E se tagliassimo qualche bomba?

Fra tutte le voci da tagliare non è mai apparsa una che, pure, c’è e pesa sul bilancio di uno Stato costretto a erogare minori servizi essenziali: le missioni militari internazionali. Non è arrivato il momento di decidere un loro serio ridimensionamento, e persino uno stop, prima di tagliare prestazioni dirette a cittadini davvero in difficoltà?”.

L’interrogativo non viene da un “grillino” né da qualche vetero “comunista”. E’ stato l’editoriale di “Avvenire“, quotidiano dei vescovi italiani, a porre – ieri – una domanda che in molti sentiamo di fare nostra. Fra i suggerimenti per migliorare la manovra-bis varata dal governo, Eugenio Fatigante (del quotidiano cattolico) pone anche l’eterna questione delle spese militari: spese alle quali basterebbe qualche taglio per ridurre l’ingiustizia di una manovra che mette le mani, al solito, soprattutto nelle tasche dei più deboli.

Fra i motivi per cui anche l’Italia è impegnata in costosissime (anche in termini di vite umane) azioni militari, ce ne sono anche di assai poco nobili: in genere legate alle guerre per il petrolio o per il gas. Oltretutto la capacità di risolvere i problemi con le guerre è decisamente scarsa.

Tutti lo sanno così come tutti fanno finta che non esista l’articolo 11 della Costituzione, quello che vieta di affrontare le controversie internazionali attraverso lo strumento bellico.

L’editoriale di “Avvenire”  offre davvero una bella strada. Che – sono certo – nessuno, fra politici e cittadini così deboli, vorrà percorrere.

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Published in: on 18 agosto 2011 at 07:49  Comments (2)  
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Basta con questa guerra … “umanitaria”

“Che strana guerra vicino a noi. Lo scriviamo senza piacere alcuno, anzi con pena. Non è soltanto l’Italia a faticare a darsi un senso, a elaborare progetti fondati su valori condivisi, a perseguire una stessa speranza. Tutti avanti improvvisando, quasi come nelle peggiori “ore del dilettante“.
E quasi come se sulla piazza l’unico professionista, del male, fosse il colonnello Gheddafi. Lui, l’unico ad avere le idee chiare; elementari, primordiali, ferine ma chiare: sopraffare, sopravvivere.

Sarkozy con il suo iperattivismo dalla patina arrugginita di grandeur; Obama che non può reggere da solo la parte del gendarme del mondo ma non riesce a coinvolgere gli alleati permalosi e bizzosi; Cameron che stenta a smarcarsi dalla subalternità verso gli Usa e ora rischia di ritrovarsi subalterno alla Francia; la Nato che da elemento di unità diventa un puzzle difficile da comporre; e il nostro Berlusconi a rimpiangere certe foto imbarazzanti con baciamano.

La guerra fa sempre orrore, anche quella ingaggiata per motivi umanitari e per impedire peggiori tragedie.
Ma questa contro il Rais libico ci lascia attoniti nella sua irrealtà, per l’improvvisazione e la pessima figura di tutti. Da italiani e da europei possiamo non arrossire?

La speranza, una speranza per la quale lavorare, è che questo sia un punto di non ritorno che ci spinga a reagire e a risalire, in serietà e dignità. L’Europa ha bisogno dell’Italia e il mondo ha bisogno dell’Europa. Non questa, ma un’altra. Pacifica e pacificatrice, civile e promotrice di civiltà. Parliamone.
Noi lo faremo, come sempre. Specialmente nel “Tg dei tg”, ogni sera alle 20.50″.

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Ehi, sapete chi ha scritto questo? Tv2000: la tv satellitare della Chiesa Cattolica italiana, diretta da Dino Boffo. Nell’editoriale della sua ultima newsletter, arrivata ieri. Questa mattina, all’Angelus, papa Benedetto XVI ha lanciato un appello affinché le ostilità in Libia cessino esprimendosi in favore di una risoluzione pacifica del conflitto che sta infiammando il paese nordafricano: “Prego per un ritorno alla concordia, rivolgo un accorato appello agli organismi internazionali responsabili e a quanti hanno responsabilità politiche e miliatri affinché venga avviato un dialogo che ponga fine all’uso delle armi”.

Scatenata con una motivazione ufficiale che, ovviamente, oscura – ma non del tutto – la motivazione vera, la guerra non può non farci riflettere. Come cittadini, credenti o meno noi si possa essere. O no?

Published in: on 27 marzo 2011 at 14:57  Comments (3)  
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Se bombardiamo Gheddafi dopo averci fatto affari

Accolto un anno fa come un leader con il quale fare affari e al quale perdonare tutto – comportamenti a dir poco stravaganti compresi, ricordate la tenda? ricordate le ragazze da convertire? ricordate i caroselli dei Carabinieri? – adesso facciamo parte della coalizione che vorrebbe eliminarlo.

Siamo in guerra con il colonnello Gheddafi, passando dalla politica del baciamano e dei risarcimenti miliardari alla politica dei missili e delle bombe. Gli abbiamo venduto le armi che adesso, Dio non voglia, lui potrebbe “restituirci” indietro nel corso di un’avventura bellica che – come tutte le avventure belliche – si sa quando comincia ma mai quando (e come) finisce.

Giustamente diciamo di voler difendere le libertà dei “risorgimentali” libici, la loro voglia di democrazia. Ma in quante altre parti del mondo altri “risorgimentali” combattono per gli stessi ideali – in territori magari privi di petrolio – e noi non interveniamo?

So bene che questo tipo di vicende, come tutto del resto, ha molte sfaccettature. Ma continuo a sentire una vocina, dentro, che mi mette dubbi. Mi crea disagio. Mi rende difficile restare tranquillo.

Published in: on 20 marzo 2011 at 10:56  Comments (2)  
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