mi ha mai convinto la storia della segretezza. Ho sempre pensato che al di là della motivazione ufficiale (le dotte discussioni sul Grande Architetto e simili), nelle logge ci si riunisca per motivi certo legittimi ma assai più prosaici (il mitico Albertone ci ha regalato pagine indimenticabili nel suo “Un borghese piccolo piccolo“). Ho sempre guardato con sospetto l’impostazione sostanzialmente anti-cattolica, anche se mi hanno sempre detto che non sono pochi i cattolici (anche a Pistoia?) affiliati alla massoneria. Il carattere esoterico e la rigida gerarchizzazione dei ruoli, mi hanno sempre infastidito.

A me nessuno mi ha mai avvicinato per chiedermi di entrare in qualche loggia: forse hanno capito che non sono il tipo adatto per mantenere un qualunque segreto; che, nei riti, mi scapperebbe subito da ridere; e che, uscito dalla loggia, spiattellerei a destra ma soprattutto a manca i nomi dei “fratelli” appena visti col grembiulino. Ho sempre trovato una conquista la norma toscana che obbliga i titolari di cariche e incarichi pubblici a dichiarare in modo pubblico le proprie appartenenze. Qualunque appartenenza.

Leggo sulle cronache pistoiesi che ieri, nel mio piccolo paese (San Marcello Pistoiese) la loggia che lì si trova (“Carmignano Carmignani“, numero 475) ha celebrato in pubblico i primi 60 anni di vita. Giuro che se fossi stato al paese non avrei mancato l’occasione per farmi vedere, nella sala dell’albergo, tra i “fratelli sanmarcellini” alcuni dei quali – dai nomi che vedo pubblicati – conosco da una vita, avendo pure avuto modo di apprezzare la loro personale capacità, e serietà, in diversi campi.

Intuivo certe appartenenze massoniche nonchè la circostanza, più generale, che certe decisioni si spiegassero e di spieghino alla luce di fattori segreti. In tempi lontani collaborai a lungo con un foglio di informazione locale (“Il Montanino“) diretto da una ottima persona, da tempo scomparsa, che a un certo punto – ascoltando la mia giovanile filippica contro i massoni – mi disse che lui era un Maestro della … massoneria e che stava proprio dalla parte di chi combatteva, all’interno, la battaglia per dare trasparenza alle affiliazioni. Un altro antico conoscente ha perfino provato a convincermi che Licio Gelli è una brava persona, uno che ha fatto tanto del bene in vita sua.

A prescindere, trovo bello che una loggia massonica si riunisca in pubblico. Mi piacerebbe perfino se, cominciando dalla Toscana, si potesse trovare un sito con i nominativi di tutti i fratelli (e pure delle sorelle) iscritte nelle varie logge di tutte le famiglie massoniche, in un contesto nel quale altri siti pubblicassero ogni altro tipo di alliliazione. Limitazione della privacy? No certo, almeno per chi svolge ruoli pubblici e per il cittadino “comune” che ha pieno diritto di sapere come nascono, si sviluppano, mutano determinate decisioni a forte valenza pubblica

Viviamo in una democrazia avanzata, ma anche in una democrazia ammalata, dove nessuno può temere la trasparenza e dove tutti ci si deve impegnare su cammini nuovi per diminuire ingiustizie ancora clamorose. E proprio a proposito di ingiustizie, a me resta un – laicissimo – dubbio: la Chiesa di cui faccio parte (quella fondata da Gesù Cristo), con tutte le limitazioni e le contraddizioni derivanti dall’essere costituita da uomini e donne, ha comunque una dottrina sociale – basata sul Vangelo – che ci invita a lottare per la giustizia e contro le ingiustizie. In ambito locale e globale.

In questo tipo di lotta, la massoneria da che parte sta?

Published in: on 11 dicembre 2011 at 16:32  Comments (1)  
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Miliardi in armi, miliardi nascosti in Svizzera, miliardi “scudati”. Perchè no?

Quando uno si prova a fare certi discorsi (e credo che in un blog ospitato su un sito diocesano, “certi discorsi” siano oggettivamente pertinenti) arrivano subito considerazioni negative, come se “certi discorsi” fossero o demagogici o romantici. Comunque impraticabili.

Dunque ripropongo, con il massimo rispetto per chi – in modo onesto – sta tentando di rimettere a posto i conti del nostro Paese, cercando un complesso equilibrio fra rigore e giustizia.

Quali sono i motivi per cui, dovendo sostenere una manovra “salva Italia” e avendo dunque necessità di forti risorse economiche, una parte di queste ultime – invece di cercarle fra i più poveri e i più deboli – non si cerca altrove? Ad esempio in un qualche taglio agli armamenti militari. Ad esempio in un accordo con la Svizzera, regno dei patrimoni, “nascosti”, per farli riemergere. Ad esempio in un aumento della tassa sui patrimoni cosiddetti “scudati“, cioè rientrati in patria grazie a uno “scudo fiscale” fatto pagare pochissimo.

Tre esempi impossibili? Mi pare proprio di no, visto che la Germania – la fortissima Germania – li ha utilizzati, nella sostanza, tutti e tre …

E da noi, nella debolissima Italia?

PS)- Altro esempio. Piccolo piccolo: dimezzare (ridurre del 50%) quel finanziamento pubblico ai partiti elargito tramite l’escamotage di “rimborsi elettorali“. Detto – questo – con il massimo rispetto per la funzione alta dei partiti politici in una democrazia che voglia continuare a rimanere tale.

PS bis)- Ulteriore esempio. Siamo proprio sicuri che sia giusto, specie in un momento come questo, regalare a Rai e Mediaset frequenze televisive che costano almeno 16 miliardi di euro (la metà circa della manovra “lacrime e sangue”)? Invece di una gara falsa, non si potrebbe fare – come già fatto in altri Paesi – una gara vera? Quanto su questa decisione incide la proprietà di uno dei due colossi televisivi italiani?

Published in: on 6 dicembre 2011 at 22:42  Comments (2)  
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Se non possiamo tacere, cosa dobbiamo dire?

I fedeli laici sanno che è loro dovere lavorare per il giusto ordine sociale, anzi è un debito di servizio che hanno preso verso il mondo in forza della antropologia illuminata dalla fede e dalla ragione. E’ questo il motivo per cui non possono tacere“.  Sono parole, centrali, dell’intervento tenuto dal cardinal Angelo Bagnasco, circa un mese fa, in quel di Todi.

Alla luce della situazione attuale – con il precipitarsi dei fatti che stanno portando alla fine del governo Berlusconi (ma il “berlusconismo”, compreso quello trasversale, quanto tempo ci vorrà perchè abbia fine? avrà mai fine?) e, forse, alla nascita di un governo guidato da un “tecnico” – in cosa può concretizzarsi il “lavoro” dei fedeli laici? Cosa non possono tacere in queste ore, i laici credenti, in un contesto per molti aspetti così drammatico?

Published in: on 12 novembre 2011 at 08:54  Comments (3)  
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Paperone e Paperino fra Costituzione, Dottrina e … Vangelo

 Con ancora nella mente le dure parole, di Paolo a Timoteo, nella prima lettura di ieri (“Non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portare via. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, accontentiamoci. Quelli invece che vogliono arricchirsi cadono nella tentazione, nell’inganno di molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e nella perdizione. L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali; presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti …“), leggo le cronache locali.

E scopro – ma in verità un…  sospettino lo avevo – che a Pistoia sono in molti a evadere il fisco. Esistono infatti soltanto 79 persone (lo 0,04% dei contribuenti) che possono pagare il (peraltro misero) “contributo di solidarietà” previsto dalla manovra finanziaria appena varata dal Governo. Sulla parte di reddito eccedente i 300 mila euro, questi “Paperone de’ Paperoni” pagheranno il 3 per cento: una miseria che, certo, non li farà neppure arrabbiare e di cui forse neppure si accorgeranno. Il fatto è che a dichiarare più di 300 mila euro sono, a Pistoia, soltanto in 79 e Pistoia non si discosta certo da ciò che accade nel resto del Paese.

Leggo poi che il Comune è costretto, dai tagli imposti con la manovra, ad aumentare il contributo a carico delle famiglie per il servizio di refezione scolastica. La tariffa sale da 4,50 a 4,90 euro e questo significa un costo mensile, per i “Paolini Paperini” pistoiesi che sale da 94 a 98 euro.

Scopro l’acqua calda? Certo, ma c’è molto che non va in queste due notizie. Non va nei confronti della Costituzione, non va nei confronti della Dottrina Sociale della Chiesa, non va nei confronti del Vangelo.

Non va. Proprio non va. Come cristiani, mi chiedo, possiamo continuare a stare zitti?

Published in: on 17 settembre 2011 at 08:53  Comments (1)  
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Ma chi evade (il fisco) perchè considerarlo un furbo?

 Quanto a “rischio evasione” (nel senso fiscale del termine) Pistoia starebbe al 56mo posto fra tutte le province italiane. Esattamente a metà. Esattamente nella media nazionale. Stando a una delle solite “classifiche” cui ci hanno abituato i quotidiani economici. Insomma: a Pistoia si “evadicchierebbe“.

In un’Italia dove l’evasione fiscale è un clamoroso – visibilissimo anche nelle sue conseguenze negative sulla finanza pubblica – fenomeno di pesante ingiustizia (recuperando anche solo la metà di ciò che viene evaso, tutti si pagherebbe di meno e lo Stato avrebbe quantità enorme di risorse da utilizzare per il bene comune), forse non è male ricordare ciò che dice la dottrina sociale della Chiesa.

Il pagamento delle imposte” è valutato come “specificazione del dovere di solidarietà” mentre l’imposizione dei contributi deve essere ispirata a criteri di “razionalità ed equità” con un dovere ulteriore nell’amministrazione e nella destinazione delle risorse pubbliche. Il dovere del “rigore” e della “integrità“.

Tutto questo si legge al punto 355 del “Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa”. Decisamente in linea con un articolo della Costituzione: il 53 (“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione alla loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informnato a criteri di progressività“).

In periodi di così evidenti mutamenti, non è proprio da qui (da una seria lotta contro l’evasione fiscale in favore della giustizia fiscale) che dovrebbe ripartire la Politica per recuperare una credibilità abbondantemente persa? E perchè –  atteggiamento che spesso ci riguarda tutti – gli evasori fiscali ci ostiniamo non a considerarli per quello che sono (delinquenti) ma quasi li ammiriamo nella loro “furbizia” ?

Published in: on 31 maggio 2011 at 07:49  Comments (2)  
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