Quel “grazie” a Totti

Chissà cosa penserebbe Celentano della nostra diocesi se sapesse che ci occupiamo … di lavoro (ritenendo che questo – senza invadere spazi tecnici impropri – sia un ruolo comunque pertinente a una Chiesa sempre chiamata a vivere sulle due dimensioni della croce di Cristo).

Ma a proposito di lavoro, dell’ottima inchiesta giornalistica passata ieri sera su Rai3 con Riccardo Iacona – e dedicata proprio al lavoro – mi restano in mente due immagini.

Alcuni lavoratori romani in cassa integrazione non sapendo più cosa fare bloccano il pullmann con i calciatori della Roma: fanno scendere uno stranito ma supermiliardario Totti che blatera parole incomprensibili ottenendo applausi e ringraziamenti come se avesse detto chissà cosa.

La seconda immagine l’ha regalata una lavoratrice OMSA di Faenza. Stanno andando a casa perchè i proprietari trovano più comodo per i loro profitti trasferire le fabbriche all’estero, dove possono pagare molto meno gli operai (appena 250 euro al mese con sei giorni di lavoro su sette, senza tutela sindacale e beccandosi pure un sacco di soldi dai governi locali). L’operaia italiana fa presente che un paio di calze lavorate in Serbia con quelle condizioni di sfruttamento finisce per costare, al momento dell’acquisto, come un paio di calze prodotte in Italia.

Disoccupati felici davanti a un divo del pallone e “imprenditori” incapaci di fare i conti con la dimensione etica. Terribile, a pensarci bene …

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Published in: on 20 febbraio 2012 at 08:50  Comments (1)  
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A proposito di sfida educativa


A proposito di “sfida educativa” (lo splendido tema su cui è impegnata, nel prossimo decennio, l’intera comunità ecclesiale italiana) sentite quanto, giorni fa, mi ha raccontato un insegnante.

In una delle sue classi (scuola media inferiore) c’è uno spazio dedicato a quella che un tempo si chiamava educazione civica. Si parla della “cosa giusta“. Si alza una ragazzina, poco più che bambina, e timidamente racconta di credere di aver fatto una cosa che lei ritiene “giusta“.

Ha la mamma che, per arrotondare, cuce maglie. Lavora dopo cena per conto terzi, laddove il “terzo” è un signore che la paga – ovviamente al nero – una piccola miseria, comunque utile al bilancio familiare. Ma la mamma, praticamente tutte le sere, è limitata dal dedicare alla figlia quelle attenzioni che lei richiederebbe. Deve star dietro alle maglie.

Allora la bambina prende carta e penna. Scrive, al “terzo”, una bella letterina con la sincerità, la freschezza, l’efficacia che solo i bambini – e non è detto – riescono ormai a possedere.

Accompagnando la mamma dal “terzo”, qualche giorno dopo lascia, senza che la mamma ne sappia nulla, scivolare la letterina fra le maglie cucite. Passa ancora qualche giorno e il “terzo”, letta quelle parole e avendo deciso di rispondere, consegna alla mamma una busta indirizzata alla ragazzina.

Piena di quello che comunemente si definisce “buon senso”, la risposta del “terzo”. E la mamma, un po’ ci rimane male davanti alla “cosa giusta” fatta dalla figlia. Imbarazzata e forse pure un po’ impaurita temendo reazioni su un innocente gesto di sincerità.

Secondo me dovrebbe, la mamma, esserne orgogliosa perchè forse sono proprio le piccole “cose giuste” che ci aiuteranno a uscirne fuori. Compreso – a proposito di “sfida educativa” – il dialogo che, quel giorno, in quella classe si è sviluppato fra l’insegnante e i ragazzini di quella prima media.

Published in: on 28 gennaio 2011 at 18:30  Comments (1)  
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